Cetara, disabile promossa per cacciarla

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ERMINIA PELLECCHIA Regina ha dodici anni, un sorriso radioso stampato sul volto da quando ha scoperto che il mondo non è fatto solo di ombre e di silenzio, che può gridare finalmente, sia pure con il linguaggio dei gesti, a mamma e papà «vi voglio bene», che può giocare con gli altri bambini anche se costretta sulla sedia a rotelle, che può indossare i vestitini alla moda, le minigonne che ama tanto senza più quel brutto, fastidioso ingombro del pannolone. Già, perchè Regina (nella foto) fino all’età di nove anni non riusciva a comunicare se non col pianto, non rispondeva ad alcuno stimolo, nemmeno quello delle funzioni naturali come il mangiare o il fare la pipì. Poi ha trovato l’amore e il conforto al suo disagio anche fuori dalle pareti domestiche, ha scoperto un mondo nuovo, «di favola» nella piccola scuola elementare di Cetara dove ha trovato l’affettuoso abbraccio dei suoi coetanei e delle maestre, una tra tutte, l’insegnante di sostegno che le ha dato, con sforzi e sacrifici, il grande dono della comunicazione. Ora Regina dovrà lasciare quel regno felice, è stata promossa in prima media malgrado il parere contrario dei medici e degli insegnanti, un giudizio sostenuto fino a pochi giorni prima dello scrutinio finale all’unanimità da tutto il corpo docente e, alla fine, cambiato «in nome del benessere fisico-psichico della bambina». Non è preparata Regina a questo passo difficile, un cambio di ambiente che, secondo i genitori, le potrebbe causare un trauma, un ritorno al quel triste passato perimetrato dal muro del silenzio. «Abbiamo paura che la nostra piccola possa tornare muta, chiusa al nostro amore, senza i suoi gesti di questi ultimi due anni, quelli inventati per lei dalla maestra Adele, quelli con cui per la prima volta ci ha reso felici sentendo lei dirci che era felice – confidano con toni amari Giulio Iannicelli e Immacolata Pisaturo, ovvero il papà e la mamma di Regina – Quella promozione mai annunciata è stata un tradimento al patto che gli insegnanti avevano stretto con noi per dare a nostra figlia più tempo per crescere. Di punto in bianco hanno cambiato idea, senza dirci niente, senza preparare Regina al cambiamento o consentire a noi di aiutarla ad affrontarlo. Non staranno inerti Giulio e Fernanda. «Difenderemo con tutte le nostre forze il diritto di nostra figlia a crescere ancora nel luogo da tutti indicato come il migliore per lei. Ha dodici anni, certo, Regina, ma ne dimostra di meno; impugneremo l’atto della commissione che invece afferma che è diventata una signorinella, che non può stare più a contatto con i piccini». Si sono rivolti ad un legale mamma e papà Iannicelli «per cancellare l’inutile, vergognoso scempio compiuto». E l’avvocatessa Fernanda Tiacci a cui hanno dato mandato annuncia: «È già pronto il ricorso, combatteremo fino in fondo per far valere il diritto della bimba a frequentare ancora la quinta elementare. Per legge poteva essere ancora bocciata, ma hanno preferito allontanarla senza motivi seri». Non ci sta alle accuse Esto Santoriello, direttore didattico dell’istituto comprensivo di Vietri sul Mare che ha come succursale la scuola elementare di Cetara, quella frequentata da Regina. «I genitori volevano che rimanesse in quinta, ci hanno minacciato anche con una istanza di diffida – replica – ma il consiglio di classe ha stabilito altrimenti, in piena autonomia, per il bene della ragazzina. Per noi il vero trauma sarebbe stato quello di farle perdere i suoi compagni di classe. Promuoverla in prima significa farla stare ancora con loro, permetterle di continuare l’opera di socializzazione nello stesso ambiente e nello stesso contesto sociale».
Da www.ilmattino.it