Bassolino, ora un processo sprint

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NAPOLI — Un processo sprint per Antonio Bassolino, Piergiorgio Romiti e gli altri 26 imputati. Un calendario, serratissimo, dieci udienze in un mese e dieci giorni. E una decisione, in aula anche di sabato, che fa infuriare il collegio difensivo: «Siamo al doppio binario». La seconda udienza preliminare del caso rifiuti salta per l’annunciata astensione degli avvocati. Prima che ciò accada, però, c’è il tempo per la richiesta di costituzione di parte civile da parte dell’Avvocatura dello Stato (rappresenta Protezione civile e il commissariato straordinario) e la decisione del gup Marcello Piscopo, che comunica: «Tribunale inadeguato, le udienze si svolgeranno nell’aula bunker Ticino 1».
La decisione
Si torna in aula sabato prossimo, a seguire udienze il 21 e il 25 gennaio. E poi, ancora: 2, 5, 9, 12, 19, 23 e 29 febbraio. È il nuovo calendario varato dal gup Marcello Piscopo. Che alle polemiche sui ritardi dell’inchiesta non accenna mai, ma decide che il procedimento si celebrerà anche di sabato. «È un giorno come un altro», dice il pm Paolo Sirleo. «E perché allora le altre udienze di sabato non si celebrano?», chiede polemico il penalista Michele Cerabona. Attacca anche Riccardo Polidoro: «Ho l’impressione che siamo al doppio binario». Lui, il giudice, spiega che il calendario serrato è dettato «dalla complessità del procedimento, dovuta sia al tipo e al numero delle imputazioni, sia al numero elevato delle parti». C’è poi «la necessità di garantire ampio spazio a tutti gli avvocati», e quella di assicurare «tempi ragionevoli nell’interesse degli stessi imputati, visto il cospicuo tempo trascorso dalla richiesta di rinvio a giudizio». E ancora, scrive il gup nel provvedimento letto in aula: «È opportuna una sollecita trattazione del procedimento, per il quale non si è ancora riusciti a entrare nel merito».
La polemica
Scontro in aula ieri tra il consigliere provinciale di An Giovanni Bellerè e uno dei difensori del governatore, il penalista Giuseppe Fusco. Affidata alle ricostruzioni (e alle versioni) dei due protagonisti, la storia è andata così. Dice il politico: «Ho fatto notare ad alcuni colleghi che era comunque possibile costituirsi parte civile nel processo nonostante l’astensione, cosa che suscitato la reazione del difensore di Antonio Bassolino, che ha chiesto al gup di farmi lasciare l’aula, pur avendo mostrato io di essere un avvocato». Racconta invece Giuseppe Fusco: «Quella persona è stata legittimamente fatta allontanare dall’aula, su mia richiesta, dal giudice. Non so chi sia né so chi fosse non avendolo mai conosciuto prima né come avvocato né come esponente politico. So soltanto che, avvicinatosi ad un avvocato seduto accanto a me, gli ha testualmente detto: Sono un consigliere di Alleanza nazionale, il mio partito ha interesse che il processo si faccia, ti prego di non astenerti. Io mi sono limitato a rappresentare l’episodio al giudice, attesa l’estraneità di detta persona al processo e, soprattutto, il suo intervento
politico ». Il caso non si chiude qui. Luigi Bobbio, ex pm antimafia e presidente provinciale di An, esprime nel pomeriggio «piena solidarietà mia e di tutto il partito all’avvocato Giovanni Bellerè. Viene da chiedersi se l’avvocato Giuseppe Fusco non abbia timore di un processo che veda la presenza dei legali di parte civile a garanzia dei diritti dei cittadini che rappresentano». Replica, immediata, del pena-lista: «Conoscendo la professionalità e severità dell’ex pm Luigi Bobbio, mi chiedo quale sarebbe stato il suo comportamento se un episodio simile fosse capitato con lui pm di udienza, specie se ad opera di un esponente politico comunista ».
Gianluca Abate

Corriere del Mezzogiorno