Ravello – Amalfitano neo direttore di Villa Rufolo

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ERMINIA PELLECCHIA Rivive il magico giardino di Klingsor. No, non è il solito slogan che ciclicamente viene sbandierato per qualsiasi evento che abbia come location villa Rufolo. Bensì il cuore del nuovo piano di gestione per la conservazione, valorizzazione e promozione della storica dimora ravellese. Una strategia innovativa di “governance”, assolutamente rivoluzionaria per il complesso-icona di RAVELLO che passa finalmente dalla sovrapposizione di enti di controllo, cosa che in un passato anche abbastanza recente ha generato conflitti e confusione, ad un unico “soprintendente”. La nomina, formalizzata il primo luglio, è ufficiale da qualche giorno: a ricoprire il ruolo di direttore di Villa Rufolo è l’ex sindaco di RAVELLO Secondo Amalfitano, che è già all’opera per costruire un modello di gestione operativo, efficace ed efficiente. Direttore, dopo quattro anni ecco la svolta. «Già, ci sono state trattative a dir poco estenuanti. Poi, dopo l’ok della soprintendenza per i beni storici e paesaggistici di Salerno, la Fondazione RAVELLO è riuscita a chiudere l’accordo anche con l’Ente provinciale per il turismo, in pratica le due istituzioni che si dividevano le competenze della villa». Cosa cambierà? «Ci sarà sicuramente un approccio di stampo più manageriale con una maggiore sinergia pubblico-privata. È sotto gli occhi di tutti il degrado della villa, chiodi che imbrattano i muri, fili volanti, strutture fatiscenti da recuperare urgentemente con un restauro conservativo. E, poi, c’è il grosso neo dell’uso improprio del complesso, diventato in questi ultimi anni terra di nessuno o meglio di tutti. L’uso pubblico è ben diverso: un bene storico deve essere accessibile ma con regole definite. Non è colpa delle persone che si sono succedute finora nella tutela di villa Rufolo, bensì del sistema sbagliato di gestione». Sì, ma il problema del degrado nasce anche dalla penuria di fondi. «Certo, ed ecco allora la scelta oculata della Fondazione di affidarsi ad una persona che sia nello stesso tempo un tecnico ed un manager capace di mettere in rete privati e Stato. Ho già avviato intese con imprese leader nazionali, e sto costruendo con il ministero per i Beni e le attività culturali un percorso produttivo per la valorizzazione di Villa Rufolo a partire dal restyling dei giardini da affidare ad esperti del settore. L’obiettivo è di creare uno spazio fruibile e condiviso con attività specifiche, come quelle congressuali, che esaltino l’aspetto culturale e che abbiano una ricaduta economica per la villa».


Da www.ilmattino.it