RIMETTIAMO LE PAROLE IN ORDINE

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Il lessico politico degli ultimi anni ci ha abituati ad una serie di nuovi termini e sfumature semantiche dietro le quali si celano orientamenti politici e visioni contrapposte.


Ad esempio essere considerato zapateriano puo’ suonare come una terribile offesa per la sensibilita’ di un oscurantista e barbaro conservatore( è così che il vocabolario corrente ha fino ad oggi illustrato chi zapateriano non è),mentre può essere letto come il più lusinghiero dei complimenti da un devoto progressista.


La guerra dei termini è in continua evoluzione per ogni settore della politica, non ultimo quello che riguarda le riforme.


E come capita dopo ogni guerra, la storia la scrive chi la vince e così succede anche per le parole e i loro significati.Ecco spiegato il motivo per cui la cultura e la storiografia contemporanee hanno voluto dipingere la destra come statica e conservatrice, e la sinistra come portatrice di un ondata di modernità e novità.


Ma la conservazione di questa prerogativa della sinistra è durata fin quando non è successo qualcosa che ha portato una vera ondata di cambiamento e modernità : non parliamo di una guerra me della vittoria della destra alle politiche di sei anni fa.


Cinque anni di governo sono bastati perchè si accorgesse che anche al di qua della barricata si può essere riformatori,ma con criteri diversi.Sfatato un altro luogo comune,ci si appresta al confronto anche a proposito del tema della riforme.E la destra regge il confronto grazie ad un idea di fondo da riformare,che indica un criterio nuovo ed innovativo che si distingue da tutti i paradigmi già esistenti del concetto di riformista.


Il termine più giusto è quello di riformatore dietro il quale si manifesta una tendenza intensa a voler cambiare la politica,non la società,a voler proporre una modernizzazione che si traduca nella distribuzione di dogmi e nella conservazione di principi e simboli che vanno difesi.


il riformista della sinistra invece tende a trasformare la società in base<a ideali che giustificherebbero la trasformazione.Se pensi ai Dico: ma possono essi giustificare la distruzione del significato culturale e sociale della famiglia?