Amalfi un balenottero muore al Capo di Conca

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È stata affondata al largo la balena morta nei pressi di Conca dei Marini. Era una giovane femmina di specie balenottera comune lunga 15 metri ( nella foto). Il ritrovamento è avvenuto alle 19.40 del primo luglio ed è un caso senza precedenti per la Costiera Amalfitana.
L’animale marino è stato notata da alcuni natanti nella serata di ieri all’altezza del promontorio su cui si erge la torre saracena.
Immediatamente è scattato l’allarme e sul posto sono giunti gli uomini della capitaneria di porto di Amalfi.
«Sono stati fatti i prelievi dal centro studi cetacei di Milano — rivela il comandante della Capitaneria di Amalfi Mario Martiello — questa mattina sono interventuti l’Asl e gli esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli che effettueranno delle analisi sulla balena per stabilire le cause del decesso».
Sono stati individuati tagli da elica ma ancora non sono state accertate le cause del decesso. Non è la prima volta che un cetaceo giunge lungo le coste della divina, mai però di queste dimensioni. Probabile che abbia seguito un piroscafo e poi sia stata ferita dalla stessa nave. Alle 14, anche a causa del caldo, è stato necessario portare al largo la balena, onde evitare il rischio della putrefazione, e affondarla.


Foto in fondo all’articolo  ing.russo.giovanni@libero.it


 


La presenza di Balene nel Mediterraneo (fonte WWF)


Nel Mediterraneo si possono incontrare 21 specie di cetacei, delle quali otto sono specieresidenti e di osservazione regolare mentre le altre 13 sono di comparsa occasionale in quantorappresentate da individui che di tanto in tanto entrano nel Mediterraneo dall’oceano Atlanticoe dal mar Rosso. In generale, balene e delfini sono più abbondanti nelle porzioni occidentale ecentrale del bacino, più vicine all’oceano Atlantico, mentre si fanno più rari nella porzioneorientale e nel mar Nero.LE SPECIESono regolarmente presenti nel Mediterraneo due specie di enormi dimensioni, la Balenotteracomune e il Capodoglio, tre specie di delfini (Delfino comune, Tursiope e Stenella striata) etre specie poco conosciute di dimensioni intermedie (Grampo, Globicefalo e Zifio).Balenottera comune Balaenoptera physalusCon 24 m di lunghezza è il gigante dei nostri mari nonché l’unico misticeto (balena confanoni) che si riproduce nel Mediterraneo. E’ comune nei bacini occidentale e centrale, conuna concentrazione estiva nel bacino Ligure-Corso-Provenzale. Vive in acque profonde (400 -2.500 m) nutrendosi di minuscoli gamberetti.Capodoglio Physeter macrocephalusLungo fino a 18 m. Si osserva in tutto il bacino del Mediterraneo, soprattutto in aree discarpata continentale dove il fondale precipita bruscamente verso grandi profondità. E’ ingrado di immergersi per oltre 2 ore raggiungendo i 2.000 m di profondità alla ricerca dicalamari.Delfino comune Delphinus delphisLungo 2 m, si osserva sia in mare aperto che in prossimità della costa. Vi sono popolazioniisolate a nord della Sardegna, nel Tirreno meridionale, Canale di Sicilia, Ionio orientale edEgeo settentrionale. Si nutre soprattutto di pesci.Stenella striata Stenella coeruleoalbaLunga 2 m. Il più comune cetaceo di alto mare, diffuso da Gibilterra al mare Egeo e al bacinodi Levante. Vive nelle acque profonde al di là della piattaforma continentale nutrendosi dipesci, cefalopodi e crostacei planctonici.Tursiope Tursiops truncatusLungo 3 m. E’ il cetaceo più comune vicino alla costa, dove si osserva in piccoli gruppiisolati. Specie molto adattabile, si nutre principalmente di pesci ma anche di cefalopodi ecrostacei secondo la disponibilità. Globicefalo Globicephala melas5-6 m di lunghezza. Specie di acque profonde, è presente nella porzione occidentale e centraledel Mediterraneo, probabilmente del tutto assente in quella orientale. Si nutre di calamari.Grampo Grampus griseusLungo 3,5 m. E’ comune da Gibilterra al mare Egeo. Specie di alto mare, spesso incorrispondenza della scarpata continentale e di canyon sottomarini. La preda preferita sono icalamari.Zifio Ziphius cavirostrisLungo 6 m. Diffuso in tutto il bacino ma piuttosto raro. Frequenta le acque profonde e lascarpata continentale, con una predilezione per le acque soprastanti i canyon sottomarini. E’un predatore opportunista che nel Mediterraneo si nutre soprattutto di calamari.CONSERVAZIONE E MINACCE DI ORIGINE UMANAI cetacei sono animali longevi, occupano i livelli più alti della piramide alimentare marina e siriproducono con grande lentezza. Per questi motivi sono particolarmente vulnerabili ad unaserie di minacce derivanti dalle più disparate attività umane. La situazione nel Mediterraneo èancora più delicata trattandosi di un mare semi-chiuso sulle cui coste vivono centinaia dimilioni di persone.Nel Libro rosso degli animali d’Italia – vertebrati nessuna delle otto specie di cetacei presentiè considerata al sicuro dall’estinzione.In pericolo:Capodoglio, Delfino comuneVulnerabile:Balenottera comune, TursiopeA minor rischio:Globicefalo, Grampo, Stenella striataMancanza diinformazioni:ZifioI fattori di minaccia per i cetacei possono essere suddivisi in due categorie: attività umane checolpiscono direttamente i singoli individui e cause legate alla distruzione e degradazionedell’ambiente, che agiscono a livello di popolazione.Attività umane che colpiscono direttamente i singoli individui:• Cattura incidentale negli attrezzi da pesca. Un gran numero di cetacei ed altri animalifiniscono impigliati nelle reti, soprattutto le enormi reti derivanti usate per la cattura ditonni e pesci spada ma anche le più piccole reti fisse. Le specie che subiscono le perditepiù gravi sono il Capodoglio, il Globicefalo, la Stenella striata. Il palangrese, costituito dauna lunghissima lenza con migliaia di ami, a volte cattura le specie più piccole.
 Uccisione deliberata. Con qualche eccezione, non è mai esistita nel Mediterraneoun’attività commerciale di caccia ai cetacei. Sono però avvenute ed avvengono tuttorauccisioni occasionali di delfini da parte dei pescatori che li accusano di rubargli il pesce.La specie più colpita è il Tursiope.• Collisioni con imbarcazioni. L’aumento del traffico marittimo e delle imbarcazioni velocicomporta un sempre maggiore rischio di collisioni. Le specie più colpite sono laBalenottera comune e il Capodoglio.Cause legate alla distruzione e degradazione dell’ambiente:• Inquinamento. DDT, PCB, metalli pesanti come mercurio e cromo e mille altre sostanzechimiche giungono in mare attraverso i fiumi o le precipitazioni atmosferiche, e vi siaccumulano. Queste sostanze possono dare effetti di avvelenamento acuto oppureinterferire con il sistema endocrino e immunitario, ostacolando la riproduzione eindebolendo l’organismo.• Diminuzione delle prede. Anni di pesca industriale eccessiva hanno assottigliato lepopolazioni di molte specie di pesci e cefalopodi, naturale preda dei cetacei. Una delleconseguenze è che delfini e pescatori entrano più frequentemente in conflitto poichécompetono per una risorsa sempre più scarsa.• Disturbo e rumore. L’aumento del traffico navale e della pressione umana sulle costeaumenta le occasioni di contatto e di interferenza con i cetacei. Il fattore disturbo non pareessere di primaria importanza ma colpisce globalmente e capillarmente tutte le specie,mentre il rumore a quanto pare ha conseguenze più dannose sullo Zifio.