Caso Moro Marco Cazora scrive a Positano News

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Egr. Direttore,

ho letto con interesse la Vostra ricostruzione del caso Moro.
Continuo a rimanere sorpreso del fatto che dopo 30 anni ancora qualcuno
abbia la voglia e la pazienza di scriverne. Desidero allora se me lo permette
aggiungere una postilla a quanto narrato riguardo mio padre Benito Cazora
convinto di aggiungere interrogativi che purtroppo a nulla portano e a nulla
porteranno, ma solo nella speranza che nei futuri libri di scuola non venga
scritta una sola “verità”.
Ahimè mio padre non fu incaricato dalla DC di mantenere rapporti con nessuno
poichè questo starebbe a significare un reale interesse nel voler salvare la
vita di Aldo Moro, le sue iniziative furono del tutto personali e volte a tentare di
evitare quanto accaduto.Questo gli costò caro politicamente e umanamente.
Il quesito che Le pongo e che potrebbe far riflettere ulteriormente è il seguente:
come mai ho letto, leggo su diversi libri ed anche oggi sul vostro sito il nome
Cazora e mai nessun tribunale in tanti processi Moro o le varie commissioni
parlamentari succedutesi lo hanno mai sentito? Mio padre è scomparso nel 1999,
probabilmente una dimenticanza durata 21 anni.
Chiedo scusa per il tempo che Le ho rubato, ma lo farò ancora per manifestarLe
una sana; ma non troppo; invidia nel sapere che vivete in uno dei posti più belli al mondo.
Cordiali saluti

Marco Cazora


Secondo alcune ricostruzioni nei  giorni successivi alla strage circolò la voce che gli agenti della scorta di Moro, fossero rimasti inerti per qualche motivo molto particolare, come ad esempio il fatto di aver riconosciuto qualche volto noto tra gli assalitori. Ma la voce non trovò ovviamente conferma.
Ma l’importanza di quelle foto è resa più chiara da una telefonata intercettata dalla polizia il primo maggio del 1978, otto giorni prima dell’uccisione di Moro. Al telefono ci sono Sereno Freato, segretario di Moro, e Benito Cazora, il deputato Dc incaricato in quelle settimane di “sondare” gli ambienti della malavita organizzata per cercare la prigione di Moro


Cazora – “Mi servono le foto del 16 marzo”. Freato – “Quelle del posto lì…”
C – Sì, perché loro … (qui il nastro è cancellato) pare che uno stia proprio lì, mi è stato comunicato da giù”.
F – “E’ che non ci sono. Ah, le foto di quelli, dei nove?”.
C – “No, no. Dalla Calabria mi hanno telefonato per avvertirmi che in una foto presa sul posto quella mattina lì, si individua un personaggio noto a loro”.
F – “E’ un problema questo”.
C – “Per questo ieri ti avevo telefonato”.
F – “Come si può fare? Bisogna riflettere un momento, sentire, dire al ministro. Saran tante”.
C – Una copia, capito, può darsi che sia sui giornali del 16 o del 17 marzo”.

Nei giorni in cui si svolgeva quella telefonata Cazora secondo le ricostruzioni  stava intrattenendo rapporti con l’andrangheta calabrese in cerca di notizie utili. La presenza di uomini della malavita organizzata intorno al sequestro Moro è un altro dei “buchi neri” dell’inchiesta. Sulla vicenda anche Mino Pecorelli pare sapesse qualcosa ma poi fu ucciso e Giulio Andreotti è stato indagato al proposito in un procedimento dal quale è stato poi assolto


Ci chiediamo anche noi perchè non è mai stato ascoltato Cazora? Ringraziamo il figlio per averci dato un ulteriore elemento di riflessione che però riempie ancora di più di amarezza i nostri dubbi.


Nella sezione News Politiche curate da Michele De Lucia la vicenda Moro


Michele Cinque


cinquemi@michelecinque.191.it


3381830438

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