L.ELETTORALE, LA ´COSA ROSSA´ SI DIVIDE SU BIANCO

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ROMA – Approda ufficialmente in Senato la bozza Bianco, cioé la riforma elettorale proporzionale con soglia di sbarramento al 5%. Il suo deposito, da parte del presidente della commissione Affari costituzionali Enzo Bianco, suscita l’ira dei partiti minori dell’Unione, a cui però Walter Veltroni manda un messaggio preciso: sulla soglia di sbarramento non si tratta, perché è la “ragione” della riforma. Caute aperture si registrano invece soprattutto nell’Udc, ma in una certa misura anche in An perché il testo recepisce la sua principale richiesta: obbligo di dichiarare le alleanze prima del voto. Un raffreddamento si registra invece in Forza Italia. Silvio Berlusconi rinuncia a intervenire domani alla Camera sui temi della giustizia, così da evitare motivi di scontri con il Pd. Ma molti dirigenti azzurri manifestano delusione e avvertono che il nuovo testo non potrà essere il punto di incontro. Stamani Bianco ha depositato la bozza in cui ci sono delle novità rispetto al testo sinora noto, per venire incontro alle richieste dei partiti “medi” (An, Udc, Prc, Sd): il riparto dei seggi avviene in un collegio unico nazionale e non più circoscrizionale. In più c’é l’obbligo di indicare le alleanze prima del voto, cosa che piace al partito di Gianfranco Fini. E non per nulla An, seppur con cautela, ha apprezzato con il capogruppo Altero Matteoli. Altrettanto ha fatto Pier Ferdinando Casini: “E’ un incoraggiante inizio”.

Forza Italia non ha invece gradito “il passo indietro”, secondo le parole di Fabrizio Cicchitto e Renato Schifani, che proporzionalizza ulteriormente il meccanismo elettorale. “Nei prossimi giorni ci sarà molto da lavorare per riportare la riforma sulla giusta via”, ha aggiunto Schifani. Tuttavia, gli azzurri mantengono la porta aperta. Lo dimostra anche il fatto che Berlusconi rinuncerà domani al suo intervento alla Camera sulle intercettazioni per evitare “strumentalizzazioni” da parte di chi vuole far saltare il tavolo. Domani il Cavaliere e Casini faranno il punto in un incontro a due, cui potrebbe seguire presto un faccia a faccia Berlusconi-Fini. Chi invece è decisamente contrario sono i partiti minori dell’Unione, come Udeur, Socialisti, Pdci, Verdi e Idv, ancora più insospettiti per l’incontro mattutino tra Bianco e i capigruppo di Pd, Prc e Sd al Senato. Il coro è unanime su due punti: innanzi tutto l’accordo va cercato prima nella coalizione e poi con l’opposizione; e in secondo luogo va ritirata fuori la bozza Chiti (simile al modello in uso nelle regioni) che andava bene a tutti i partiti dell’Unione. A dirlo sono Antonio Satta dell’Udeur, il verde Angelo Bonelli e anche Manuela Palermi e Pino Sgobio del Pdci. Sgobio poi ricorda che la bozza Bianco cancellerebbe 11 partiti che nel 2006 sono stati sotto la soglia del 5%, escludendo così dal Parlamento 7 milioni di voti. Ma Veltroni non si lascia intenerire e replica ricordando che la “ragione” per cui si fa la riforma è proprio quella di “ridurre la frammentazione”.

“Se si chiede di abolire la soglia – dice con nettezza – è come abolire le ragioni di questa legge. Ma c’é davvero qualcuno che pensa che la soluzione è avere 24 partiti? Se è così, è in distonia con il Paese”. E poi, aggiunge, i partiti della sinistra radicale non stanno forse facendo la ‘Cosa Rossa’ che non dovrebbe temere la soglia? Questo atteggiamento ha suscitato la reazione dell’Udeur: il capogruppo alla Camera Mauro Fabris ha detto che “la maggioranza politica dell’Unione è morta” e che “l’arroganza” del Pd “mette in pericolo anche il governo Prodi”. E infatti Clemente Mastella, in una telefonata a Romano Prodi, ha avvertito senza mezzi termini che se le cose stanno così lui è pronto a dimettersi da ministro. “La vittima sacrificale – avrebbe detto a Prodi – non sono io, ma il tuo governo”. Il tema è stato affrontato in serata in una riunione dei vertici del Campanile. Per ora si aspetta la decisione della Corte Costituzionale sui referendum, che potrebbe arrivare entro venerdì. Quanto al Pd, rimane inalterato il dissenso interno dell’area che fa capo a Rosy Bindi e Arturo Parisi, contraria al sistema proporzionale. Bindi ha nuovamente chiesto di discutere sul tema in sede di Assemblea Costituente, mentre per Parisi “la bozza Bianco ci riporta alla Prima Repubblica”.












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                                  MICHELE DE LUCIA