Atrani, un presepe dell’800 con persone realmente esistite.

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Superata l’ampia curva della Chiesa della Maddalena, per chi proviene da Salerno, e il tunnel, per chi proviene da Amalfi, il visitatore costiero si trova d’improvviso calato all’interno di un presepe naturale rappresentato dall’intero territorio del Comune di Atrani. L’architettura delle case e delle chiesette sparse sulle pendici delle pareti rocciose che avvolgono il piccolo borgo marinaro,  le grotte naturali (famosa quella di Masaniello), l’antica torre Saracena (torre dello Ziro)  e il sapiente gioco di luci creato da un gruppo di cittadini appassionati, fanno di Atrani uno dei luoghi  suggestivi dove percepire appieno l’atmosfera natalizia.


Ma è all’interno di questo grande presepe che il visitatore più attento può scoprire realtà ancora più affascinanti. Occorre innanzitutto raggiungere il cuore del centro storico e addentrarsi nel dedalo di vicoli che caratterizza Atrani. A pochi metri dalla Chiesetta di San Michele Arcangelo e dell’antico camposantino, si incontra un arco in muratura chiamato la porta dell’Angelo che era un tempo l’ingresso settentrionale che da Ravello porta ad Atrani. La porta immette al sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine,  fondata nel 1604 dai rappresentanti di due ricche famiglie locali.


In questa Chiesa, chiusa per la maggior parte dell’anno, nel periodo natalizio viene allestito un  presepe ottocentesco, opera dell’artista Vincenzo Amodio (1850), la cui originalità consiste nel fatto che i pastori riproducono persone atranesi realmente esistite negli anni tra il 1700 e il 1800 mentre svolgono atti di vita quotidiana. Si possono scorgere allora le statue di Matalena ‘e Zazzà” o “Ninina ‘e Zia Peppa” o quella di “’on Filippetto” “…al secolo Filippo Gambardella – si legge nella pubblicazione Atrani fra Tradizione e Cultura –  di professione Notaio  (…) proprio per la sua posizione sociale ed economica, era pieno di boria, altezzoso e, di conseguenza, inviso ai suoi concittadini. Ma l’antica saggezza popolare si vendicò in modo sottile, ricercato e veramente efficace. “Vicienze e’ Catarina” (l’autore del presepe, Vincenzo Amodio n.d.r.) lo riproduce nel presepe come uno zampognaro collocandolo accanto alla grotta , facilmente riconoscibile per la sua calvizie”. Più in là si scorge la statua di “Cristina ‘e Catolla” “…una popolana – si legge ancora nella pubblicazione – anziana donna, raffigurata con una gallina in mano, il grembiule raccolto davanti a mo’ di sacco e gli zoccoli legati dietro le spalle che non usava per non consumarli, camminando scalza” di lei si sa che era chiamata a cantare nella piazza del paese l’ultima strofa della “tammurriata” durante la festa dedicata a Santa Maria Maddalena, quando il popolo scendeva in corteo, cantando, dalla Chiesa di Santa Maria del Bando.


All’avvicinarsi del Natale, pochi cittadini appassionati di storia, cultura e tradizioni locali ma non privi di ingegno e abilità manuale (quest’anno è toccato ad Antonio Gambardella e Raffaele Parisi) prelevano i pastori dal luogo dove sono gelosamente custoditi, costruiscono sapientemente le scene e collocano ogni statua al giusto posto fino a creare uno spaccato di vita quotidiana del tempo.


Il presepe potrà essere visitato presso la Chiesa della Madonna del Carmine fino al 20 gennaio.


 

Gino Amato