SCIOPERO FISCALE, BOSSI GELA BERLUSCONI: "ANDRO´ FINO IN FONDO"

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MILANO – Ancora una volta Silvio Berlusconi e’ costretto a giocare il difficile ruolo dell’equilibrista, per tenere insieme le diverse anime del centrodestra. Ma di fronte alla minaccia di sciopero fiscale ventilata da Umberto Bossi, le sue capacita’ di mediazione sembrano essere messe a dura prova. Se infatti sul tema l’ex premier mantiene una posizione prudente, assicurando che con la Lega ”c’e’ piena sintonia”, il senatur tira dritto per la sua strada e nel confermare che quella della protesta e’ l’unico modo per cacciare il governo Prodi, si smarca anche dal Cavaliere: ”Frena lui, noi andiamo avanti”. In realta’, lo stesso Berlusconi in giornata aveva fatto sapere che quella della ”frenata” era una interpretazione dei giornali. Ma il leader del Carroccio non e’ sembrato curarsene. ”La Lega da sola ha dieci milioni di lombardi”, ha detto il Senatur in serata da Marina di Ravenna. ”Non abbiamo paura, da soli siamo in grado di condizionare. Ci sono milioni di persone che ci credono e ci chiedono di mandare via Prodi. Quello e’ il modo, se vogliamo mandarlo via”. E ancora: ”Non hanno capito che non e’ solo una rivolta fiscale, ma popolare. Andro’ fino in ondo. Tengo duro, dobbiamo fargliela vedere” perche’ ”girero’ Lombardia e Veneto e vedrete che le cose non si fermeranno li”, ha detto tra gli applausi del pubblico leghista. Poi, ai giornalisti che gli chiedevano se si fosse sentito con Berlusconi Bossi ha risposto: ”Non so, ci sentiremo”. Non solo. Il leader del Carroccio ha anche di fatto smentito Roberto Calderoli, il dirigente della Lega che ieri aveva assicurato che la protesta non si sarebbe concretizzata in un vero sciopero, ma in una forme del tutto legali. ”Hanno paura della protesta fiscale, ma se Bossi continua a dirlo prima o poi la gente lo fa. Cosa fa lo Stato? Manda i carabinieri a casa di chi non paga le tasse?”, e’ stata la sfida del Senatur.

Parole che rendono ancora piu’ complicata la mediazione di Berlusconi. Non solo per la netta contrarieta’ di Alleanza Nazionale e Udc all’idea di invitare i cittadini a non pagare le imposte, ma anche per la cautela con cui anche Forza Italia ha accolto la minaccia del leader del Carroccio. L’ex premier per primo, dopo aver ventilato la strada dello sciopero, fece marcia indietro. Ieri, il Cavaliere ha cercato di gettare acqua sul fuoco, minimizzando le diversita’ di vedute con l’alleato: ”Ho parlato stamani con Castelli, chiarendo la situazione. C’e’ grande accordo tra noi e la Lega, come sempre, e le decisioni le prenderemo insieme”, ha detto, sottolineando come gli elettori del centrodestra auspichino la massima unita’ della coalizione. Parole che alcuni hanno letto come una apertura alla posizione del Carroccio. E’ cosi’? Pare di no, o almeno non del tutto, almeno stando ai molti che dentro Fi non credono che una simile protesta sia praticabile. Scetticismo che traspare persino nel Carroccio. O almeno cosi’ sembra dalle parole di uno dei suoi dirigenti. ”Sciopero e’ un termine che puo’ essere frainteso, perche’ noi non chiederemmo mai agli italiani di non pagare le tasse: parlerei piuttosto di protesta, sul modello di quella del the’ attuata dalle colonie inglesi contro la Corona”, ha detto Roberto Calderoli, senza voler svelare altri dettagli di quello che definisce il ”progetto per togliere la benzina finanziaria al governo Prodi” e ”mandarlo a casa”. L’ex ministro leghista ha anche rivelato che ”contenuti e dettagli del progetto li conoscono pochissime persone, un paio, non di piu”’, nessun altro, ”nemmeno Berlusconi”. Insomma e’ verosimile che Lega e Forza Italia stiano cercando una quadratura del cerchio per non dividersi in vista di una autunno che Berlusconi preannuncia ”caldissimo”. E infatti, prima dell’affondo di Bossi, lo stesso Cavaliere e’ tornato sull’argomento per ribadire che non ci sono diversita’ di vedute e che sulla minaccia leghista lui non ha ne’ frenato: ”Non c’e’ nulla che non va. I giornali hanno enfatizzato ma e’ soltanto un’interpretazione dei giornali”. Intanto pero’, almeno nelle parole di Bossi, le distanze sembrano allargarsi invece che restringersi come vorrebbe Berlusconi.














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                                 MICHELE DE LUCIA