Una musicista salernitana alla Bercklee di Boston: “Le borse di studio non bastano”

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La scarsità di fondi per concertisti frena la nascita di nuovi talenti


 


La giovane jazzista denuncia un sistema meritocratico insufficiente


 


L’Italia è innegabilmente un paese di emigranti ed ha contribuito, con le sue forze esportate (forza lavoro, intellettuale ed in alcuni casi imprenditoriale) a creare le basi economiche di molti paesi europei e d’oltreoceano. Accade però che questo capitale umano si trovi impossibilitato a ritornare in patria per poter promuovere lo sviluppo del bel paese. Daniela Somma, salernitana classe ’77, ha iniziato a suonare il pianoforte alla giovane età di sei anni. Appassionatasi allo strumento consegue la laurea al Conservatorio Statale di Musica di Salerno “G. Martucci”. Negli anni la pianista ha ottenuto diversi successi personali che l’hanno portata a suonare, tra gli altri, al Festival Internazionale di Musica di Ravello, al Consolato Francese a Napoli ed al Palazzo dell’Unesco. 


Nel novembre 2005 Daniela, per i suoi meriti e per le sue capacità, ottiene una borsa di studio di 6000 dalla Berklee College of Music, la più importante università al mondo per la musica e così si trasferisce a Boston, negli Stati Uniti dove inizia a frequentare con brillanti risultati il corso di “jazz composition”.  Ma la qualità ha un prezzo, ed un anno di corso in quel prestigioso college americano costa circa 21000€, una bella sommetta se si tiene conto che la borsa di studio ammonta a soli 6000€ e che il visto di studio per gli stranieri negli Stati Uniti non permette anche di lavorare. 


Volendo ultimare i suoi studi, e non volendo gravare sulla delicata economia familiare, la giovane pianista decide allora di chiedere aiuto al Ministro degli Esteri, sperando in un finanziamento a disposizione di studenti all’estero, come avviene in molti altri paesi. La segreteria della Farnesina formalmente nega la presenza di tali finanziamenti e gira la richiesta alle rappresentanze di Washington e Boston (forse se i meriti fossero stati velistici piuttosto che artistici, al MInistero sarebbero stati più pronti). Una risposta negativa purtroppo arriva anche dagli uffici del console italiano a Boston che però, con una gentilezza degna di lode, si offre di incontrare la ragazza e di  aiutarla, in maniera informale, attraverso concerti e lezioni di musica. Ma non basta. All’appello mancano diverse migliaia di euro e, ultimare gli studi, per Daniela, sta cominciando a diventare un sogno irrealizzabile. Il sogno americano che si scontra con la realtà economica del belpaese.  


La storia è sempre la stessa e non lo è, perché questa giovane musicista, che si sta formando in un altro paese, vuole ultimare i suoi studi per tornare in Italia e lavorare e per aiutare altri come lei ad inseguire i loro sogni senza dover attraversare l’oceano. Il Ministro D’Alema, in un’intervista una volta disse che la sua generazione, quella nata dopo il dopoguerra “ha dato un largo contributo al rinnovamento del Paese”. Se la sua generazione ha potuto fare ciò, perché non dare la possibilità anche alle altre di fare altrettanto ?