Positano, vicenda Zeffirelli i nomi degli indagati

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ANTONELLA BARONE Sequestrate, su ordine della Procura della Repubblica di Salerno, la villa «Le Rocce» e 4315 metri quadrati di area demaniale marittima, che rientrano nel più ampio complesso immobiliare di proprietà della società Ipa srl e che da decenni è nella disponibilità del regista Franco Zeffirelli. Si tratta di un’ampia zona inserita in una costa, riconosciuta dall’Unesco patrimonio dell’umanità. I militari della sezione operativa navale della Guardia di Finanza di Salerno hanno eseguito un sequestro preventivo d’urgenza disposto dal sostituto procuratore Roberto Penna. Sono otto le persone denunciate per abuso d’ufficio, falso ideologico, commesso da pubblici ufficiali in atti pubblici e truffa. Oltre al regista Franco Zeffirelli, considerato l’istigatore in quanto considerato l’effettivo gestore, detentore e fruitore dell’intero complesso immobiliare, in cui rientra la parte sequestrata, sono stati iscritti nel registro degli indagati Stefano Traldi, procuratore generale della Ipa srl, l’Immobiliare Positano Amalfi, Andrea Di Tella, legale rappresentante della società, i due soci al 50 per cento, figli adottivi del regista, Giuseppe Corsi Zeffirelli Pisciotto e Luciano Corsi Zeffirelli Bacchelli. Altri indagati eccellenti sono Antonio Musolino, direttore centrale dell’Agenzia del Demanio, l’avvocato Roberto Gugliucci, in servizio presso l’avvocatura distrettuale dello Stato di Salerno e Paolo Orlando, direttore pro tempore dell’Agenzia del Demanio, filiale di Salerno. Al centro dell’indagine penale, che ha portato al sequestro della villa «Le Rocce» e dell’ampia estensione di terreno circostante, c’è una transazione intervenuta per porre fine a una causa civile tra il ministero dell’Economia e Finanza e la Ipa. Il giudizio dinanzi al Tribunale di Salerno era iniziato nel 1992, a seguito di opposizione proposta dalla Ipa contro l’ingiunzione di pagamento di circa 125 milioni di vecchie lire proveniente dalla Capitaneria e quindi dal Ministero per l’occupazione abusiva di quasi 1400 metri quadrati di area demaniale marittima. Il falso nella transazione, secondo la ricostruzione della pubblica accusa, è ravvisabile in quanto nella stessa risulta che le particelle 560 e 570 sarebbero state integralmente acquistate dalla Ipa con il complesso immobiliare nel 1948, senza indicare che una parte di quel terreno rientrava nel demanio marittimo e si sarebbe dovuto ottenere prima il provvedimento di sdemanializzazione. Solo successivamente si sarebbe potuto procedere alla vendita di quella parte dell’area secondo le regole dell’evidenza pubblica. Nell’ambito del procedimento ci sarebbero stati anche un parere dato da Musolino, in qualità di direttore centrale dell’Agenzia delle Entrate e un preventivo visto di approvazione rilasciato a marzo 2004 dall’avvocato Gugliucci. Sulla base di questi atti, considerati illegittimi dalla Procura, è stata stipulata la transazione tra la società Ipa srl e l’Agenzia del demanio-filiale di Salerno, diretta da Orlando. A quest’ultimo e a Traldi, procuratore generale della Ipa nel giudizio è contestato tra l’altro di non aver menzionato nell’atto di transazione la reale entità delle particelle, con l’individuazione della parte demaniale.


Da Il Mattino