Comunità Montane da tagliare, ma la Regione vuole salvarle

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Comunità montane da tagliare Ma la Regione vuole «salvarle»
La maggioranza degli enti priva del requisito chiave: l’altitudine
Non saranno solo Vietri sul mare e Piano di Sorrento, della Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina, a tremare se la proposta di legge in materia di riordino delle Comunità montane del ministro per gli Affari Regionali Linda Lanzillotta dovesse passare in Finanziaria così com’è. La stragrande maggioranza dei comuni campani che attualmente fa parte di una delle comunità regionali, infatti, sarebbe tagliata fuori. Il motivo? La non rispondenza all’unico requisito richiesto della bozza del ministro: l’80% del territorio ad almeno 500 metri sul livello del mare. L’esigenza di dare una stretta ai costi della politica investe l’ultimo anello della catena degli enti di governo, spesso citato come esempio di spreco di denaro pubblico. Per la Campania, l’entrata in vigore delle nuove regole sarebbe un colpo di mannaia: per oltre metà del territorio la regione è costituita da colline, e solo per il 34% da montagne. Eppure conta ben 27 Comunità montane con 365 Comuni su 551 che ne fanno parte. Un numero da fare invidia al Veneto che conta 19 comunità, nonostante ospiti il 70% delle Dolomiti. E se non meraviglia il fatto che Avellino vanti 6 comunità, stupisce sapere che a Salerno ve ne siano il doppio (3 solo nel Cilento), due a Napoli e a Benevento e Caserta, rispettivamente 4 e 3.
Calcolare gli effetti della Finanziaria e il numero preciso di quanti Comuni che sarebbero esclusi, al momento è quasi impossibile. In Italia non esistono altri documenti cui rifarsi se non l’elenco della cosiddetta «montagna legale», del 1952, che ha stabilito la classificazione dei comuni in montani, parzialmente montani e non montani. La stessa classificazione che la Lanzillotta vorrebbe superare introducendo come riferimento il solo criterio dell’altitudine. «In Campania solo una manciata di Comuni rispondono a questa caratteristica – afferma Paolo Bertoni, dirigente di servizio alla Regione per le comunità montane – Combatteremo fino alla fine la proposta della Lanzillotta che penalizza il nostro Appennino senza tenere conto delle peculiarità delle nostre alture». Bertoni propone la sua ricetta: una legge stilata in accordo con l’unione delle comunità della Campania, che porta il suo nome e che è in attesa di approvazione in Consiglio. Il perno è la rimozione delle aree non montane dagli enti montani. Una sforbiciata di 58 paesi sui 70, che usufruiscono dei fondi stanziati dal governo, impiegano personale e nominano consiglieri e assessori, nonostante non siano vette da Monte Bianco. Con questa normativa quasi tutti gli enti perderebbero qualche pezzo. Tra i più colpiti, senza dubbio la comunità del Partenio che dovrebbe dire addio a 7 dei suoi Comuni scendendo a quota 14 paesi dei 21 originari. Ancora, Montedonico Trabucco, che verrebbe completamente cancellata; degli otto Comuni di cui è composta, infatti, ben sei sono classificati come non montani. Infine, le comunità dell’Irno e Serinese Solofrana, che verrebbero fuse insieme. Tirando le somme i paesi esclusi sarebbero 54, e le Comunità da 27 passerebbero a 25.
Le rimozioni non sono l’unica novità. Per un Comune che piange, infatti, un altro brinda. Due le new entry che assurgono alla cerchia dei «protetti»: Meta di Sorrento e Airola. «L’obiettivo che la legge intende perseguire è lo snellimento degli organi di governo, dando maggior peso ai paesi più numerosi e posizionati sulle cime più alte e riducendo il numero dei consiglieri e senatori », afferma Andea Abbamonte, assessore regionale ai rapporti con il sistema delle autonomie e dei piccoli comuni. Gli fa eco Donato Cufari, presidente dell’Unione comunità montane della Campania. “E’una giustizia che andava fatta per combattere gli abusi del passato. Dagli anni ’90 sono stati compiuti troppi eccessi. Chiunque faceva istanza per entrare in una comunità veniva accontentato. Tengo a precisare, però, che l’organo delle comunità è indispensabile per il territorio campano. Il nostro Appennino sorge tra due mari, per cui è molto diverso dalle Alpi. Non si può tenere conto solo dell’altitudine, come fa la Lanzillotta, ma anche della pedenza».
Iole Palumbo
Dal Corriere del Mezzogiorno