ARIENZO ADDIO? CON I LAVORI DEL VALLONE PORTO SCOMPARIREBBE LA SPIAGGIA

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Positano. Aumenta il fronte contro l’intervento di bonifica dell’oasi Vallone Porto in Costiera Amalfitana. Non solo i lavori, voluti da Comunità Montana Penisola Amalfitana e Comune di Positano, sarebbero invasivi per l’ecosistema dell’area Sic, sito di interesse comunitario, e non assolutamente sufficienti a fronteggiare un pericolo reale, e quindi inutili, senza tener conto che esistono altre priorità dove gli interventi avrebbero maggior senso per ia presenza umana, ma metterebbero a rischio l’esistenza della spiaggia di Arienzo che non avrebbe più il ricambio proveniente dai flussi dei detriti portati dal rivo, a dirlo non sono i soliti ambientalisti ma il professore Aldo Cinque ordinario di Geomorfologia alla Università Federico II a Napoli che conosce a fondo l’ambiente fisico e le dinamiche dei Monti Lattari e di tutta l’area della Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana. “Questo progetto è sconcertante – dice Aldo Cinque -, non presenta nessuna giustificazione sull’intervento, tutto è nato dall’autorità di bacino che ha detto di segnalare degli interventi, e molti comuni hanno segnalato in maniera automatica o quasi. A volte voler dire che è necessario fare un lavoro perché altrimenti si hanno delle responsabilità, può essere semplicemente un alibi per giustificare interventi che comportano spesso solo spreco di denaro se non peggio. Questo è un problema etico-giuridico che ho sollevato più volte in varie sedi.” Intanto si susseguono gli incontri degli ambientalisti con il Comune di Positano nella speranza di salvare l’unica area integra di Positano, l’oasi Vallone Porto, da lavori di bonifica che di fatto ne altererebbero l’ecosistema. L’altro ieri mattina si sono incontrati il sindaco di Positano Domenico Marrone, il vicesindaco Gaetano Marrone, la progettista ingegnere Amalia Pisacane, con il geologo Antonio Apicella e l’agronomo Giuseppe Coppola, che hanno redatto le relazioni al progetto, il responsabile di Lega Ambiente Giancarlo Chiavazzo, il responsabile del WWF Andrea Fienga con Claudio d’Esposito, per Posidonia Michele Cinque e Antonino D’Urso, per la Gea Giovanni Cervero e Francesco Fusco. Il dibattito è stato serrato ed è durato a lungo, incongruenze progettuali sollevate dal WWF, contestazioni sull’utilità delle briglie da parte di Legambiente, un progetto alternativo, di sola bonifica, da parte della Gea e la richiesta di fermarsi e di convocare un’assemblea pubblica con esperti, enti che hanno approvato il progetto, ambientalisti e cittadini, da parte della Posidonia. “Posso dire che gli interventi progettati per il Vallone Porto, oltre ad avere il negativo impatto ambientale, mi sembrano abbastanza inutili – spiega Aldo Cinque – o, almeno, mal adattati alle necessità del luogo. Il torrente in questione porterà pure, in occasione di piene eccezionali, acque e detriti alla spiaggia su cui termina, ma ciò è un fatto naturale e benefico. Quella valle, le sue dinamiche e le sue morfologie andrebbero rispettate e salvaguardate (non “ingessate”), specie per il fatto che siamo in un’area protetta e con economia basata su di un turismo che ha nel paesaggio la sua risorsa fondamentale. Dalla crisi del turismo in Costiera non si risorgerà mai se la gente e le autorità del posto non capiranno che ogni residuo di flora tipica, ogni affioramento roccioso, ogni forma scolpita dai processi tettonici ed erosivi contribuisce a formare (insieme alle testimonianze architettoniche e storico-artistiche) il fascino del luogo. Vallone Porto, oasi del Wwf Vallone Porto, oasi del Wwf Senza dubbio, quando certe dinamiche naturali, come alluvioni e frane, minacciano delle case, delle strade e delle persone, bisogna intervenire con misure di mitigazione del rischio. Ma preferendo sempre le soluzioni più rispettose possibili del paesaggio e dell’ecositema sul quale si interviene. Altra fondamentale cosa da non dimenticare è che il livello di rischio può essere abbassato non solo con opere che tentano (spesso in modo incerto e/o provvisorio) di controllare i fenomeni naturali, ma anche impedendo l’edificazione nei luoghi pericolosi e, se necessario e possibile, delocalizzando in aree più sicure ciò che già esiste. Nel caso in questione non abbiamo a che fare (come accede invece a Positano, Amalfi, Maiori, ecc) con un alveo che passa in un centro abitato denso e storicamente stratificato, per cui appare giustificata la scelta di mitigare il rischio agendo sul contenimento dei fenomeni anzicchè sugli altri fattori che prima ricordavo. Le poche costruzioni presenti nel tratto finale del Vallone Porto sono sufficientemente più alte dell’alveo e se un rischio esiste lo si deve al fatto che, anni fa, ben 95 metri di alveo furono inopinatamente coperti (tombati) lasciando una sezione inadeguata a far passare i flussi d’acqua e detrito. Oggi nessuno autorizzerebbe un’opera del genere e certamente bisogna ripristinare un canale aperto e sufficientemente largo su quei 95 metri finali del torrente; così che le piene possano transitare mantenendosi in alveo. L’acqua che scorre nella valle L’acqua che scorre nella valle Voglio anche precisare che i materiali accumulatisi nella parte alta del Vallone a seguito della grande frana di crollo del Monte Catiello sono a tessitura tanto grossolana che non prevedo contribuiranno ad incrementare in modo marcato il carico solido che il torrente porterà giù nei prossimi anni. Ad incrementare la deposizione alluvionale di questi ultimi anni sono stati piuttosto gli scarichi in alveo provenienti dalla recente strada rotabile tra Montepertuso e Nocelle. E per finire, ricordiamoci che ciò che i detriti che fiumi e torrenti portano verso le loro foci servono a garantire la sopravvivenza delle spiagge, ovvero il loro ripascimento. In tanti luoghi si spendono fior di quattrini per fare ripascimenti artificiali o si rovina la qualità dei litorali con scogliere frangiflutto che tentano di ridurre l’erosione da parte del mare delle spiagge. Se nel Vallone Porto si realizzano ancora altre briglie, la spiaggia della baia di Arienzo potrebbe ridursi o scomparire!”