D´ALEMA:NO A RESA DEI CONTI, NAPOLITANO: ORA NESSUNA SINTESI

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ROMA – “Serve un governo per salvare il Paese, completare le riforme elettorali secondo la bozza Bianco, le riforme istituzionali con il rafforzamento del governo e delle istituzioni”. Lo afferma Massimo D’Alema nel suo intervento al decennale di ‘Italianieuropei’

 “C’é un palpabile rischio di eclissi dell’Italia sul piano internazionale. Chi punta ad una confusa e improbabile resa dei conti elettorali, chi la progetta, dimostra di non avere senso dello Stato e, soprattutto, nessun senso di responsabilità”, ha aggiunto  D’Alema  secondo cui questa crisi ‘non e’ solo di governo o di un sistema politico ma delle classi dirigenti del paese.’

NAPOLITANO, STIAMO RISPETTANDO I TEMPI

ROMA – “E’ impossibile adesso fare qualsiasi anticipazione e sintesi sulle consultazioni. E’ una piccola catena di montaggio. Posso solo dire che c’é un perfetto rispetto dei tempi”. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, salutando i giornalisti nella Loggia alla Vetrata al termine del giro di consultazioni che riprenderà lunedì mattina.

“Abbiamo scandito un calendario – ha aggiunto Napolitano – concedendo tempi ragionevoli a tutti. Se i dibattiti fossero tutti così ordinati ci guadagneremmo”. Il capo dello Stato si è congedato ricordando che lunedì e martedì le consultazioni potranno avere una “crescente importanza”, quando saranno ascoltate le principali formazioni parlamentari.

‘PICCOLI’ AL QUIRINALE, APPELLO DI VELTRONI ALLA CDL/ IL PUNTO

Secondo giorno della crisi di governo. Al Quirinale sfilano le delegazioni dei ‘piccoli’: minoranze linguistiche, Dca, Pri, Mpa, Udeur, Socialisti e Radicali, Italia dei valori, Verdi, Comunisti Italiani, Sinistra democratica. Le loro indicazioni contribuiranno alla riflessione che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sta facendo e alla decisione che dovrà prendere tra martedì sera e mercoledì. L’ipotesi più probabile, allo stato, resta quella di affidare un mandato esplorativo al presidente del Senato Franco Marini per un tentativo, estremo ma deciso, di evitare le elezioni anticipate. “Credo sia in un certo senso doveroso provarci. Tutti lo farebbero” prima di arrendersi allo scioglimento della legislatura dopo nemmeno due anni, è la sponda offerta ieri al capo dello Stato da Pier Ferdinando Casini. L’Udc, infatti, è l’unica forza del centrodestra disponibile ad un governo di “responsabilità nazionale” per le riforme. Solo a patto però che anche Forza Italia aderisca, cosa che al momento viene esclusa da Silvio Berlusconi. L’uomo che ha in mano, dunque, più di ogni altro, le chiavi per la soluzione della crisi. Napolitano, dunque, è consapevole di muoversi lungo un sentiero strettissimo. Sarà importante anche ciò che accade fuori dal palazzo del Quirinale.

Marini ha ripetuto la sua posizione istituzionale: “Ho già il mio lavoro e non cambio idea. Comunque, è tutto nelle mani del capo dello Stato”. Se Napolitano chiamerà, il presidente del Senato non si sottrarrà all’impegno. Forte è, d’altra parte la pressione del centrosinistra, affinché si evitino le elezioni anticipate. Un’ipotesi che Romano Prodi ha definito “drammatica” per il Paese. E anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti è tornato a chiedere un governo per le riforme.  Linea su cui insiste anche D’Alema.

Walter Veltroni, che ha parlato alla riunione dei liberali del Pd, rilancia l’appello al “senso di responsabilità nazionale” di tutte le forze politiche per evitare le elezioni con la legge Calderoli che “precipiterebbe il Paese nell’instabilità”. In particolare, il segretario del Pd si è rivolto ad An. “Non la capisco: prima ha votato il ‘calderolum’, poi ha raccolto le firme per il referendum e ora chiede di votare con la legge che vorrebbe cancellare…”. Intanto, al Quirinale, hanno indicato la strada di un governo per le riforme i socialisti e radicali di Roberto Villetti e Antonio di Pietro per l’Idv, mentre i Verdi vorrebbero un nuovo incarico a Prodi, che ha ottenuto la fiducia di almeno un ramo del Parlamento.

Contro governi ‘tecnici’ si è invece espresso, uscendo dallo studio di Napolitano, Clemente Mastella che, dopo lo strappo che ha provocato la caduta del governo, procede nella marcia di avvicinamento al centrodestra, chiedendo elezioni anticipate. Il tutto, malgrado la freddezza confermata dalla Lega verso l’Udeur. “Può darsi che un giorno Mastella venga a bussare alla porta, ma ora non lo so e non posso dirlo”, ha detto Bossi arrivando alla riunione del Parlamento del Nord a Vicenza. Il leader leghista è determinatissimo sulla strada del voto anticipato. E chiede a Berlusconi, unico possibile candidato premier per il Carroccio, di resistere alle sirene che vogliono guidare il Paese. Sarebbe una trappola mortale”, avverte.




VELTRONI: OK A GOVERNO DI RESPONSABILITA’
“Considero importanti le dichiarazioni rilasciate da molti esponenti delle forze politiche al termine delle consultazioni con il capo dello Stato, i quali si dichiarano contrari alle elezioni anticipate e a favore di un governo di responsabilità. Allo stesso modo, considero importante quello che ha detto Pier Ferdinando Casini ieri, parlando di un governo di responsabilità nazionale”. Lo ha detto il segretario del Pd Walter Veltroni, lasciando il convegno dei Liberal del suo partito al teatro Ambra Jovinelli di Roma.

BONAIUTI, NON C’E’ ALTERNATIVA ALLE ELEZIONI
“Non c’é alternativa alle elezioni, perché l’Italia ha bisogno di un cambio immediato di marcia, e per questo la gente chiede di tornare subito alle urne”. Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, chiude così ancora una volta ad ogni ipotesi di governo per le riforme e torna ad indicare il voto anticipato come l’unica strada per risolvere la crisi di governo.

BERTINOTTI, SERVE LEGGE ELETTORALE

“Penso che sarebbe bene che il paese avesse la possibilità di votare con una legge elettorale che consenta agli elettori di scegliere, a chi vince di governare, e ai partiti di ritrovare un rapporto forte con la società civile”. Lo ha detto il presidente della Camera Fausto Bertinotti all’indomani del suo incontro per le consultazioni con il Capo dello Stato. Poi, parlando con i cronisti a margine dell’inaugurazione dell’Anno accademico dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha aggiunto: “Ieri ho trovato la conferma che abbiamo un presidente saggio”.

MARINI, HO GIA’ IL MIO LAVORO

“Ripeto quello che ho già detto ieri: ho già il mio lavoro e non cambio idea. Comunque tutto è nelle mani del Capo della Repubblica”. Così il presidente del Senato, Franco Marini, arrivando al convegno dei Liberal del Pd al teatro Ambra Jovinelli, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano sulle consultazioni del Quirinale e sull’ipotesi che possa guidare un governo istituzionale.

MASTELLA, CREDIAMO ANCORA AI MIRACOLI
“Siamo contrari ai governi tecnici. La politica in questa fase deve essere il medico della propria acuta malattia. Altri al capezzale ne accelererebbero la fine”. Ha detto il leader dell’Udeur Clemente Mastella dopo l’incontro con il presidente della Repou8bblica Giorgio Napolitano. Mastella ha detto che a questo punto sono necessarie elezioni politiche anticipate ed è difficile dare vita ad altre soluzioni. “A meno che in questi giorni dovessimo assistere ad un miracolo. In tal caso, per quanto scettici e chiamati a verificarne l’autenticità non ci dimostreremmo miscredenti”.

“Siamo oggi più che mai intenzionati con le nostre risorse a salvare quel che resta di un sistema sull’orlo di una crisi di nervi irrecuperabile. I vecchi equilibri politici sono saltati irrimediabilmente. Noi abbiamo solo mostrato a tutti un re nudo quando i più facevano finta di non vederlo”. Mastella ha poi spiegato che le coalizioni non possono essere valutate sul piano estetico, “non perché sono più lunghe o più corte, più estese o più contratte, ma per la loro efficacia, per la loro omogeneità sia in politica estera sia in politica economica, per la solidarietà costante e non ad intermittenza che manifestano; per i valori, anche cattolici, sui quali sono in grado di distinguersi al proprio interno senza separarsi annunciando al mondo un laicismo clericale e ideologico”. Dopo il no ai governi tecnici “come partito moderato di centro”, Mastella ha detto: “Siamo per le elezioni anticipate ed invitiamo tutti ad aprire dopo, tra le forze politiche, intellettuali e sociali, una nuova fase costituente, un nuovo patto costituzionale e generazionale”.

VERSO MANDATO ESPLORATIVO? Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha appena cominciato il suo giro di consultazioni, e già si affaccia l’impressione che questa prima esplorazione delle vere intenzioni delle diverse forze politiche non sarà sufficiente per dipanare la matassa; che probabilmente sarà necessario affidare ad una personalità istituzionale il compito di proseguire il lavoro di “meticoloso approfondimento”.

Si fa già il nome del presidente del Senato Franco Marini con tanta insistenza che l’interessato è costretto a schermirsi. “La mia responsabilità – dice – è già grande”. La situazione è complicata. Il capo dello Stato interviene all’indomani di uno scontro parlamentare durissimo, al termine del quale non solo è caduto il governo Prodi, ma la stessa legislatura è messa seriamente in discussione. Le posizioni dei due schieramenti politici appaiono quanto mai distanti. Da una parte c’é il centrodestra quasi compatto nel richiedere elezioni subito (si distingue l’Udc, da sempre incline ad un governo di responsabilità nazionale, secondo la definizione rilanciata anche oggi). Dall’altra il centrosinistra, anche in questo caso a grande maggioranza, ma non unanime (il Pdci, ad esempio, è contrarissimo ad ogni ipotesi di intesa con il centrodestra), a spingere perché si arrivi ad un governo di tregua, a cui affidare il compito di fare quelle riforme che vengono un po’ da tutti ritenute necessarie, ma che non si possono fare prima di un anno e che richiedono un’ampia convergenza parlamentare.

Napolitano sta verificando se è possibile evitare l’interruzione traumatica della legislatura, e non solo perché il primo dovere di un capo dello Stato è quello di tentare fino all’ultimo di evitare lo scioglimento del Parlamento. Ma perché, riferisce chi ha avuto modo di parlare con lui, è sua radicata convinzione che tornare alle urne con l’attuale legge elettorale significhi rischiare di tenere il Paese ancora a lungo nell’instabilità, che le riforme siano una inderogabile necessità, e che occorra svelenire il clima politico, come ha detto e ripetuto tantissime volte. Chi ha partecipato alle consultazioni di oggi lo ha visto per nulla rassegnato a lasciare che le cose seguano il loro corso naturale. Lo ha trovato consapevole che il sentiero è stretto, ma anche persuaso che all’Italia necessiti un governo che aiuti a ricondurre lo scontro politico nell’alveo della normale dialettica democratica. Insomma, un governo che lavori a ricucire i rapporti e a colmare lacune, come quello guidato nel 1993-’94, in un’altra stagione non meno difficile, da Carlo Azeglio Ciampi. Non è facile convincere i partiti che ne vale la pena. C’é chi teme che un simile esecutivo potrebbe danneggiarli nella ricerca dei consensi. Ed è pressoché impossibile persuadere chi, tra loro, è convinto di avere a portata di mano una netta vittoria elettorale. Per far comprendere gli aspetti positivi della strada suggerita dal presidente della Repubblica occorre tempo. Occorre superare questa prima fase della crisi, sulla quale pesano le forti emozioni che hanno accompagnato la caduta del governo Prodi. Affidare ad una personalità come Franco Marini un mandato esplorativo, una volta che Napolitano avrà terminato il primo giro di consultazioni, potrebbe agevolare l’opera. Marini potrebbe approfondire, sottoporre agli interlocutori le diverse soluzioni possibili, individuare e coltivare i punti di convergenza tra i due schieramenti. Poi la palla tornerebbe al Quirinale, e il presidente avrebbe più elementi per decidere. Per capire se il tentativo di salvare la legislatura ha reali possibilità di successo, o sarebbe solo accanimento terapeutico.

GOVERNO PER RIFORME. MA BERLUSCONI CHIUDE, AL VOTO
(di Chiara Scalise)

L’appuntamento con il voto anticipato sembra sempre più vicino. Silvio Berlusconi spariglia le carte, e il giorno in cui partono le consultazioni al Quirinale accelera puntando dritto al voto. Anzi, aprendo già la “campagna elettorale”. E’ crisi da ventiquattro ore e gli schieramenti si fronteggiano da posizioni opposte. Se Forza Italia mostra i muscoli, il Partito democratico di Veltroni apre all’Udc e chiede un governo di responsabilità nazionale. Il tempo potrebbe lavorare a favore: il capo dello Stato ha davanti a sé ancora quattro giorni. Ma che la soluzione non sia a portata di mano lo confermerebbero le voci raccolte in Parlamento che danno come probabile il conferimento, la prossima settimana, di un mandato esplorativo al presidente del Senato Franco Marini. Il numero uno di Palazzo Madama intanto mette comunque in chiaro la sua posizione. “Non aspiro ad avere alcun altro incarico”, afferma. Insomma, ritrovarsi a capo di un esecutivo per le riforme non è un desiderio del presidente del Senato, anche se Marini non si sottrarrebbe certo a una richiesta di aiuto da parte del capo dello Stato. Chi invece mette le mani avanti e rifiuta recisamente l’invito è Romano Prodi. E’ un premier dimissionario, ma c’é chi come la sinistra dell’Unione vorrebbe che restasse a Palazzo Chigi. Lui ringrazia, e però il suo è un no. Ha giocato, ha rischiato, e ha perso: ora – dice arrivando al vertice con il Pd – farò il nonno. Ma non prima di aver messo in chiaro, ancora una volta, le ragioni che lo hanno portato a drammatizzare la crisi.

Scegliere di sfidare il Senato, come ha fatto ieri, non é stato certo per portare il Paese al voto anticipato: Andare alle urne con l’attuale legge elettorale – scandisce – sarebbe una tragedia. Parole che sono in piena sintonia, per la prima volta da molti giorni, con la linea del Pd. Il partito democratico lo dirà a Napolitano: no elezioni subito, sì a un governo istituzionale per condurre in porto la riforma elettorale. Oltre all’Udc di Pier Ferdinando Casini, che non ha mai nascosto di prediligere questa strada, oggi arrivano aperture che potrebbero essere significative anche da alcuni ‘piccoli’ dell’Unione. Rifondazione comunista (nonostante qualche mal di pancia), Sinistra democratica e Verdi appoggiano l’ipotesi di un esecutivo a tempo per cambiare il ‘porcellum’. Molti i paletti fissati (il principale è la richiesta di un governo breve), ma comunque un avvicinamento alla posizione del Pd. Nella ‘Cosa Rossa’ resta quindi isolato il Pdci di Oliviero Diliberto, che ci starebbe solo a patto di avere un’identica maggioranza e Prodi come capo. A destra, il treno delle elezioni corre invece sempre più veloce. Berlusconi sente odore di vittoria e non sembra disposto a concedere niente agli avversari di sempre.

Anche l’eventuale offerta di un possibile governo guidato da Gianni Letta non sembra sedurre il leader azzurro, e anzi viene respinta al mittente da Forza Italia e da Alleanza Nazionale. Il tempo davanti è però ancora molto e il centrosinistra proverà a giocarsi tutte le carte che ha. E non è detto che trovi solo porte chiuse. Qualche convenienza a dire di sì a un governo ponte ci sarebbe anche per la ex Cdl: a breve è previsto un valzer di nomine ai vertici delle più importanti aziende italiane e chi siederà a Palazzo Chigi potrà giocare un ruolo chiave su questo scacchiere. Ma anche una considerazione più a lungo termine potrebbe fare breccia. Se si aspettasse un anno per eleggere un nuovo Parlamento, sarebbe quest’ultimo, magari a maggioranza di centrodestra, a scegliere il successore di Giorgio Napolitano. Il fronte poi dei favorevoli a una soluzione intermedia annovera supporter di rilievo anche fuori dai partiti: il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo oggi ha invocato un governo tecnico-istituzionale, muovendosi così in linea con i centristi. Idea perfetta, commenta il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa: peccato che, aggiunge prudentemente, manchi l’accordo politico. E al rischio di trovarsi isolati Casini e i suoi l’hanno detto chiaramente: scelgono di andare al voto subito.
























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                                                      MICHELE DE LUCIA