TIFOSO UCCISO, TRE IN CARCERE E UN INDAGATO

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 Sono tre i tifosi arrestati – due della Lazio (con l’aggravante del terrorismo) e uno della Roma (accusato solo di rapina) – dalla Digos questa mattina nell’ambito dell’inchiesta sulle devastazioni compiute l’11 novembre scorso nella zona dello stadio Olimpico e nel quartiere Flaminio dopo l’uccisione di Gabriele Sandri. Il gip del Tribunale di Roma, Enrico Imprudente, ha respinto la richiesta fatta dai pm di una quarta ordinanza di custodia cautelare in carcere per un altro tifoso. Quest’ultimo resta comunque indagato per devastazione, saccheggio, e resistenza a pubblico ufficiale, anche lui con l’aggravante di condotte con finalità di terrorismo. Secondo quanto si è appreso nei filmati e nelle foto allegate dai pm sono stati identificati con certezza i tre tifosi arrestati, mentre per il quarto, a giudizio del giudice, l’identificazione non appariva certa.


La Digos ha compiuto anche almeno sei perquisizioni in abitazioni di altrettanti ultrà della Lazio e della Roma.

L’inchiesta della Procura della capitale era nata subito dopo gli incidenti scatenati dai tifosi della Roma e della Lazio, attorno allo stadio Olimpico, la domenica pomeriggio dopo l’uccisione di Sandri avvenuta nella piazzola dell’autostrada vicino ad Arezzo.

Gli incidenti degenerarono in una sorta di guerriglia urbana ingaggiata per alcune ore da ultras contro forze dell’ordine con assalti a caserme di polizia e carabinieri, alla sede del Coni e allo stadio Olimpico. I feriti furono oltre 70 e ingenti le devastazioni. In seguito agli scontri erano stati arrestati quattro ultras, tre laziali ed un romanista. Con una scelta senza precedenti, la procura di Roma aveva deciso di estendere l’aggravante delle finalità di terrorismo a due di loro perché accusati di aver preso parte all’assalto del commissariato di via Guido Reni. Gli altri due, invece, erano stati posti sotto inchiesta per gli atti vandalici avvenuti nelle vicinanze dello stadio. Gli assalti si erano consumati tra le due sponde del Tevere nella zona nord di Roma, vicino all’Olimpico. Circa 800 ultras avevano assediato la sede del Comitato olimpico nazionale italiano (Coni) devastandone aree interne. Fiamme erano poi divampate intorno ad una caserma della Polizia, quella che in via Guido Reni ospita il reparto volanti: a volto coperto, armati di sassi anche di grosse dimensioni e bastoni, teppisti avevano bruciato auto, divelto barriere e infranto vetri dell’edificio, rovesciando anche fioriere e danneggiando vetture. Ad essere assaltata era stata anche una caserma dei Carabinieri.


 


Fonte:Ansa

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