ULTIME BOTTE ESTIVE DI UN PAESE ALLO SFASCIO

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di Andrea Cinquegrani

Italia sì, Italia no, cantilenavamo anni fa. Siamo sempre quelli che d’estate si va in ferie, e il cervello pure (anche se il corpo, piagato dal carovita, restà in città). Vanno al mare, i poveri neuroni stanchi, e quindi parole in libertà. E chi ne ha – di idiozie nel bagagliaio – più ne metta. Apre il tema Cosimo (il tempo del Mele, lo ricordate?), chiude il cerchio Cesa (tanto per non pensare alle sue tante gatte e gattine da pelare, giudiziarie): poveri i nostri parlamentari lontani dalle consorti, perchè non prevediamo un plus al basso appannaggio da 20 mila euro mensili per il ricongiungimento familiare? Vengono o no da Sri Lanka o da Bogotà i poveretti? La prende sul serio il tesoriere dei Ds in fase di fusione calda con la margheritina, Sposetti: «più soldi ai partiti». Non gli era bastato il calcio in culo referendario (come non è servito a niente quello sulla responsabilità civile dei giudici, alla faccia delle caste).

Questione di feeling. O meglio d’amore, tema predileto dal candidato Walter di ritorno dalle vacanze maldiviane. Avrà riflettuto sui rimproveri di Fioroni («Il Partito Democratico sarà la casa dei moderati»), le reminiscenze di Pasquino («Il PD? Ecco la nuova balena bianca»), o le bordate del super amico De Gregori («Lui sta con i poteri forti, voto la Bindi»)? Di fronte al bubbone della criminalità organizzata, però, ritrova lo smalto, il super sindaco romano: «per gli appalti potere ai prefetti», è la parola d’ordine. Poco importa che per anni le prefetture abbiano regolarmente rilasciato certificati antimafia alle società delle più agguerrite cosche, capaci quindi di partecipare alle gare d’appalto con le carte in regola e la fedina amministrativa immacolata. Seguono a ruota – come in un coretto – il viceministro degli Interni Minniti e il presidente della commissione Antimafia Forgione: «bisogna colpire la malavita nei suoi interessi economici, con le confische». Peccato non ricordino che la legge ad hoc, la Rognoni-La Torre di 25 e passa anni fa, sia stata praticamente “uccisa”, inapplicata, come documenta Elio Veltri in questo numero della Voce. Peccato che un magistrato in prima linea da anni sul fronte “confische”, Francesco Menditto, da sempre denunci – regolarmente inascoltato – la carenza di organici nella struttura giudiziaria delle “misure di prevenzione”, quelle incaricate appunto di sequestri prima e di confische poi.

Il solito, nauseante refrain: perchè per combattere le mafie questa classe politica, questo parlamento dovrebbero autocondannarsi, fare leggi contro se stessi, contro il 10 per cento di pregiudicati che arruolano tra le loro fila, senza contare gli “amici” non (ancora) inquisiti. Intanto, il guardasigilli Mastella se ne sta panciolle sul 25 metri dell’amico Della Valle e degli amici suoi, il più assiduo Abete, il numero uno di Bnl: ma non la voleva scalare, il presidente della Fiorentina? Colpi di sole e colpi di testa.

Chi ha il coraggio di assestarne qualcuno ben piazzato, andando al cuore dei problemi, viene regolarmente messo al muro come un criminale, linciato, delegittimato. E’ capitato a Caruso, colpevole di aver puntato l’indice contro le morti continue nei cantieri di mezza Italia, e le leggi che consentono quotidianamente il massacro. Massacrato lui. E’ capitato alla Bernardini dei Radicali, quando ha scoperto l’acqua calda: molti locali a Roma sono gestiti da napoletani in odor di camorra. Apriti cielo, dagli alla razzista. E’ capitato al presidente della Provincia di Benevento Nardone, da anni in prima fila per la tutela dell’ambiente e “affondato”, fra gli altri, dagli amici mastelliani (proprio loro capintesta nel lurido business dei rifiuti). Botte ferragostane? No, un Paese sempre più allo sfascio.


fonte: www.lavocedellacampania.it