Napoli, maxi frode telefonica: usavano utenze

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NAPOLI (20 agosto) – Sfruttavano le linee telefoniche di centinaia di utenti di Napoli e provincia, per accedere al sistema informatico della Telecom e chiamare a sbafo i numero ad alta tariffazione «899». E’ una maxi frode quella scoperta dalla Guardia di Finanza di Napoli: oltre tre milioni di euro il giro d’affari del raggiro, 13 le persone arrestate, 250.000 euro e 15 utenze «899» sequestrati.

Le indagini, avviate nel novembre del 2006, dal nucleo di polizia tributaria di Napoli, hanno messo fine all’attività di un’organizzazione che, attraverso l’utilizzo di appositi «badge» di accesso alle centrali Telecom detenuti illecitamente, riusciva a introdursi abusivamente nel sistema informatico della società. L’attività riguardava principalmente la città di Napoli, ma anche molti comuni della provincia. Gli investigatori, monitorando il centro di sorveglianza del traffico telefonico della Telecom, hanno individuato l’esistenza di migliaia di telefonate anomale verso numeri «899».

Le chiamarte avevano una durata di pochi secondi, in modo da far generare lo scatto alla risposta che ha un costo pari a 12,50 euro. Al momento dell’accesso abusivo sulla linea di un abbonato, veniva interrotto il servizio telefonico ai legittimi intestatari dell’utenza. I finanzieri hanno individuato le centrali telefoniche dalle quali l’organizzazione accedeva alle linee degli utenti e hanno atteso il tentativo di collegamento, sorprendendo le 13 persone arrestate, tutte originarie dei quartieri Pianura e Arenaccia. A beneficiare dei proventi delle attività illecite erano due società di Avellino, titolari del diritto di uso delle numerazioni «899» a tariffazione specifica.

L’operazione ha interrotto una delle più grandi frodi telefoniche. Le fiamme gialle hanno sequestrato anche 5.000 azioni e obbligazioni trovate su due conti correnti intestati alle società avellinesi, 155 utenze «899», 27 apparati telefonici modificati, 13 cellulari e 3 «badge» di ingresso alle centrali telefoniche.


fonte: CORRIERE DELLA SERA


                                   MICHELE DE LUCIA