A BOLOGNA LA COMMEMORAZIONE DELLA STRAGE

0

BOLOGNA – Ha preso avvio a Bologna la cerimonia per ricordare il 27/o anniversario della strage alla stazione (85 morti e 200 feriti). Il corteo, aperto dai gonfaloni delle città e dallo striscione dietro al quale sono assiepati i familiari delle vittime, si snoda da piazza Nettuno al piazzale della stazione. Prima dell’avvio del corteo, il sindaco Sergio Cofferati e le altre autorità civili hanno incontrato nella sala del Consiglio comunale i parenti delle vittime.

Nel suo discorso, Cofferati ha chiesto fra l’altro che si operi perché non vi sia “nessun dubbio, nessuna zona di incertezza” su quanto accadde il 2 agosto 1980, “partendo però da ciò che è già stato chiarito da magistrati coraggiosi che si mossero spesso in condizioni non agevoli”. Da parte sua Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime, ha chiesto, all’indomani dell’approvazione della nuova normativa sul segreto di Stato, che tutti i documenti in possesso dei servizi segreti sulle stragi italiane vengano resi pubblici su Internet. A rappresentare il Governo nella cerimonia di oggi sarà il ministro del Lavoro Cesare Damiano, mentre è presente anche il leader dei Ds Piero Fassino.

Le prime immagini di quell’orrore, gli interventi dei tanti soccorritori e volontari, rivivranno domattina anche in tv, su ‘History Channel’, grazie ad un filmato girato allora da un giovane operatore di Punto Radio Tv. Era un caldo sabato di esodo, la stazione ferroviaria era gremita di passeggeri in partenza per le vacanze. All’improvviso il botto, tremendo, e poi polvere, macerie, sangue e corpi straziati di uomini, donne e bambini.

 L’esplosione investì anche il treno Adria Express 13534, fermo sul primo binario. La macchina dei soccorsi si mise subito in moto, una mobilitazione spontanea che coinvolse l’intera città. Alla fine la conta dei morti, una scansione quasi interminabile, raggiunse quota 85. La vittima più piccola fu Angela Fresu, appena tre anni, la più anziana Antonio Montanari, di 86. L’ipotesi dello scoppio di una caldaia o delle tubature del gas, la prima avanzata in quei momenti ma quasi fin da subito ritenuta poco attendibile, lasciò presto il posto alla certezza dell’esplosivo: a provocare la strage era stata una bomba ad alto potenziale.

Dopo 15 anni, e cinque gradi di giudizio, la sentenza della Cassazione del 23 novembre ’95 condanno’ all’ergastolo per l’ esecuzione della strage i terroristi dei Nar Valerio ‘Giusva’ Fioravanti, ex attore-bambino della tv, e sua moglie Francesca Mambro. Ma ci furono condanne anche per depistaggio: colpirono Licio Gelli, Francesco Pazienza e due ex alti ufficiali del Sismi, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Alla lista degli esecutori si è aggiunto nell’aprile scorso un altro ex Nar (Nuclei armati rivoluzionari), Luigi Ciavardini; aveva 17 anni all’epoca, fu giudicato dal Tribunale dei minori e condannato a 30 anni – sentenza confermata dalla Suprema Corte, che rigettò il suo ricorso – perché aiutò Fioravanti e Mambro nell’ esecuzione della strage e vi partecipò “materialmente”.

Fioravanti nel 2004 ha ottenuto la libertà condizionale e lavora all’associazione contro la pena di morte ‘Nessuno tocchi Caino’; Mambro dal 2000 ha avuto la sospensione della pena per maternità (la coppia ha una bimba, che ora ha 6 anni) e lavora con il marito. “Vogliamo la verità sui mandanti – continuano a chiedere i familiari – I ‘segreti’ sono cose umane, e si possono risolvere solo con la volontà umana”.








SPECIALI
BOLOGNA, 27 ANNI DOPO


WWW.ANSA.IT


                                    MICHELE DE LUCIA