NAPOLITANO INCARICA MARINI BERLUSCONI INSISTE: AL VOTO

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Giorgio Napolitano decide di giocare la carta Marini e affida al presidente del Senato un incarico con paletti precisi: verificare se in Parlamento esista il consenso necessario per varare un nuovo governo con il compito di far approvare una nuova legge elettorale. La seconda carica dello Stato, nonostante i mille dubbi di questi giorni, accetta sapendo che ha davanti un compito “gravoso”.

L’esito è altamente incerto (e il voto a primavera continua a sembrare assai vicino), il centrodestra insiste nel volere il voto subito, ma una cosa è certa. Occorre procedere rapidamente. Napolitano e Marini, dopo un faccia a faccia di mezz’ora, si presentano davanti agli italiani insieme e assicurano che i tempi saranno rapidi, già domani pomeriggio il presidente del Senato (che oggi ha incontrato Fausto Bertinotti e Romano Prodi) inizierà il nuovo giro di consultazioni per concluderlo al massimo all’inizio della prossima settimana. Partita difficile quella che Marini deve giocare questa volta. Le chances di successo sono ridotte al minimo, il presidente del Senato lo sa e infatti assicura di essere pronto a usare tutta la propria, proverbiale, determinazione. I segnali restano poco incoraggianti.

Mentre il capo dello Stato parla di necessità delle riforme, Silvio Berlusconi si incontra con il leader del’Udc Pier Ferdinando Casini e poco dopo sbatte ancora una volta la porta: voto subito. “Non ci sono margini di dialogo – insiste il Cavaliere – sulla legge elettorale”.

Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e ormai anche l’Udc (nonostante Casini avrebbe ancora oggi sondato Berlusconi chiedendo di lasciare aperto almeno uno spiraglio) si muovono come un’unica falange. Il tentativo di Napolitano di evitare le urne è quindi destinato all’insuccesso secondo il leader di An Gianfranco Fini, che da Parigi però definisce “comprensibili” le motivazioni addotte dal capo dello Stato: sciogliere le Camere è sempre – condivide – un fatto traumatico. Casini non rinuncia comunque all’aplomb istituzionale. Tanto più che questa volta di mezzo c’é un ex democristiano. “Marini è un amico – dice il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa – vediamo cosa ci dirà”. Chi invece non ci pensa proprio a prestarsi a quelli che definisce “giochi di prestigio” è la Lega di Umberto Bossi. Il Carroccio, infatti, al tavolo delle consultazioni di Marini non si siederà neanche. E Calderoli diffida chiunque dal “tantare di comprare i nostri senatori”. Berlusconi non solo vuole andare al voto subito ma ci vuole andare con Prodi a Palazzo Chigi.

Il Cavaliere affila le armi della campagna elettorale e punta ad avere il Professore come principale bersaglio. Ed è dunque probabile che i ragionamenti serviranno a poco. Walter Veltroni cerca anche di rassicurare l’avversario: si tratterebbe davvero, dice, di un calendario rigido con la data delle elezioni fissata. “Nessuno potrebbe menare il can per l’aia”, assicura. Il Pd dà comunque il sostegno che può. E così fa anche la sinistra dell’Unione. Marini ce la deve fare, spiega Veltroni che intanto però si arma in vista del voto. In ballo c’é l’interesse del Paese. Per Rifondazione comunista è totale sintonia, da Sinistra democratica arriva “apprezzamento”, così anche dai Verdi. I Comunisti italiani restano una spina nel fianco. Diliberto domani riunisce la segretario, ma intanto conferma l’altolà a qualsiasi governo cone le destre. Le elezioni anticipate potrebbero dunque avvicinarsi a passo di carica e si fanno già i conti: se Napolitano sciogliesse il Parlamento la prossima settimana, la prima domenica utile per votare sarebbe il 30 marzo, l’ultima il 13 aprile.

Fra oggi e le urne c’é però la mediazione di Marini. Si vedrà quanta tela da tessere a disposizione avrà. Due le strade percorribili, e che prevedono due diversi modelli elettorali da mettere in campo, quelle che il presidente del Senato ha davanti: cercare di nuovo la sponda dell’Udc sul sistema tedesco o provare con una legge bipolare a convincere Forza Italia. Sulla quale poi non è detto che il forcing del Vaticano e del mondo delle imprese non faccia prima o poi breccia.




































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Franco Marini


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                                          MICHELE DE LUCIA