PAKISTAN: STRAGE SUL RIENTRO DI BENAZIR BHUTTO, LEI ILLESA

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KARACHI (PAKISTAN) – Il governo pachistano vede la mano degli integralisti islamici dietro l’attentato suicida contro Benazir Bhutto, che nella notte a Karachi ha fatto 133 morti e oltre 400 feriti fra i seguaci del Partito popolare pachistano, poche ore dopo il ritorno in patria dell’ex premier che è rimasta illesa.

La Bhutto, in un’intervista anticipata oggi dal sito on line del settimanale Paris Match, imputa l’attentato agli uomini del regime islamico del generale Zia Ul Haq. Il generale, morto nel 1988 in un misterioso incidente aereo, nel 1979 fece impiccare il padre della Bhutto, Zulfaqir Ali Bhutto, il primo capo di un governo eletto in Pakistan. Il corteo di centinaia di migliaia di persone, accorse ad accogliere la loro leader, è stato colpito da due esplosioni a breve distanza l’una dall’altra subito dopo la mezzanotte. La prima provocata da una granata, la seconda da un kamikaze che si é fatto saltare in aria correndo fra la folla. La testa del kamikaze sarebbe stata ritrovata e un test del Dna verrà eseguito al più presto, hanno riferito fonti della polizia a Karachi. L’uomo, sui vent’anni, avrebbe avuto addosso tra i 15 e i 20 chili di esplosivo.

Non ci sono state rivendicazioni, ma la polizia sta investigando se siano coinvolti nell’attacco i militanti di al Qaida e filo-Taleban che avrebbero trovato rifugio nelle regioni tribali, al confine con l’Afghanistan. “E’ di sicuro il lavoro di militanti e terroristi”, ha detto il portavoce del ministero dell’Interno Javed Iqbal Cheema, ma non è possibile dire chi siano. Almeno tre gruppi terroristici hanno minacciato di uccidere la Bhutto, che si è schierata con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo internazionale. L’ex premier, poco prima di partire ieri da Dubai, aveva detto di non temere un attacco contro di lei perché “i veri musulmani non uccidono una donna”. La Bhutto ha rifiutato alcune delle misure di sicurezza e si è quindi goduta il suo bagno di folla. Per circa nove ore dall’aeroporto internazionale di Karachi al momento dell’attentato, a otto chilometri di distanza, ha salutato i seguaci senza protezione dall’alto del camion blindato che avrebbe dovuto condurla al mausoleo del padre della patria Muhammed Ali Jinnah dove avrebbe dovuto tenere un comizio.

Al momento dell’esplosione era appena entrata nel blindato per riposarsi, quindi è rimasta illesa. Ventimila poliziotti erano schierati per la sua protezione e il governatore di Karachi aveva chiesto venissero accelerati tempi del corteo. Il raduno non ci sarà neanche oggi. Ma la Bhutto, 54 anni, già due volte primo ministro e due volte destituita per corruzione, ha detto che resterà in Pakistan per guidare il suo partito alle elezioni parlamentari di metà gennaio. L’attentato di ieri, condannato da diversi Paesi e dalle Nazioni Unite, è il peggiore dei 60 anni di storia del Pakistan e in assoluto il più grave quest’anno fuori da una zona di guerra. Il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari, ha accusato dell’attentato i servizi segreti pachistani e molti pachistani hanno lo stesso sospetto. Il presidente Pervez Musharraf, che ha condannato l’attacco come un “complotto contro la democrazia” ed ha porto le sue condoglianze alla Bhutto, ha agevolato il rientro della ex nemica con un patto di spartizione di potere. L’alleanza tra loro è sostenuta da Washington che vuole garantirsi il continuo appoggio del Pakistan, l’unico Paese islamico con la bomba atomica, nella lotta al terrorismo internazionale










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                               MICHELE DE LUCIA

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