POSITANO, che nostalgia

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POSITANO
CHE NOSTALGIA!


Nel racconto dell’artista il ricordo delle gite in Cinquecento, il profumo dei limoni, i piatti tipici, le camicie su misura, il mare, i luoghi più belli.


Dal golfo di Salerno al golfo di Napoli: l’alta costa rocciosa si affaccia a precipizio sul mare, lasciando spazio a piccoli borghi, alcuni alti sulla montagna, altri quasi adagiati sui ciottoli della spiaggia. E altri che hanno tutto: le case costruite sul ripido costone, raggiungibili solo percorrendo romantiche scalinate, e insieme la chiesa più antica, a due passi dal mare. Come Positano, un paese dalla bellezza incantata, che rimane nel cuore e muove una nostalgia forte, che si affaccia imprevista anche in luoghi lontani. È quello che è capitato a Renzo Arbore mentre era a Mosca, in tournée con la sua Orchestra italiana. Gli chiesero le sue impressioni sulla fredda città e lui scherzando disse che «Mosca è il contrario di Positano, non ha il mare, non ha niente…». Fu un appassionato omaggio internazionale alla cittadina che convinse il sindaco, a metà degli anni ’90, a conferire all’artista la cittadinanza onoraria, meritata «per l’amore che esiste fra Renzo Arbore e Positano, poiché il noto showman la frequentava fin dai tempi dell’università, alloggiando in un’abitazione alla Chiesa Nuova. Amore che ha resistito al passare del tempo, rafforzandosi», recita la motivazione ufficiale.

«È vero, amo moltissimo Positano. Sin da quando ero ragazzo. Avevo 19 anni, mi muovevo da Napoli con la Cinquecento, che non era neanche mia. Si faceva una fatica incredibile. Era più difficile raggiungere Positano che Capri. E anche sul posto ogni spostamento era faticoso. Le case, costruite sull’alta costa, sono collegate dalla famosa “scalinatella”, che dalla strada porta fino al mare. Era un posto esclusivo, ma semplice. Le crocchette di patate qui hanno un sapore speciale. E il pesce locale, la pezzogna, cucinata “all’acqua pazza”, con i pomodorini, ha sapore unico. Continuo ad andare a Positano, almeno due volte all’anno», afferma Renzo Arbore.


Gli “stracci” di Maria Lampo


«Vado a fare provvista di “stracci”, cioè le formidabili creazioni di abiti, costumi, pantaloni, camicie realizzate dalle sartorie del posto. Proprio dove finisce la corsa degli autobus c’è Maria Lampo, un’amica, che negli anni ’50 ha inventato il prodotto fatto in giornata: realizzato su misura e consegnato in poche ore. Scegliendo bene, faccio regali bellissimi ad amiche e amici». Quali sono le cose che considera “fondamentali” da fare quando trascorre una vacanza a Positano? «Andare a vedere i grandi alberghi, fare una gita a Ravello, Amalfi, andare a mangiare la pasta con le zucchine a Nerano, fare una gita alle isole dei Galli oppure all’isola di Isca, ultima residenza di Eduardo De Filippo, dove ogni tanto va suo figlio Luca. Andare al ristorante di Laurito per mangiare la mozzarella cotta sulle bucce di limone, prendere il caffè alla Buca di Bacco. Un’istituzione. Lì si ritrovano i vecchi amici, si raccontano storie, “vita morte e miracoli”, come si usa dire, delle persone. E poi prendere la barca per ammirare la Costiera dal mare e fare il bagno al largo».


La stagione più bella? «La primavera, quando sbocciano i fiori dei limoni. C’è un profumo magico. Ogni tanto cerco di portare qualche pianta nella mia casa di Roma, ma fanno fatica a crescere in città». Non ha mai pensato a prendere una casa in Costiera Amalfitana? «No, perché mi piace andare in posti diversi, godermi tutte le località, anche quelle interne. E poi c’è Capri, Sorrento».


Renzo Arbore ha portato nel mondo la canzone napoletana con la sua Orchestra italiana, fondata nel 1991. Indimenticabili i suoi concerti al Madison Square Garden di New York, alla Royal Albert Hall di Londra, all’Olympia di Parigi, a Mosca, in Cina.


La giovinezza a Napoli


Nato a Foggia, vissuto a Napoli, qual è la sua vera “patria”? «Tutte e due. Mia madre era una Cafiero, napoletana, mio padre a Napoli aveva studiato. Anche prima di trasferirmi nel capoluogo campano per frequentare l’università, ci andavo spessissimo con la mia famiglia, a trovare i parenti, ad ascoltare la musica al San Carlo. Ho avuto la fortuna di conoscere Roberto Murolo, di capire la canzone napoletana, quella bella, classica. Ma anche di suonare il jazz con gli americani, nel club di Calata San Marco. Sono stato presidente del Circolo napoletano del jazz. Tuttora ho un rapporto molto intenso con Napoli. E con Positano, naturalmente, che per me, nonostante abbia viaggiato tanto, rimane uno dei posti più belli del mondo».


Rosanna Precchia

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