Tragedia in famiglia nel Milanese

0

L’albero di Natale addobbato, i regali confezionati ai suoi piedi, nessun segno apparente di colluttazione, per terra tre cadaveri: lui, lo sparatore, titolare di un’impresa di lavori di idraulica, la moglie e il suocero.

Questa la scena che si è presentata ieri in una villetta di Assago ai carabinieri e ai soccorritori del 118 chiamati dal genero dell’omicida, in fuga dalla casa.

Ancora sconosciute le cause della tragedia, maturata forse tra dissidi vecchi e non sopiti tra l’uomo, Raffaele Saracino di 51 anni, descritto come una persona per bene sia dai vicini che dal cognato che invano ha tentato di ridurlo alla ragione (unico testimone dei minuti precedenti), la moglie Graziella Murgolo, di 43 anni, e il padre di lei Arcangelo, di 70 che vive con la propria moglie per sei mesi l’anno a Bitonto, nel barese. La tragedia ha un prologo alle 13 quando, nel piccolo soggiorno della villetta, si trovano la coppia, i tre figli (un ragazzo di 22 e due ragazze di 11 e sette anni). La discussione tra loro si conclude quando i ragazzi si allontanano, il più grande sbattendo la porta ed esclamando: “anche a Natale bisogna litigare”. Più tardi arrivano il suocero e il cognato, Emanuele Murgolo di 46 anni.

La discussione prosegue animata, ma senza trascendere. Poi la moglie dell’artigiano chiede ai due di andarsene. Tempo dopo li richiama pregandoli di venire di nuovo. Il fratello della moglie, sono le 18, trova il cognato armato di una pistola (una semiautomatica calibro 22 con la matricola limata). Raffaele Saracino lo minaccia e gli intima di andarsene. Lui obbedisce, scende nel box e ode gli spari. Sale di nuovo e trova per terra la sorella e il proprio padre. Viene ancora minacciato dal cognato, ormai sconvolto e fuori di sé. Saracino arma di nuovo la pistola e gliela punta contro. A questo punto Emanuele Murgolo scappa. Chiama il ‘118’ e il ‘112’. Teme di essere inseguito dal cognato. Quando dopo pochi minuti i carabinieri di Corsico arrivano, la tragedia si è consumata del tutto: anche l’imprenditore si é sparato, molto probabilmente un colpo in bocca. I soccorritori tentato la rianimazione della donna, che però muore tra le loro braccia.


 








Iole Tassitani uccisa e fatta a pezzi

”Cosa ho fatto, cosa ho fatto? Sono rovinato”. Queste le uniche parole dette da Michele Fusaro agli inquirenti dopo essere stato fermato dai carabinieri e portato in caserma. L’uomo, che ha ripetuto la frase piu’ volte, continuando a guardarsi le mani, non ha pero’ ammesso le sue responsabilita’ ne’ sul sequestro ne’ sull’omicidio della donna. Nel corso dell’interrogatorio Fusaro ha tentato di depistare gli investigatori fornendo piu’ nomi di presunti complici che, ad un accertamento, sono risultati tutti inesistenti.



UCCISA E FATTA A PEZZI – Iole Tassitani è stata uccisa e il suo corpo è stato fatto a pezzi dal suo presunto sequestratore, un falegname di 41 anni, Michele Fusaro, fermato dai carabinieri a Bassano del Grappa.


E’ il tragico epilogo del rapimento anomalo della donna di 42 anni di Castelfranco Veneto, figlia di un notaio. Scomparsa il 12 dicembre scorso, la donna potrebbe essere stata uccisa all’inizio della scorsa settimana. Il cadavere, sezionato forse con un seghetto, è stato scoperto la notte scorsa nel garage di Fusaro; i resti erano in tre sacchi della spazzatura, le scarpe e gli abiti piegati accanto ad essi. I carabinieri di Treviso, con gli uomini del Ros, avevano individuato da giorni il falegname e lo seguivano.


L’uomo era stato anche fermato dai militari il giorno dopo il sequestro, durante un normale controllo. Arrotondava lo stipendio con vendite di pentole porta a porta, e così potrebbe aver conosciuto Tassitani. Ieri notte, dopo un interrogatorio di due ore nel corso dekl quale ha dato in escandescenze ed è scoppiato a piangere, la Dda di Venezia ha deciso il fermo di Fusaro. Una perquisizione nel suo garage ha fatto scoprire il cadavere. La donna sarebbe stata uccise altrove. Secondo il procuratore della repubblica di Venezia, al momento non ci sono ipotesi di complici nell’organizzazione ed esecuzione del sequestro.


Solo ieri i familiari avevano chiesto il silenzio stampa ‘assoluto’, sperando fosse vicina una soluzione positiva. Mercoledì c’era stato un contatto importante, un sms con la richiesta di 800 mila euro di riscatto mandato al padre di Iole dal cellulare della figlia. Messaggio inviato dallo stesso sequestratore. A mettere gli investigatori sulla pista giusta è stato anche un nordafricano che aveva raccontato di essere stato contattato da italiano per partecipare ad un sequestro, ma di aver rifiutato. I vicini di casa ricordano oggi la vittima come una persona semplice e mazzi di rose bianche si stanno accumulando sul cancello di ingresso dei suoi familiari.


WWW.ANSA.IT


                                               MICHELE DE LUCIA