MORTI IN OSPEDALE, ´´SEMBRA ERRORE MACROSCOPICO´´

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CASTELLANETA (TARANTO) – Un “errore macroscopico”: potrebbe essere racchiusa in queste due parole la causa della tragedia che potrebbe aver coinvolto otto famiglie tarantine che hanno perso i propri congiunti nell’ospedale di Castellaneta probabilmente per aver inalato – almeno alcuni di loro – protossido di azoto invece che ossigeno. E’ questo infatti il primo dato a cui, secondo il procuratore della Repubblica di Taranto, Aldo Petrucci, sono giunte le indagini compiute nell’Unità di terapia intensiva coronarica (Utic) dell’ospedale per accertare le cause della morte di otto pazienti a partire dal 20 aprile scorso, giorno in cui è stato inaugurato il reparto. E proprio dal direttore, dai medici e dagli infermieri della Terapia Intensiva Cardiologica dell’ospedale di Castellaneta è venuta una nota di solidarietà nei confronti dei familiari delle vittime: “Le vicende di questi ultimi giorni hanno lasciato in noi un profondo senso di amarezza e tuttora, avendo ripercorso i fatti accaduti, sentiamo di avere eseguito tutto quello che era nelle nostre possibilità, con scienza e coscienza, non potendo immaginare l’inimmaginabile”.




Intanto, i sopralluoghi compiuti oggi dai magistrati e da esperti sanitari hanno confermato sinora l’ipotesi iniziale che un collegamento sbagliato abbia portato un altro gas (probabilmente protossido d’azoto) nei tubi collegati alle mascherine per l’ossigeno, destinate alla ventilazione dei pazienti. Petrucci, che conduce l’inchiesta insieme con il sostituto Mario Barruffa, ha confermato che si indaga per l’ipotesi di omicidio colposo plurimo per tutte e otto le morti sospette verificatesi nel reparto Utic. Per il momento, però, l’autopsia verrà disposta solo per le ultime due vittime, Pasquale Mazzone, di 82 anni, morto il 2 maggio scorso, e Cosima Ancona, di 73, morta il 4 maggio. Per gli altri bisognerà eventualmente chiedere la riesumazione. La morte di Mazzone e quella delle altre persone che lo avevano preceduto non avevano ingenerato sospetti nei medici perché, ha spiegato il primario dell’Utic, Antonio Scarcia, le loro condizioni generali avevano fatto pensare a complicanze naturali. A far scattare l’allarme è stata invece l’ultima morte, avvenuta imprevedibilmente sotto gli occhi dei medici che stavano eseguendo un normale intervento di cardioversione elettrica per ripristinare il ritmo cardiaco. Dopo la lieve anestesia che precede l’intervento, alla donna era stata applicata la mascherina per la ventilazione ma invece di ossigeno nei suoi polmoni è entrato il gas che l’ha uccisa. Prima dell’affidamento degli esami autoptici (che potrebbero essere eseguiti tra martedì e mercoledì prossimi dal prof. Luigi Strada dell’istituto di medicina legale dell’università di Bari) il pm dovrà completare l’esame della documentazione acquisita e individuare gli indagati per consentire loro di nominare consulenti propri.




La lista delle persone “potenzialmente destinatarie di un informazione di garanzia”, ha riferito il procuratore, sarà consegnata domani dai carabinieri. Nell’inchiesta potrebbe essere coinvolta almeno una decina di persone, tra medici e dirigenti dell’Ausl, oltre al responsabile legale della società bitontina che ha realizzato l’impianto, Ossitalia. Al riguardo, infine, si è appreso che domani i Nas chiederanno al magistrato di Taranto il sequestro conservativo di una settantina di impianti in altrettante strutture sanitarie realizzati da Ossitalia.
















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                              Michele De Lucia