NAPOLI, CONCORSO PER GIORNALISTI. SELEZIONI TROPPO PRIVATE

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SONO 168 LE domande esaminate dalla commissione che ha gestito l’avviso pubblico per la selezione di quattro giornalisti alla Provincia di Napoli, un avviso nato con il solleone (e non è mai un buon segno), cresciuto con un iter contorto e concluso con un esito per alcuni sorprendente, per altri annunciato.
Ma procediamo con ordine. Il 5 agosto 2005 la Provincia di Napoli approva una delibera e un bando collegato per selezionare quattro giornalisti ai quali affidare “incarichi di collaborazione coordinata e continuativa, prorogabili, per lo svolgimento presso l’ufficio stampa della giunta di attività di informazione per la promozione degli eventi e dei progetti della Provincia di Napoli”; l’affissione del bando e i quindici giorni per presentare le domande sono a

cavallo di ferragosto. Dalle pagine di Metropolis e del Roma fanno notare che forse è inutile un avviso pubblico per una notizia nei fatti segreta dal momento che cade nel deserto di agosto. L’obiezione va a bersaglio e il bando non viene neanche affisso. Fallito il

Dino Di Palma, Elisabetta Manganiello e Gianni Russo

blitz di agosto, l’avviso viene modificato e riemerge dalle nebbie di piazza Matteotti il 14 ottobre con un deliberazione di giunta che ha in calce la firma di Teresa Rubinacci, dirigente coordinatore dell’Area risorse umane. Risulta affissa all’albo pretorio della Provincia il 27 ottobre e i candidati hanno quindici giorni per presentare la domanda, ma subito si riaccendono le polemiche: tra i requisiti richiesti c’è l’iscrizione all’albo dei pubblicisti, mentre vengono esclusi i professionisti. “Sarebbe come se per un concorso ospedaliero – commenta uno dei candidati – richiedessero tra i requisiti il titolo di infermiere professionale, tagliando fuori i laureati in medicina”.
Delle singolarità dell’avviso si occupano Repubblica Napoli e il Corriere del Mezzogiorno, riportando tra l’altro le posizioni di due consiglieri della Federazione nazionale della stampa, Pasquale De Simone e Alessandra Origo, impiegati il primo all’ufficio stampa della giunta regionale e la seconda all’ufficio stampa della Asl Napoli 1. Nuova retromarcia di piazza Matteotti, questa volta affidata all’assessore alle Risorse umane della Provincia Giuseppe Capasso della Margherita, che scrive una lettera indirizzata alla Fnsi e per conoscenza a Repubblica e Cormezz. Fa sapere che “i giornalisti professionisti interessati possono partecipare alla selezione, essendo dotati di



Angelo Cirasa, Pasquale De Simone e Alessandra Origo
requisiti professionali addirittura superiori rispetto a quelli dei colleghi pubblicisti”.
Il testo viene ripubblicato “con l’avviso di chiarimenti e di riapertura dei termini in data 10 novembre 2005”. C’è poi “un ulteriore avviso relativo al differimento dei


termini di presentazione delle domande “ che viene “pubblicato il 24 novembre , attraverso il quale si comunica che “le domande potevano pervenire entro la data del 28 novembre”. Quindi soltanto quattro giorni dopo; tutto continua all’insegna della celerità e della contorsione. Gli interrogativi si moltiplicano; ad esempio, perché tanta fretta? In Campania sono mille i professionisti e diverse migliaia i pubblicisti, con un tasso di disoccupazione altissimo, perché non far conoscere in maniera capillare l’avviso e invitare tutti gli interessati a partecipare? L’operazione va chiusa necessariamente entro il 31 dicembre perché altrimenti con i bilanci fuori controllo, nel 2006 non ci sarà copertura finanziaria per nuovi arrivi alla Provincia? Ancora:se si punta a una selezione di qualità perché la laurea è obbligatoria e non lo è il titolo di giornalista professionista?
Il 7 dicembre, presso la sede di via Nuova Poggioreale (la scelta forse non è casuale) si riunisce per la prima volta la commissione selezionatrice nominata il 15 novembre e formata dal presidente Massimo Ragosta, dirigente coordinatore della Provincia, da Sergio Mensitieri, capo di gabinetto del presidente Dino Di Palma, dal cronista sportivo del Mattino Francesco Marolda e dal segretario Giorgio Borrelli, impiegato della Provincia, addetto alla segreteria generale. La commissione definisce i punteggi da assegnare ai titoli dei candidati e il 13 dicembre procede alle verifiche dei requisiti di ammissibilità delle domande; e qui vengono tagliati i primi venti aspiranti con motivazioni che destano forti perplessità. Il 15 dicembre c’è la

terza seduta con la valutazione dei primi cinquanta candidati, operazione completata il 16 e il 20 dicembre. Il 20 viene anche stilato l’elenco dei primi dieci: con trentasei punti è di gran lunga prima Elisabetta Manganiello; a sei punti di distanza segue un folto
Riccardo Bedogni, Marco Di Mauro e Ugo Tassinari

gruppo (Raimo, Tito, Tassinari, Cava, Russo, Cerbone); con ventinove punti chiude un terzetto formato da Esposito, Fava Del Piano e Minghelli. I colloqui per decidere il quartetto dei vincitori si svolgono il 28 dicembre, questa volta a piazza Matteotti, ma, chissà perché, a porte chiuse. Straordinaria la performance di Giovanni Russo, quarantaquattro anni, da undici professionista, addetto stampa della Margherita, che si accaparra 45 sui cinquanta punti di cui dispone la commissione per la prova orale e si piazza saldamente al primo posto. Stesso punteggio anche per l’ultima dei dieci finalisti, Debora Minghelli; oltre i quaranta punti altri due candidati: Alessandro Fava Del Piano che incassa 43 punti e Davide Cerbone con ne prende 42. E i primatisti della prova orale conquistano l’incarico. Per tutti gli altri punteggi sotto i 40 punti: si va dai 38 di Maria Cava ai 30 di Massimo Tito. I vincitori (con Russo, un neo professionista, Fava Del Piano, e due pubblicisti, Cerbone e Minghelli) vengono immediatamente chiamati in servizio, ma sui risultati dell’avviso il sito della Provincia non pubblica una riga.
“Qualche giorno dopo la chiusura dei termini per le domande – dice Marco Di Mauro, pubblicista, che quattro anni fa con Riccardo Bedogni diede vita al coordinamento dei giornalisti precari campani – sono andato all’ufficio

Pasquale Casillo, Ottorino Gurgo e Pasquale Nonno
protocollo della Provincia per sapere i nomi dei selezionati e la data degli orali. Mi hanno detto che non avevano notizie. Identica risposta ho ricevuto le altre dieci volte che sono tornato a piazza Matteotti, anche quando ho bussato alla segreteria del presidente Dino Di


Palma. Il suo portavoce Angelo Cirasa non aveva notizie, ma mi ha rassicurato che tutto si sarebbe svolto nella massima regolarità. L’ultima visita l’ho fatta nei primi giorni di gennaio e ho scoperto che nessuno degli esclusi era stato informato e i vincitori erano al lavoro”.
Ancora più critico uno dei dieci finalisti. “Quando ho presentato la domanda– ammette – ero molto scettico perché pensavo a un concorso telecomandato. Sono rimasto piacevolmente sorpreso quando ho ricevuto la convocazione per gli orali. Ma la sorpresa è durata la spazio di pochi minuti, i cinque che mi ha dedicato la commissione per un colloquio flash a porte chiuse con due domande: Come organizzerebbe l’ufficio stampa di un ente pubblico? Come giudica la comunicazione della Provincia? Secondo me c’è forse margine per rivolgersi alla magistratura, ma a Napoli vivo e devo lavorare, quindi mi tengo gli insegnamenti di questa prova. È inutile fidarsi di un avviso che affida ai commissari quaranta punti per i titoli e cinquanta per un orale a porte chiuse che consente a un pubblicista alle prime armi di rimontare e stracciare un professionista che ha una laurea specifica e decenni di attività nel campo dell’informazione e della comunicazione, anche in amministrazioni pubbliche. La seconda lezione è che se ti chiudono la porta alle spalle quando devi discutere l’orale, devi alzarti e riaprire la porta, perché così potrai goderti le strepitose risposte di colleghi in grado di ottenere punteggi altissimi”. Il

singolare andamento della prova orale viene confermato da Massimo Tito, quarantuno anni, dal 1987 pubblicista, dal ’97 professionista, addetto stampa della Asl Napoli 5, nipote di Michele Tito ex vice direttore del Corriere della sera. “Ho avuto l’impressione – dice Tito,
Francesco Borrelli, Fabrizio Geremicca e Francesca Pilla

rassegnato – che chi ha fatto domanda senza avere un tutore fosse destinato a una corsa breve. Siamo ormai abituati a certi esiti, abbiamo fatto il callo; mi è però dispiaciuto vedere tra i commissari un cronista come Marolda poco impegnato a valorizzare le professionalità giornalistiche e notare sulla vicenda una sostanziale assenza degli organismi di categoria, Ordine e sindacato. La mia prova orale, svolta a porte chiuse, è durata quattro o cinque minuti e si è esaurita nel chiedermi cosa avrei fatto per migliorare il sito della Provincia e la differenza tra portavoce e addetto stampa. Ho un’ottima conoscenza della lingua inglese, requisito indicato nel bando, ma nessuno mi ha chiesto niente. Come avranno verificato la conoscenza della lingua inglese dei candidati?”
Diverso l’esame di Elisabetta Manganiello, salernitana di Vallo della Lucania, trentatre anni, da cinque professionista, corrispondente del Mattino dal Cilento, titolare dell’ufficio stampa e delle relazioni con il pubblico del comune di Castellabate. “ Per un quarto d’ora – ricorda la Manganiello, che si è presentata all’orale con un vantaggio, rispetto agli altri concorrenti, all’apparenza incolmabile – la commissione mi ha interrogato a porte chiuse. Sono laureata in Lettere, conosco l’inglese, ho avuto soltanto domande molto tecniche di diritto. Ho risposto a tutto, parlavo di riforma degli enti locali, di urp e di e-commerce, ma uno dei commissari continuava a scuotere la testa. Per capire come è andata l’intera faccenda penso di presentare una richiesta


Adriana Buffardi, Ermanno Corsi e Francesco Marolda
di accesso agli atti”.
Chi ha cercato subito di saperne di più è Salvatore Manna, cinquantacinque anni, pubblicista dal 1982, professionista dal 1989, una laurea in Lettere, giornalista di Paese sera a Napoli e nella capitale, capo servizio al Roma di


Casillo e Gurgo e alla Città di Nonno e Signorile, per cinque anni, dal 1999 al 2004, con contratti a termine alla Provincia, salvo una pausa, tra il 2002 e il 2003, all’ufficio stampa dell’assessore regionale alla Formazione Adriana Buffardi. “Tra gli aspiranti all’incarico, – sostiene Manna – erano davvero pochi i giornalisti in grado di vantare i miei titoli. Potevano bocciarmi all’orale, ma non capisco come siano riusciti a scartarmi prima. Non mi sono rivolto alla magistratura, ma ho chiesto la tutela dell’Ordine regionale dei giornalisti. Il 5 gennaio, in occasione degli auguri di inizio anno alla Provincia, Corsi e io abbiamo incontrato Di Palma, che non è stato in grado di fornire notizie sull’esito del concorso, ma si è impegnato a farci sapere le motivazioni della mia esclusione. Sono passati tre mesi e sto ancora aspettando”.
Visto che Di Palma tace, come del resto ha fatto sulla spinosa vicenda del praticantato dell’assessore doppiolavorista Francesco Borrelli, è Iustitia a chiarire con quale motivazione è stato escluso Salvatore Manna. La commissione ha stabilito che, alla sua domanda, “manca la prevista dicitura sulla busta”. Una decisione che fa nascere altri dubbi: un’amministrazione che punta a selezionare il meglio può tagliare un candidato,magari uno dei più bravi, perché “manca la prevista dicitura sulla busta”, perché “manca il richiesto elenco dei documenti allegati” o perché non è firmato “l’elenco dei documenti”?
Con queste motivazioni sono stati tagliati sedici candidati; tra gli altri, con Manna sono saltati Fabrizio Geremicca, collaboratore fisso del Corriere del Mezzogiorno e di Ateneapoli, e Francesca Pilla, coordinatrice di Metrovie, il settimanale distribuito ogni venerdì in Campania con il Manifesto


Da Iustitia

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