Napoli. Renato Milo.

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La libertà dell’invenzione mentale del “Madi” prospetta una possibile simbiosi integrale delle arti. Renato Milo, prima, con l’acqua e, poi, con bacchette sottili e leggere, riverberanti terse cromie, indicava la sua strada “madi” e, dopo, ancora, risolve con uno schema abbreviato e sintetico che, tuttora, continua.


Ricordiamo che Renato Milo presentava, sino a qualche anno fa, opere di medio-strutture, in plexiglas, composte da piani trasparenti con elementi geometrici minimali a rilievo e, quindi, legava il suo nome alle idrosculture.


Elementi geometrici erano inseriti, a varia quota, in teche di plexiglas ripiene d’acqua.


Con l’acqua opportunamente “contrava” ed afferrava effetti di rifrazione cinetica, che traducevano l’ “esprit madi” della modularità.


Noi che ci muovavamo intorno alle idrosculture potevamo percepire una moltiplicazione degli oggetti geometrici variamente disposti ed incollati o sapientemente sospesi.


Da artista, internazionalmente riconosciuto, propone la sua maturità ed un calibrato atteggiamento “madi”, che sempre più l’appassiona.


E’ interessato perciò a produrre un momento “sintetico” di riflessioni per sottolineare un periscopico invito a sollecitare attenzioni ed adesioni.


Da artista disciplinato, invece, verifica gli esiti dell’era tecnologica ed il “nuovo” lo indaga per corroborare ulteriori esigenze estetiche ed intenzionalità funzionali.


Tutte le opere di Renato Milo sono studiate per sviluppare non solo istanze progettuali, ludiche ed innovative, ma affermative di quel robusto sostegno che alimenta ulteriori originali realizzazioni, che si connettono per soddisfare esigenze creative nell’attuale contesto tecnologico avanzato.


Insiste nelle esemplari prove, che percorrono, parallelamente alla linea e ai derivati geometrici, potenziali itinerari della logica e per lui risultano esigenze primarie: attendere alle strutture visive e continuamente agire per ridefinirle nella sostanziale molteplicità d’apertura e flessibilità cinetica e dinamica.


Seguita, con serio metodo, a risolvere carature dello spazio ed anche a determinare le adattabilità e le versatilità massime ed estese, anche estreme, delle concretezze trasparenti dei materiali scelti.


Intende, quindi, superare frontiere plastiche, riscoprire l’affidabilità, ora, solo delle materie trasparenti, e non più dei liquidi, riqualificare l’universo dei segni moltiplicati a raggiera, ridefinire l’anima e la vitalità spirituale delle strutture, ed, infine, elaborare e programmare un differente orizzonte dell’architettura delle componenti visive di un modulo.


Prossime tappe di Renato Milo all’estero, tra i tanti punti che toccherà, ricordando a memoria: “Galerie Orion” di Parigi (al 5, rue des Immeubles Industriels); Museo de Arte Contemporanea  “Francisco Narvaez” all’Isla de Margarita in Venezuela, dal 3/8 al 3/11.07; “Grand Palais” a Parigi, ancora, con la mostra “Art en capital”, novembre-dicembre 2007; “Maison de l’Amerique Latine”, sempre a Parigi, gennaio-aprile 2008;  “Galerie Alexandre De La Salle” a Cagnes-sur-mer, in Francia, tra fine 2008 ed inizio 1009.


 


Maurizio Vitiello

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