La Casa degli Angeli il racconto della custode

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La casa degli Angeli. Un mito per molti, un mistero per tanti. Di proprietà della famiglia Zincone, originaria di Salerno, è stato un paradiso per intellettuali, alternativi, artisti ed attori. Una delle case più belle di Praiano, a sinistra del Convento di Santa Maria, che si staglia in alto sul sentiero degli dei, di fronte all’isola de I Galli, trecento scalini per raggiungerla (ora c’è un tratto di rotabile al di sopra della villa, li vicino la chiesa medievale di San Costanzo con ruderi mai ristrutturati). Una storia finita in maniera tragica. Un paradiso perduto. La casa fu affittata negli anni Sessanta dall’attore Berger, poi è passata al pittore Rudy e tante leggende. “Li c’erano i balletti rosa”, ricorda l’ingegnere Capriglione, “quando c’era la luna piena ballavano sul loro terrazzo nudi, era bellissimo e non facevano male a nessuno.” Oggi si chiamerebbe body art, riscoperta del corpo, danza trascendentale, yoga, una riscoperta di se stessi. Era lo stesso modo di vestire che persone legate a stereotipi provinciali non riuscivano a capire. “La gente del posto li guardava strano perché erano vestiti come zingari secondo loro – dice Raffaella De Rosa  la custode della casa -, ricordo che erano originali, avevano un letto nero particolarissimo che avevano fatto portare dall’estero, ma per me era una favola.” Vestiti colorati, leggiadri, allegria, cromatina per la faccia, quando andavano a far spese, voglia di soprendere di “giocare” e soprattutto porte sempre aperte. “Per questo si chiamava casa degli angeli qui – spiega la custode -, chiunque poteva entrare e mangiare liberamente senza problemi. Per il resto erano normalissimi, stavano fra di loro, giocavano, avevano coppie normali e a me non hanno mai dato fastidio, hanno festeggiato normalmente la prima comunione di mia figlia, insomma erano persone buone che non facevano male a nessuno, che volevano solo vivere a modo loro, dando agli altri solo gioia e divertimento, le tavolate che facevano erano memorabili a volte arrivavano decine di persone e davano da mangiare a tutti.” Davano e hanno ricevuto una denuncia. “Una notte stavo portando il latte quando mi vedo i carabinieri che mi fermano, era un vero e proprio blitz, arrestarono tutti, una trentina di persone, fra le quali la moglie di Berger che morì in carcere. Qualche grammo di mariuana, che oggi porterebbe ad una sospensione della patente per un paio di mesi, si tramutò in una tragedia.”La moglie di Berger, Carol Lombrovico, aveva un tumore all’utero ed urlava dal dolore, ma in carcere la trattavano male, dicevano che era perché non trovava la droga – ricorda Raffaella -, lei mi scrisse anche una lettera “Raffellina portami il formaggio e del salame..” era il suo ultimo desiderio, ma non mi fecero entrare in carcere.. Al funerale il marito non andò perché gli dissero che poteva andare solo in manette. La feci seppellire io al cimitero di Praiano. Quando la hanno scavata aveva un vestito bianco ancora integro.” Oggi anche il marito è morto, chissà se qualcuno  a Praiano può in qualche modo pensare a  dargli una tomba per ricordare gli angeli che furono scacciati dal loro paradiso.


Michele Cinque

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