La cultura del sabato

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Un triste rituale ci porta ,ormai da anni,a iniziare le nostre domeniche col macabro conteggio mediatico delle stragi del sabato sera.Questo consueto necrologio attraversa televisioni,giornali,radio;accompagna la colazione di chi ancora conserva la sana abitudine di svegliarsi presto anche nel giorno festivo;toglie il sonno un po’ a tutti coloro che temono di trovare,al loro risveglio,una persona cara nella angosciosa lista.La noiosa giaculatoria sul numero di ragazzi che hanno perso la vita in questo modo negli ultimi anni la lasciamo agli amanti della statistica.Ci basti sapere che sono tanti.Il che ci da le proporzioni della diffusione del fenomeno. L’analisi delle cause lasciamola a psicologi e sociologi.Limitiamoci ad osservare quanto esso rispecchi la cultura di questo nuovo millennio.Come sia paradigma della modernità. O meglio di questa post-modernità così terribilmente vuota di certezze e carica di precarietà.


Una volta il sabato era il momento dell’attesa,in cui l’individuo(non sappiamo con quale grado di consapevolezza)proiettava se stesso in una dimensione quasi metafisica di aspettativa verso il giorno seguente,quello della festa.Il sabato era“di sette il più gradito giorno,pien di speme e di gioia:diman tristezza e noia recheran l’ore,ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno”.Nessuno meglio di Leopardi ha saputo descrivere questo passaggio,che per il poeta assume un valore particolare:il sabato come giorno gioioso dell’attesa,che diventa noia e tristezza nella domenica.Versi che hanno un sapore antico per quei ragazzi che ormai la domenica non la vivono più,o meglio…la dormono!In una società che ha cancellato il dolce senso dell’attesa il sabato acquista una valenza del tutto diversa rispetto alle affermazioni del poeta .Molti corrono tutta la settimana,ognuno dietro le proprie incombenze,per arrivare al momento opportuno con la giusta dose di rabbia,repressione,delusione da poter rimanere schiacciati sull’asfalto , imbottiti di droga o di alcool.Per altri il sabato sera è semplicemente una “cultura”.La cultura del che fare e del dove andare.


Nella storia dell’umanità spesso,specie in momenti di crisi,ci si è rifugiati nella sfera individuale,cercando delle risposte alternative di fronte a un diffuso senso di inquietudine.Un esempio spesso riportato dagli storici è quello della Roma del I secolo a.C.,epoca in cui vennero meno le istituzioni politiche,religiose e sociali che avevano retto la Repubblica fino a quel momento.Ecco allora affermarsi culti orientali di tipo orgiastico,in cui il rapporto con la divinità era intimamente personale e si realizzava attraverso una sorta del moderno “sballo”.Accanto all’etica dell’impegno di Cicerone troviamo quella del totale disimpegno di Catullo,che canta un amore tanto morboso da stremare l’uomo anche nel fisico,da “sballarlo”,o la lievità del “carpe diem”oraziano.


Anche la nostra è un epoca di incertezza.Sul piano dei valori,religiosi e politici,su quello etico,su quello socio-economico.Questo è il baratro che divide il nostro tempo dalle generazioni passate,che potevano confidare in valori certamente in contrasto tra loro,ma ben radicati nelle intenzioni di chi li professava .Certamente si potrà obbiettare,per esempio, che dei protagonisti della contestazione studentesca del ’68,la gran parte faceva uso di spinelli.Ma con altrettanta sicurezza possiamo affermare che nel 1968 il ragazzo della campagna meridionale ignorava l’esistenza stessa delle sostanze stupefacenti.Oggi tanto lo studente universitario di città che il giovane operaio della provincia sperduta sono delle potenziali vittime di uno stesso sistema.Il progresso ha migliorato per molti aspetti le vite, ma ha prodotto un salto nel vuoto da un punto di vista culturale.Questa è un po’ la sfida lanciata dalla modernità.Lo “sballo”allora può diventare un risposta all’assenza di risposte rispetto agli interrogativi che la vita non smette mai di offrire quotidianamente.Il fenomeno è nuovo,dunque , ma solo nelle proporzioni che esso assume e,in parte,negli strumenti di cui si serve.


.Si tratta di un fenomeno di massa,incrementato dal benessere economico delle famiglie e dai media Quest’ultimo aspetto è di fondamentale importanza per capire fino in fondo i termini della questione.Infatti un certo stile di vita viene alimentato da giornali e televisioni.Ci troviamo difronte a schiere di giovani che credono di vivere in una monarchia assoluta governata dai tronisti di Maria de Filippi.Che pensano che un set fotografico di Corona valga più della Cappella Sistina di Michelangelo. Che tendono ad assimilare i modelli televisivi in maniera acritica,ritenendoli fondamentalmente migliori  rispetto a quelli che la propria famiglia propone loro. Il mondo dei vip è dunque solo la manifestazione mediatica più visibile di un certo “modus vivendi”che,in piccolo,riguarda un numero sempre crescente di persone.


Dunque da una parte un profondo senso di inquietudine,quella che i Greci chiamavano “amecanìa”,dovuta a una modernità che ha sgretolato tutti i valori,anche quelli più sentiti,sostituendoli con un vuoto nichilismo .E che fornisce mezzi sempre più potenti a chi desidera affogare il proprio disagio sociale e umano in notti “brave”:droghe sempre più forti,superalcolici,macchine potenti e strade sempre più grandi dove farle sfrecciare. Dall’altra un sistema mediatico che alimenta certi costumi e stili di vita.Il Sabato sera diventa dunque il palcoscenico più adatto per liberarsi delle proprie angosce,o per vivere,come veri vip,una notte di follia.Ecco che diventa un’icona,un rito che chi non compie in un certo modo può ritenersi al di fuori della comunità giovanile.In definitiva si diventa schiavi del Sabato sera,della sua frenesia. E in qualche caso drammatico vittime.


Sarebbe opportuno allora che la politica si interessasse di questi problemi in maniera globale. Va bene inasprire le norme sulla sicurezza stradale,vanno bene i controlli sull’abuso di alcool e stupefacenti. Ma il salto di qualità va fatto analizzando seriamente le aspettative,le ansie,le incertezze,le frustrazioni dei ragazzi. Colmare il loro deficit culturale alimentato da tanta tv-spazzatura,dare loro prospettive future che non siano quelle del lavoro precario.


I giovani che oggi si impegnano nelle associazioni,nei partiti politici,nelle parrocchie,devono fare da traino per gli altri,aiutarli ad uscire da un’esistenza che può essere esaltante per due o tre ore,ma grigia per il resto della giornata,in alcuni casi drammatica.


Tra le tante massime pronunciate da Cristo e riportate nel Vangelo c’è questa: “Il sabato è stato fatto per l’uomo,non l’uomo per il sabato”.Egli intendeva attaccare in questo modo le autorità religiose del suo tempo che avevano trasformato la religione stessa in una serie di regole vuote e inconsistenti.Lo stesso precetto del sabato era stato trasformato da momento di festa per l’intera comunità a giorno in cui non era possibile compiere nemmeno quegli atti di pietà che Gesù e i discepoli facevano in favore dei poveri e dei sofferenti.Invitava dunque l’uomo a non farsi irretire dalle false credenze e dai modelli che la società gli poneva dinanzi,lasciandosi piuttosto guidare dal cuore e dalla saggezza in tutte le loro esperienze.Tanti ragazzi oggi,in un contesto totalmente diverso,dimentichi  di questo insegnamento,vivono all’insegna di falsi miti e insane convenzioni,senza un minimo di consapevolezza.Credono di essere stati creati per il sabato,e non il sabato per loro.


 


Simone Sormani (da INSIEME GIOVANI N°3, a cura del Forum dei giovani di Amalfi)