Capri e Positano la guerra dei sandali

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ANNA MARIA BONIELLO MARIO AMODIO Francescani, infradito, rasoterra o con tacchi vertiginosi, maschili o femminili, in cuoio o in corda, preziosi da sera o spartani per un look understatement. I sandali restano il must dell’estate a Capri e a POSITANO, i due luoghi di culto della produzione artigianale che da tempo si contendono la paternità dell’«invenzione». Sono passati tanti anni da quando la principessa Soraya, in luna di miele, acquistò sull’isola azzurra nella bottega di Amedeo Canfora, di fronte al Quisisana, i suoi primi sandali artigianali. E tanto tempo è trascorso da quando toccò a Jaqueline Kennedy fare incetta di mocassini e ciabattine intrecciate sempre nel laboratorio di via Camerelle. Ma a Capri attori, uomini d’affari e politici continuano e inserire i tipici sandali isolani nella mappa dello shopping. Tappe obbligate, oltre a Canfora, la bottega dei Faiella (parenti del cantante Peppino di Capri) in via delle Botteghe, e Costanzo, in via Roma, che accanto ai sandali confeziona anche le ballerine in argento, preferite dalla principessa Charlotte Casiraghi. Di questi, il più famoso nel mondo è il negozio di Canfora. Una bottega cult che ancora conserva e continua ad aggiornare il «libro dei piedi», un registro che raccoglie sagome di piedi da Sofia Loren a Brigitte Bardot, all’intera famiglia Agnelli fino agli ultimi discendenti. Sull’isola si racconta che una stravagante principessa araba arrivasse ogni estate, fino a cinque anni fa, con un sacchetto di pietre preziose, tra cui rubini, topazi, smeraldi, e li facess montare, nella bottega di Canfora, sui sandali da sera. Altre generazioni, altri divi. Anche Naomi Campbell adora le preziose calzature di Canfora: la venere nera delle passerelle, nel corso della sua ultima vacanza caprese si fece disegnare un infradito che da allora ha preso il suo nome. Ma la top model non disdegna i tipici zoccoli capresi con tacco altissimo. Julia Roberts parlando di moda in un talk show televisivo ha dichiarato di non poter fare a meno, d’estate, dei sandali copiati ai capresi da Tod’s. Una bella lotta, quella tra la sfarzosa moda caprese e la produzione di POSITANO, dalle linee più essenziali che tuttavia da qualche anno hanno cominciato a cedere alle idee più frivole. La romantica località della divina Costiera rivendica, proprio in opposizione all’isola di Tiberio, la paternità della moda del sandalo artigianale. Il primo produttore fu, negli anni Sessanta, Gabriele Cavaliere un ambulante che aveva cominciato a creare sandali per integrare i suoi piccoli guadagni di commerciante. Fu un successo: in pochi anni mise su un negozietto, «La Conchiglia», che divenne punto di riferimento per turisti e vacanzieri. Oggi a POSITANO il genero di Gabriele, Paolo Apuzzo, continua la tradizione di famiglia. Tra i suoi clienti Rupert Murdoch, Mara Venier, Gerry Scotti, Renzo Arbore, Natalia Estrada, che gli ha fatto realizzare sandali anche per sua madre e per sua figla. Gli altri templi del sandalo positanese sono quelli di Carmine Todisco, Gennaro Dattilo e Antonio Rallo.


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