Salerno l’anniversario dello sbarco alleato del 1943

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Corre  l’anniversario dello sbarco alleato del 1943
Sessanataquattro anni fa le truppe angloamericane sbarcarono sulle nostre spiaggie
Di Andrea Gambardella
Sembra quasi che nessuno se ne ricordi più, che la gente lo abbia rimosso. Le immagini dello sbarco di Salerno stanno per scomparire anche dai recessi della memoria dei più anziani. Eppure la seconda – per ordine di grandezza – operazione militare più vasta che la storia abbia conosciuto, avrebbe dovuto lasciare qualche traccia più evidente. Così come del resto è accaduto per i segni delle bombe a frammentazione, sganciate a tonnellate dagli aerei degli Alleati e rimasti impressi sulle facciate dei palazzi della nostra città. Sullo sbarco del 9 settembre 1943, di cui oggi corre il 64esimo anniversario, sono stati scritti decine di libri e di articoli, scattate migliaia di fotografie, girati chilometri di pellicola. Ma al di là dell’immagine oleografica fornitaci dalla storiografia ufficiale, ecco che oggi, ad un analisi più attenta, la realtà dei fatti appare ben diversa. Per avere idea delle dimensioni della disastrosa impresa che trasformò in macerie buona parte di Salerno, bisogna fare un passo indietro verso gli anni ’40.
Parlando con Stalin, Winston Churchill un giorno disse:<>. Il primo ministro inglese e i capi di stato maggiore britannici erano certi che attaccare l’Europa passando attraverso l’Italia avrebbe accorciato i tempi della guerra. Ma gli americani non ne erano convinti del tutto e avrebbero preferito concentrare i propri sforzi su un attacco frontale attraverso la Manica. E’ con riluttanza che accettarono di seguire gli alleati britannici in quella che verrà riconosciuta dagli stessi Alleati come : << la più catastrofica ed azzardata fra le imprese militari in cui un generale possa imbattersi>> (Generale M. W. Clark).
Fortemente voluta dagli inglesi, la “Operation Avalanche”, l’ Operazione Valanga, prevista per il giorno successivo alla dichiarazione dell’Armistizio, fu erroneamente soprannominata da Churchill “A walk in the sun” ovvero “una passeggiata al sole”, (da cui il titolo del film antimilitarista di Lewis Milestone, girato in Italia nel 1945 e distribuito nelle nostre sale come “Salerno ora x”). Non a caso le testimonianze dell’epoca forniscono un quadro ben diverso dei giorni che sconvolsero la nostra città. Gli obiettivi dell’operazione, delineati dal generale Dwight D. Eisenhower, comandante in capo del Teatro di Operazioni Mediterraneo, dal generale Mark Wayne Clark, comandante della V Armata e dal vice ammiraglio Henry K. Hewitt, comandante della Forza Navale d’Impiego Occidentale, erano ben precisi: gli Alleati volevano allontanare i Tedeschi dall’Italia meridionale, impadronirsi delle basi aeree di Foggia, raggiungere Napoli e liberare Roma. Ma l’operazione di sbarco, affrettata e mal concepita, si rivelò una vera e propria trappola per migliaia di giovani soldati mandati allo sbaraglio su quel vastissimo tratto di costa che va da Minori a Paestum. Il golfo di Salerno, risultò infatti essere ben presidiato dalle forze dell’Asse, organizzate e ben equipaggiate, che dall’alto delle colline retrostanti godevano di una posizione privilegiata. Ne risultò una vera e propria carneficina. Fu così che ben presto, dopo la facile conquista dei primi cinque chilometri di fascia interna da parte degli angloamericani, la controffensiva tedesca, organizzata dal generale Albert Kesserling, scatenò un vero e proprio inferno di fuoco sulle truppe che, viste da lontano, sembrarono ai cecchini della Wehrmacht dei bersagli da tiro a segno. Per gli americani, la situazione, nella zona della testa di sbarco, divenne a tal punto critica da indurre il generale Clark (da cui l’omonima strada in città) ad apprestare una strategia per una immediata ritirata delle truppe. <>. Tuttavia grazie agli enormi rinforzi giunti via terra e via aria, gli invasori di Salerno riuscirono a resistere ed i soldati poterono così riprendere la lunghissima marcia per la vittoria che li condusse alle porte di Roma nel giugno del ’44. Ma il bilancio delle perdite risultò essere terribile: solo dalla parte degli Alleati, fra i 100.000 inglesi ed i 70.000 americani sbarcati, si contarono 2.009 morti, 3.501 dispersi e 7.050 feriti. Il numero delle vittime di parte nostra è invece di difficile calcolo ma facilmente intuibile.
Per Salerno, furono anni in cui scarseggiava tutto, comprese le armi e le munizioni. Durante i bombardamenti la gente visse nell’oscurità, priva di elettricità, di cibo, di vestiario e di ogni apparenza di benessere. La “farinella” bianca degli americani entrò nelle case e nel vocabolario dei cittadini di Salerno. Nei giorni della ricostruzione si inaugurò un glossario pieno di neologismi introdotti dalla guerra: “sfollato”, “blitz”, “coprifuoco”, “jeep”, “camel”, “ricovero”, “ponte di barche”, “nylon”, “leasing”, “bombardamento a tappeto”, “sciuscià”, “spezzone incendiario”. Nel ricordo dei salernitani resterà indelebile anche quello delle prepotenze, delle requisizioni, delle occupazioni delle case, dei numerosissimi soprusi sulle donne e dei saccheggi, somministrati dai soldati “liberatori” angloamericani, assieme agli aiuti umanitari ed alla cocacola. La pace fu l’unica vera vittoria.
Andrea Gambardella
andreagambardella@gmail.com

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