MORTI BIANCHE, A TORINO SFILA LA RABBIA DEGLI OPERAI

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ROMA – ”Gli operai della Thyessen rientreranno in fabbrica solo dopo che l’asl avra’ terminato le sue ispezioni e verificato se ci sono le condizioni per la ripresa del lavoro. Altrimenti non torneranno”. E’ quanto ha assicurato il sottosegretario alla Salute, Gianpaolo Patta, oggi ad una conferenza stampa al ministero della Salute, dopo gli incidenti in cui sono morti quattro operai. ”Le asl e le altre amministrazioni competenti – ha spiegato – hanno iniziato oggi un’indagine sulla parte sequestrata dalla magistratura e il resto dello stabilimento, per vedere se ci sono le condizioni di sicurezza per la ripresa del lavoro. Se no non rientreranno”. Appena saranno terminate le ispezioni, sara’ il ”tavolo organizzato presso la prefettura di Torino, che decidera’ la ripresa o meno dell’attivita’ lavorativa, cosi’ come lo smantellamento in sicurezza dello stabilimento nei prossimi mesi. Su questo la Thyssen Krupp ha dato il suo assenso”.

E il ministro del lavoro Damiano portera’ in Consiglio dei ministri una relazione sulla vicenda, mentre da Palazzo Chigi si fa sapere che ‘quella degli incidenti sul lavoro e’ un’emergenza alla quale il governo intende dare risposte’, a cominciare dal ‘far rispettare in modo rigoroso tutte le leggi esistenti’.

Ma la strage non si ferma. Ancora due vittime, a Roma e a Salerno, mentre sull’Autosole, nell’aretino, un operario e’ rimasto gravemente ferito.

A TORINO IL LUTTO E LA RABBIA


TORINO – L’emblema del dolore e della rabbia e’ Nino Santino, il papa’ di Bruno, uno dei quattro operai morti nel rogo della Thyssenkrupp. Sfila dietro allo striscione di Fim, Fiom e Uilm che apre la manifestazione di Torino, nel giorno del lutto cittadino per ricordare le vittime e chiedere che non si muoia piu’ per il lavoro.


Sono trentamila le persone presenti al corteo. Chiedono giustizia, gridano slogan contro l’azienda, scandiscono i nomi dei responsabili dello stabilimento, ma fischiano e contestano anche i sindacati. Ci sono il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, i ministri Livia Turco e Paolo Ferrero, i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, i vertici delle istituzioni locali con i gonfaloni. I negozi abbassano le serrande, la gente ai lati delle strate applaude. Nino Santino piange e, accanto a lui, piangono l’altro figlio, Luigi, il nipote Gianluca, l’operaio Antonio Boccuzzi, sopravvissuto alla strage, e gli altri colleghi di Bruno, morto a soli 26 anni. Le lacrime ci sono nella maggior parte dei volti dei torinesi che si stringono intorno alla famiglia di Bruno e a quelle degli altri operai morti o gravemente feriti. Nino Santino sventola il giornale con le foto dei lavoratori che hanno perso la vita nella fabbrica.


Grida la sua rabbia contro l’azienda: ”Assassini, bastardi. Dov’erano gli estintori? Avete sbagliato e pagherete, avete rovinato tante famiglie”. Sulla piazza scende un silenzio surreale quando Boccuzzi chiede due minuti di silenzio.


Poi la rabbia esplode davanti all’Unione Industriale dove i giovani dei centri sociali lanciano sassi, uova e fumogeni.


Gli operai prendono le distanze e la manifestazione continua davanti alla fabbrica.

CONTESTAZIONE A SINDACATI – Dalla folla riunita in piazza Castello si sono levati fischi e contestazioni durante gli interventi dei rappresentanti sindacali che hanno parlato davanti alla prefettura di Torino dove si è poi conclusa la manifestazione.

A nome di Fim-Fiom-Uilm nazionali ha parlato Gianni Rinaldini, numero uno della Fiom: “Non sono morti bianche, siamo di fronte a un omicidio compiuto nei confronti dei lavoratori, una strage. E’ un’ azienda che ha voluto spremere fino all’ultimo i lavoratori per ricavare profitti. E’ normale che ci sia tanta rabbia, bisogna muoversi per colpire i responsabili”.Rinaldini ha ricordato che venerdì tutti i metalmeccanici italiani si fermeranno per quattro ore. “E’ una rabbia giustificata – ha detto Rinaldini a proposito dei fischi – che esprime uno stato d’animo che va compreso. Sono lavoratori che hanno visto morire i loro colleghi nel fuoco. C’é una richiesta urlata di giustizia in un paese dove di giustizia per i morti di lavoro se n’ è fatta ben poca”.

PRIME AUTOPSIE, PROCURA AL LAVORO

Prime autopsie sui corpi di tre delle quattro vittime della tragedia avvenuta alla ThyssenKrupp. I medici legali Alessandro Giordano e Gian Battista Golé le hanno eseguite sui corpi di Antonio Schiavone, Roberto Scola e Angelo Laurino. La quarta, quella sul cadavere di Bruno Santino, sarà eseguita nelle prossime ore dal medico legale Roberto Testi. Successivamente saranno confrontate per poi presentare una prima anticipazione alla Procura. I consulenti, infatti, hanno 60 giorni di tempo per presentare la relazione. Secondo indiscrezioni, l’esame della salme ha confermato quelle che erano le conclusioni pressoché inevitabili visto il tipo di tragedia: le ustioni sono infatti terribili ed estese su tutto il corpo. Praticamente impossibile riconoscere brandelli di pelle. Secondo gli esperti, l’esplosione di fuoco e olio bollente è stata violentissima. La ThyssenKrupp ha nominato come consulente di parte per le autopsie il medico legale Lorenzo Varetto. Sul fronte giudiziario, continua il lavoro del pool di magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Anche oggi si sono susseguite le riunioni con i consulenti del Politecnico nominati dal magistrato ed è stata esaminata la documentazione acquisita nello stabilimento. Rimane fermo per ora a tre il numero di dirigenti della società che sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di accusa di disastro colposo, omicidio colpose e lesioni colpose. Anche la ThysseKrupp ha nominato propri consulenti ma, al momento, rimangono in attesa di un contraddittorio con la Procura di Torino.
NAPOLITANO, ASSUMERSI OGNUNO RESPONSABILITA’Tutte le morti sul lavoro sono una tragedia, e pongono una questione nazionale di grande drammaticità e peso umano, ma con quelle di Torino, stavolta, “per il modo in cui tanti giovani operai hanno perso la vita, siamo di fronte a qualcosa che va oltre, a qualcosa di atroce”. E’ la riflessione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – in un colloquio con il quotidiano La Stampa – che sulle morti bianche sollecita che “ciascuno si assuma le sue responsabilità, a cominciare dalle imprese, ognuna delle quali, quando si verifichi un incidente sul lavoro mortale o comunque grave, deve dar conto dei propri comportamenti dinanzi alla magistratura e a tutti i poteri interessati”.

OPERAIO MUORE TRAVOLTO DA TRENO VICINO ROMAUn giovane operaio dipendente delle Ferrovie dello Stato Harold Anthony Forsythe è morto la scorsa notte dopo essere stato travolto da un treno, alle porte di Roma. Secondo quando si è appreso l’operaio, 26 anni, è stato investito mentre lavorava alla manutenzione della linea della stazione di Torricola, chiamato per un guasto. Ancora da chiarire come si sia svolto l’incidente. Il macchinista del treno 9378 proveniente da Napoli e diretto a Roma, avrebbe detto agli agenti della polizia ferroviaria di non essersi accorto di nulla


GOVERNO ACCELERA TEMPIPene cosi’ severe ,come l’ arresto fino a tre anni e controlli accurati nelle imprese, sono previsti dalla nuova legge. Ma il rischio e’ che quel testo per la sicurezza sui luoghi di lavoro resti lettera morta senza l’approvazione dei decreti attuativi. Ora quella del governo e’
una corsa contro il tempo, dopo l’ incidente all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino, per rendere operativa la nuova normativa: martedi’ se ne parlera’ in Consiglio dei ministri, ma difficilmente un quadro complessivo si potra’ avere prima del 17 dicembre, quando e’ fissata una riunione tra i soggetti interessati, regioni comprese.


Una spinta a stringere i tempi l’ aveva data gia’ ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi, impegnato a Lisbona nel vertice Ue-Africa, dando appuntamento per il suo rientro a Roma per una verifica sulla necessita’ di ”spingere o anticipare l’approvazione di alcuni aspetti del ddl Damiano”. Ma a chiedere un ulteriore impegno, e cioe’ il via libera entro Natale ai decreti attuativi della legge approvata il primo agosto scorso, e’ stato il ministro della solidarieta’ sociale Paolo Ferrero chiedendo al governo di scegliere la via piu’ breve, anche quella della Finanziaria, pur di approvare i decreti.


Altrimenti quella legge ”e’ come se non ci fosse o, quanto meno, è un buon proposito destinato a restare sulla carta”. E Ferrero sara’ domani a Torino perche’, spiega, ”non siamo di fronte a una fatalita’ ma a una tragedia che come molte altre si sarebbe potuta e dovuta evitare. Questo e’ ora compito ineludibile della politica”.


Tra circa 48 ore, e cioe’ martedi’ prossimo, il Consiglio dei ministri si occupera’ della sicurezza sui luoghi di lavoro, ha
fatto sapere il portavoce del governo Silvio Sircana, ma sembra scontato che non potra’ prendere una decisione definitiva. Anche
perche’, ha spiegato il sottosegretario al lavoro Antonio Montagnino, un appuntamento fondamentale sara’ la riunione, gia’
fissata, per il 17 dicembre. Ma il sottosegretario ha anche detto che il ”lavoro per l’attuazione dei decreti attuativi”
della nuova legge approvata ad agosto ”e’ a buon punto”: già domani sarà inviata una bozza su alcune norme ai soggetti
interessati, come le Regioni. Tra l’ altro una buona parte delle norme dovra’ essere concordata con altri dicasteri, ad esempio
con la Giustizia.


Uno dei punti chiave della legge approvata ad agosto prevede infatti anche l’arresto fino a tre anni per le infrazioni di
particolare gravita’. E’ previsto anche il pagamento di una somma di denaro fino a 100 mila euro per le infrazioni non
punite con sanzione penale. Ma l’ aspetto sanzionatorio non e’ l’ unico previsto dalla legge che pone anche le basi per un giro
di vite sulle ispezioni con l’ immissione, dal gennaio del prossimo anno, di 300 nuovi ispettori. I tempi fissati nel testo
per varare i decreti attuativi sono di nove mesi a partire dalla data di approvazione del testo in aula, cioe’ dallo scorso
agosto. Ora l’ accelerazione. E comunque, dice Montagnino, ”non aspetteremo certo maggio”.


















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MICHELE DE LUCIA

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