Cava de´ Tirreni, La memoria e la festa

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LA MEMORIA E LA FESTA
Rievocazioni storiche a “La città de La Cava”

Rosanna Di Giaimo

Sono rari i luoghi nei quali il passato è così tangibilmente presente nella quotidianità.
Cava de’ Tirreni è sicuramente tra questi, fortemente attaccata alle sue radici storiche, sì che non v’è un periodo dell’anno in cui esse non rimbalzino nel vissuto domestico della città.
Tra questi ricorsi alla memoria storica collettiva una importante presenza è la festa di Montecastello, curata dall’Ente omonimo ed in programma, quest’anno, dall’11 al 16 giugno.
Narra una tradizione che, dopo la pestilenza del 1656, i parroci del casale dell’Annunziata, in occasione della rituale processione del Corpus Domini, decisero di portare il SS Sacramento in corteo sul Monte Castello per benedire da lassù la città. Fu una cerimonia di supplica al Signore perché la peste non tornasse mai più. Nel corteo confluirono soprattutto contadini e popolani che ripresero gli archibugi in segno di ringraziamento e che da allora furono adoperati non più per la guerra ma per la festa. Di qui la rievocazione di quel lontano 1656. Da allora, ogni anno Cava rivive quei momenti attraverso la “salita” al Montecastello nel giorno del Corpus Domini. E proprio da lì, per tre giorni, risuonano incessanti i colpi dei pistoni. Poi le squadre dei trombonieri della “Universitas de la Cava” fondata nel XIII secolo, rappresentanti dei quattro distretti Pasculanum, S.Adiutore, Mitiliano e Corpo di Cava, con i loro pistoni sfilano lungo la “palazziata porticata” per ricevere, ai piedi della gradinata del Duomo, la benedizione impartita dall’arcivescovo. Oltre mille figuranti con costumi del 600 attraversano il Borgo antico ed è festa di gonfaloni e vessilli, musici e tamburi imperiali, rullanti, chiarine e paggetti. Significativo momento di recupero memoriale, dunque, quest’anno, nei giorni 12, 14 e 16 giugno, durante i quali avranno luogo la rappresentazione della peste in Piazza Duomo, la salita al Monte Castello ed infine la benedizione dei trombonieri.
E non è finita.
C’è ancora una manifestazione altrettanto significativa, istituita solo di recente, nel 1975, ma che rievoca un importante evento storico: è la “Disfida dei trombonieri e la pergamena bianca”, in programma nei primi giorni di luglio. Si ricorda la battaglia di Sarno del 1460 quando, secondo la tradizione, i Cavesi avrebbero portato aiuto al re Ferrante d’Aragona in guerra con i Francesi, meritando dal sovrano una pergamena bianca con la quale la città avrebbe potuto presentare al re qualunque richiesta. La pergamena, rimasta bianca, è oggi conservata negli archivi comunali e l’episodio della consegna è immortalato in una tela di Clemente Tafuri. Il documento è per i Cavesi motivo di orgoglio perché rappresenta la memoria collettiva dell’antica autonomia cittadina concessa nel 1394 da Bonifacio IX che elevò le “terre de la Cava” a rango di città. I successivi benefici fiscali e il titolo di Città regia consolidarono, poi, un’autonomia che vide anche la elevazione a sede vescovile.
Anche in questa occasione la festa è caratterizzata da sfilate in costume e gare di abilità nello sparo dei tromboni fra le squadre che si contendono la pergamena bianca e, nel giorno 7, la famosa battaglia sarà rappresentata dalla compagnia teatrale di Gaetano Stella.
Due rievocazioni importanti sia per partecipazione di pubblico che per impegno organizzativo. E tutto grazie alle associazioni di trombonieri e sbandieratori che tramandano di generazione in generazione la propria arte e l’amore per la città.