Napoli, lampioni pericolanti

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NAPOLI I pali della luce del lungomare di Napoli avrebbero potuto uccidere ancora. Proprio come successe nel dicembre scorso, quando uno crollò all’improvviso e schiacciò una donna che passava in motorino. E uno di quegli stessi pali potrebbe crollare da un momento all’altro, dicono oggi i periti della Procura, proprio nel giorno in cui Napoli accoglie il presidente Napolitano. Anzi, non uno solo, ce ne sono almeno quattro pericolanti, e tutti in viale Dohrn, uno stradone che corre accanto a via Caracciolo e costeggia la villa comunale, dove i bambini vanno a giocare. A vederli, però, non sembrano pericolanti: sembrano nuovi. Perché all’indomani di quella tragedia, il Comune anziché sostituirli li fece ridipingere. E li lasciò al loro posto. È andata così, anche se è incredibile. Un paradosso che va oltre il paradosso di quella tragedia consumatasi il 22 dicembre scorso, quando Fabiola Di Capua, istruttrice di equitazione, sposata e mamma di una bimba che all’epoca aveva otto mesi, fu travolta da quintali e quintali d’acciaio mentre con il suo scooter passava per via Caracciolo. C’era vento quel giorno a Napoli. E all’inizio ci fu chi ebbe il coraggio di attribuire la tragedia alle raffiche, effettivamente violente in una zona come quella del lungomare, ma mai tanto da poter abbattere un palo.

E infatti ci volle poco a scoprire che in città — in via Caracciolo ma anche altrove — c’erano pali della luce corrosi dal tempo e dall’incuria che solo per miracolo se ne stavano ancora in piedi. Alcuni furono sostituiti, tutti furono controllati, fecero sapere l’Acea (la società che gestisce l’illuminazione pubblica) e il Comune. E visto che ci si trovava si pensò di dare una mano di vernice non solo ai nuovi (che vennero impiantati grezzi e poi dipinti) ma a tutti quelli della zona del lungomare. I ventotto pali di viale Dohrn furono tinteggiati di verde, in sintonia con gli alberi e le aiuole della villa e con le siepi del vicino circolo del tennis. Nel frattempo andò avanti l’inchiesta della Procura, e il pm Stefania Buda decise di non accontentarsi di ciò che dicevano i tecnici dell’Acea ma di affidarsi a un perito esterno. Fu incaricato il professor Francesco Bellucci, docente alla facoltà di Ingegneria della Federico II, che nei giorni scorsi ha consegnato il suo rapporto al magistrato. Quattro lampioni «in imminente pericolo» di crollo in viale Dohrn, e altri pure usurati, anche se non tanto da far temere un cedimento in tempi brevi, in via Caracciolo. La Procura ha quindi disposto immediatamente il sequestro di viale Dohrn che da ieri è chiuso alla circolazione sia automobilistica sia pedonale, e ora spetterà al Comune rimettere in sicurezza la strada prima di poterne chiedere il dissequestro. Comune che ovviamente non si sente responsabile di questa situazione.

L’assessore all’Arredo Urbano, Elisabetta Gambardella, chiama in causa piuttosto l’Acea: «Sono sgomenta – dice – . In questi mesi abbiamo sempre chiesto all’Acea la massima attenzione sulla sicurezza degli impianti di illuminazione di tutta la città, e in particolare del lungomare, e in nessuna delle relazioni che ci sono state consegnate risultano problemi in viale Dohrn. L’Acea ci ha sempre comunicato di aver provveduto a fare le verifiche e ad adottare i provvedimenti necessari. Ora è chiaro che come amministrazione comunale seguiremo le indicazioni della magistratura e interverremo per rispristinare la sicurezza in quella strada».

 

fonte: corriere della sera

                                              MIKI DE LUCIA

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