PAKISTAN: 58 MORTI NELL´ASSALTO ALLA MOSCHEA ROSSA

0

 ISLAMABAD – Almeno 50 militanti e otto soldati sono stati uccisi nell’assalto lanciato la notte scorsa contro la Moschea Rossa di Islamabad dalle forze di sicurezza pachistane. Lo ha reso noto l’esercito.


UN TESTIMONE, ‘CADAVERI DAPPERTUTTO’
I sotterranei della Moschea Rossa di Islamabad, presa d’assalto dalle forze di sicurezza pachistane nel corso della notte, sono costellati di “cadaveri”. Lo ha riferito per telefono all’Afp una fonte all’interno del complesso. Un uomo, rispondendo a uno dei numerosi telefoni cellulari del capo degli irriducibili, Abdul Rashid Ghazi, ha affermato: “Non ci sono contatti fra noi perché nessuno può lasciare le stanze e i sotterranei. Ci sono cadaveri dappertutto”. Ghazi è ancora vivo, ma la madre è morta, ha aggiunto la fonte, senza rivelare il suo nome. La donna “è morta durante il primo assalto – ha precisato l’uomo – E’ morta per soffocamento” a causa del fumo causato dagli incendi e delle esplosioni.

PAKISTAN: SCATTATO ALL’ALBA L’ASSALTO ALLA MOSCHEA, DOPO IL FALLIMENTO DELL’ULTIMO TENTATIVO DI MEDIAZIONE


Fallita l’ultima mediazione, all’alba le forze pachistane hanno dato l’assalto al complesso della Lal Masjid, la moschea rossa al centro di Islamabad dove da una settimana e’ asserragliato un gruppo di radicali islamici. “Alle quattro di mattina abbiamo cominciato un’operazione per ripulire la madrassa”, ha riferito il portavoce militare Waheed Arshad, riferendosi alla scuola religiosa annessa alla moschea, polo del fondamentalismo di stampo taleban. Pochi minuti prima, l’ex premier pachistano Chaudhry Shujaat Hussain aveva annunciato che il suo tentativo di convincere gli integralisti ad arrendersi senza ulteriore spargimento di sangue era fallito. “Ritorno molto deluso”, ha detto ai giornalisti, dopo 11 ore di inutili negoziati, l’uomo politico che era stato incaricato dal presidente Pervez Musharraf di questa difficile mediazione, lanciata dal consiglio degli Ulema pachistani, onde salvare donne e bambini da un sanguinoso confronto con le forze speciali. Due giorni fa, Musharraf aveva dichiarato che se i radicali della Lal Masjid non si fossero arresi sarebbero stati uccisi, ma alle minacce del presidente Abdul Rashid Ghazi, il capo dei ribelli assediati, aveva risposto che il loro sangue avrebbe scatenato una rivoluzione islamica in Pakistan.

 Secondo il governo pachistano il comando degli insorti era passato negli ultimi giorni nelle mani di elementi di al Qaida, fra questi due leader del gruppo Harktul-Jihad-e-Islami (movimento della guerra santa islamica, illegale) che sarebbero coinvolti con l’omicidio nel 2002 del giornalista americano Daniel Pearl. Uno dei due militanti e’ stato identificato come Abu Zar, gia’ stretto collaboratore di Amjad Faruqi, leader del movimento. Il pakistan il fondamentalismo islamico e’ in crescita. Il quotidiano The News ha pubblicato nei giorni scorsi i risultati di un’inchiesta secondo la quale nella sola Islamabad ci sono 88 seminari di diverse sette che educano 16.000 studenti. Il numero dei ragazzi che vanno a scuole della setta Deobandi, con forti connotazioni anti-occidentali e che ha ispirato i Taleban afghani, e’ raddoppiato in un anno.

La vicenda della Moschea Rossa deve essere di esempio, ha scritto il quotidiano Dawn: ”Personaggi come quelli della Lal Masjid ci sono dovunque nel Paese. Hanno soldi e armi e una schiera di fedeli seguaci dal cervello lavato”. Non si sa di preciso quante persone fossero ancora dentro al complesso quando e’ scattata l’operazione militare: forse alcune centinaia, fra cui donne e bambini, che secondo il ministro dell’interno Aftab Khan Serpao, erano tenute in ostaggio, come scudi umani, da alcune diecine di studenti-miliziani armati di kalashnikov, molti dei quali verosimilmente pronti ad immolarsi per la causa jihadista. Cio’ spiega la ragione per cui il governo ha esitato a lungo prima di ordinare alle truppe di attaccare. Ma anche altri fattori possono aver indotto alla prudenza il presidente Musharraf, andato al potere nel 1999 con un golpe militare. L’appoggio da lui dato all’Occidente nella lotta contro il terrorismo internazionale gli ha valso l’odio dei tradizionalisti islamici, mentre la sua politica di riavvicinamento all’India, a scapito delle rivendicazioni sul Kashmir, gli ha alienato le simpatie dei nazionalisti. Un massacro di giovani studenti religiosi nel cuore della capitale potrebbe dissipare i consensi residui e far precipitare a suo sfavore la situazione.


www.ansa.it


                                MICHELE DE LUCIA