Ravello, De Masi risponde agli attacchi della maggioranza

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Il Presidente della Fondazione Ravello Domenico De Masi risponde al manifesto della maggioranza del Comune di Ravello pubblicato da PositanoNews


Debbo confessare una certa soddisfazione nel leggere il manifesto C’era una volta… il magico giardino di Klingsor ! Mentre l’Italia polemizza sugli incendi dolosi, mentre la Campania polemizza sulla nettezza urbana, Ravello polemizza prima sulla valenza estetica dell’Auditorium progettato da Oscar Niemeyer e poi sulle scelte wagneriane del Festival. Ancora una volta Ravello si distingue per la sua particolare raffinatezza culturale.

Salvatore Di Martino, che firma il manifesto, teme che Ravello, nominata anche per suo merito “città della musica”, possa smarrire la vocazione wagneriana e la passione per la “grande musica”. Il suo timore denota sensibilità artistica nonché amore incondizionato per il nostro paese. Ma voglio tranquillizzarlo.
Anzi tutto, risulta difficile capire cosa sia la “grande musica”. Una sinfonia di Berlioz, una suite di Prokof’ev o di Cassadò, un concerto di Vivaldi sono grande musica? E un quartetto di Mendelssohn, una sonata di Rachmaninov, una tragedia lirica di Poulenc? E un concerto di Piazzolla o un gala di Bolle e Ferri? Armostrong e Duke Elklington che musica sono?
Tutti gli spettacoli del Ravello Festival sono scelti con cura sapiente da esperti delle singole discipline, che interpretano con rispettosa sensibilità e con creativa progettualità sia lo spirito di Ravello, sia il leit motiv che annualmente lega, in un’unica ghirlanda amorosa, gli eventi in cui ciascuna edizione si articola. Basta che Di Martino scorra il dettagliato programma del Festival, nella deliziosa edizione curata da Michele Spera e stampata da Electa, per tranquillizzarsi capendo che siamo lontani mille miglia dagli spettacoli di giro, da lui giustamente paventati.
Quanto a Wagner, se Di Martino riandasse ai programmi del Festival realizzati prima che la Fondazione Ravello lo rinnovasse e ampliasse, si accorgerebbe che Wagner era meno presente di oggi: nel 2000 e nel 2002 gli furono dedicati due concerti; nel 2001 gli fu dedicato un concerto e mezzo. Il programma di quest’anno, invece, aveva previsto due concerti e mezzo dedicati a Wagner, una serata dedicata al rapporto tra Wagner e Ludwig, tutti i bis degli altri concerti sinfonici costituiti, per contratto, dalle ouvertures di Wagner.
Ma a Ravello non è venuto solo Wagner: anche Edward Grieg vi ha soggiornato, e più a lungo. Perciò, nel centenario della morte, il Festival gli ha dedicato due eventi, che certamente non saranno sfuggiti a un osservatore attento come Di Martino.

Come mai abbiamo soppresso la Walkiria in programma per il 21 luglio? Non certo per odio verso la “grande musica”: noi amiamo Wotan, Siegmund e Brünnhilde non meno di quanto li ami Di Martino. Il motivo è volgarmente finanziario. Nessuno più di Di Martino conosce le difficoltà in cui ha navigato la Fondazione nei mesi scorsi. Nessuno più di Di Martino ne conosce le cause e i responsabili. Il Festival si è trovato di fronte a una forte riduzione di fondi e ad un grave ritardo nella raccolta delle sponsorizzazioni. In sintesi, il budget 2007 non supera i due milioni di euro, mentre negli anni precedenti aveva superato i due milioni e mezzo. Per correttezza finanziaria, man mano che si chiariscono gli esatti termini del bilancio, vengono tagliati alcuni spettacoli. La Walkiria non è l’unico evento destinato a scomparire dal cartellone 2007. All’inadempienza verso i creditori, preferiamo lo sfoltimento di un programma che resta comunque ricchissimo.
Pongo ora a Di Martino un facile dilemma: quindici giorni prima dell’andata in scena, la Walkiria (che costa 100.000 euro) aveva una trentina di prenotazioni; il balletto di Bolle-Ferri (che costa 87.000 euro) aveva oltre mille prenotazioni. Quale, tra i due spettacoli, Di Martino avrebbe abolito?

Le polemiche culturali sono le migliori in assoluto e aiutano a crescere chiunque vi prenda parte con la competenza e l’onestà intellettuale dimostrata da Di Martino nel suo manifesto. Sarebbe perciò bello se l’intero Gruppo di Maggioranza, di cui egli è leader, si incontrasse con il team degli esperti che hanno elaborato il programma del Festival. Sono certo che una cordiale e appassionata discussione tornerebbe utile alla qualità del Festival e alla civile comprensione tra le parti.

Domenico De Masi

P.S.
Lo spettacolo andato in scena il 14 luglio è stato correttamente annunziato secondo la dizione fornita dalla Compagnia: “Ecole-Atelier Rudra Béjart Lausanne” Nouveau spectacle de Maurice Béjart. Come tutti sanno, Béjart non danza ma fa il coreografo e il didatta. Chi danza sono i suoi allievi.