TORNA L´ORA SOLARE, OROLOGI UN´ORA INDIETRO

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ROMA – Lancette un’ora indietro nella notte fra sabato 27 e domenica 28 ottobre: alle 03:00 di mattina di domenica torna infatti l’ora solare che ci accompagnerà fino all’ultima domenica di marzo 2008. Dopo sette mesi, viene così archiviata l’ora legale, che ogni anno permette di norma un risparmio energetico di circa 80 milioni di euro. La genesi dell’ora legale, che saluteremo dormendo un’ora in più, affonda le sue radici nella storia.

Il primo a teorizzarla fu Benjamin Franklin il quale – facendone l’oggetto di un articolo sul Journal de Paris – individuò nell’adozione per convenzione di un orario diverso che ‘inseguisse’ il sole e quindi la luce, un modo per ottenere dei risparmi energetici. L’idea non ebbe grande seguito anche perché, all’epoca del geniale politico-pensatore-scienziato, i risparmi sarebbero stati relativamente bassi (Franklin pensava, ad esempio, alle poche candele che si sarebbero consumate sia nelle case che nei castelli di fine ‘700).

I calcoli sono oggi ben diversi, visti i consumi nei Paesi piu’ industrializzati. Oltre un secolo dopo (nel 1907), l’idea venne ripresa dal britannico William Willet, e questa volta trovò seguaci: nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al British Summer Time, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. Molti paesi imitarono la Gran Bretagna, soprattutto in tempo di guerra, quando il risparmio energetico è una vera priorità. Da anni armonizzata a livello europeo, nonostante le polemiche di alcuni stati membri quali la Francia (che nel 1997 aveva deciso di non aderirvi in quanto non piaceva agli agricoltori), l’ora legale è stata adottata per la prima volta in Italia nel 1916, dal 3 giugno al 30 settembre. Negli anni successivi l’inizio fu anticipato a marzo. La norma rimase in vigore fino al 1920 e poi venne abbandonata. Dopo 20 anni, però, si decise di farvi di nuovo ricorso: Mussolini decretò che era necessaria e la riammise.

L’ora legale così tornò in auge nel 1940 e negli anni del periodo bellico, e vi rimase fino al 1948, anno in cui venne nuovamente abolita. L’adozione definitiva risale al 1966, durante gli anni della crisi energetica. Per i primi tredici anni venne stabilito che l’ora legale dovesse rimanere in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre (dal 22 maggio al 24 settembre). Dal 1981 al 1995, invece, si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996 quando si stabilì di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

Sono ormai quasi tutti i paesi industrializzati che, proprio in virtù dei risparmi possibili, hanno adottato l’ora legale, secondo un criterio di fissazione delle date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non complicare troppo l’organizzazione degli orari dei vettori aerei, anche in considerazione delle stagioni e delle necessità di Stati che si trovano in emisferi diversi. Quindi l’ultima settimana di marzo che in Europa (compresa la Russia) segna l’inizio del regime di ora legale, nell’emisfero australe ne celebra la fine. Ma c’é anche qualcuno che, come il Giappone, non aderisce all’ora legale: anche in questo caso a mettere i bastoni tra le ruote sono stati gli agricoltori, visto che è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran parte del resto dell’Asia, come anche in Africa.

L’Iran figura invece nell’elenco di chi la adotta, seguendo il calendario persiano che, in fin dei conti, non si discosta molto dal nostro: l’inizio è fissato per il primo giorno del primo mese, quello di “farvardin”, che comincia in coincidenza con l’equinozio di primavera, e la fine sette mesi dopo. Qualche incertezza, infine, per l’orologio di chi decide di visitare l’Antartide: qui l’ora legale – e quindi solare – cambia a seconda di quale bandiera sia issata sulle basi che sono state istituite per motivi scientifici (ma non solo) sull’ immensa placca di ghiaccio.


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                                   MICHELE DE LUCIA