27 giorni alla fine del mondo

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Lo ha  detto la televisione per bocca di Funari. E se lo dicono in televisione, vuol poter dire che è vero. Ventisette giorni sono pochi per potersi vendicare di un destino infausto. Le speranze, i programmi, le ambizioni, sono d’un colpo solo  inutili fardelli dei quali saremo liberati. Liberi, dunque, da ogni dovere, incombenza, leggi. Assaggiamo, per soli 27 giorni, il piacere di mandare a quel paese gli obblighi per poi crepare ineluttabilmente. Potrebbero essere sufficienti, però, per spiattellare, con sincerità e senza remore, tutto quello che pensiamo su quanti ci hanno rovinato la vita con i loro soprusi  senza la paura di essere denunciati.   Gianfranco Funari, con Apocalypse show, ci farà trascorrere questi ventisette giorni che ci restano nell’angoscia e nei sensi di colpa da un lato, e nella giuliva superficialità di cosce e balletti dall’altra. Il compito è facile considerando l’età avanzata e le sue cattive condizioni di salute. Per i Funari come lui, ventisette giorni sono anche una enormità. Il guaio, perché del guaio per eccellenza si tratta, è a carico dei giovani. E’ di quelli che non hanno fatto in tempo ad innamorarsi, che moriranno precari, che non avranno avuto giustizia, di quelli che non faranno il primo regalo alla mamma con i loro soldi, che non percepiranno il primo stipendio, che non avranno il primo figlio. Ma un dubbio ci è venuto circa la genuinità dell’apocalisse annunciata. Già, facciamo parte di quella specie di spettatori della fascia medio-alta in grado poter riconoscere, con la nostra dose esagerata di presunzione, una notizia volutamente allarmista, da una autentica. I dubbi ci vengono non tanto dalle denunce su cui Funari fonda le certezze che sono in ogni caso, reali, ma dall’atteggiamento di Funari stesso. Urla, urla tanto ma si compiace anche di questa sua posizione dominante, di un momento di protagonismo assoluto. E poi, non fa nomi. E sì, perché non fa nomi? Una inconsueta prudenza caratterizza le sue declaratorie. In altri tempi, quando era molto più giovane, quando sarebbe stato logico mantenersi il posto di lavoro perché l’apocalisse non era in programma, parlava senza peli sulla lingua e faceva nomi e cognomi. Oggi, che tra ventisette giorni dovremo tutti rinunciare a questa vita, per volere degli uomini cattivi che distruggono il pianeta commettendo ogni sorta di ignominia, ma con l’avallo del Superiore, oggi, Funari, ha scelto di essere reticente.


E’ la perizia con la quale slaloomeggia tra i cattivi, è l’abilità con la quale evita di scottarsi le mani anziane che fa capire che, in fondo, sia solo uno show. Potrebbe darsi che egli, mimando sé stesso, non faccia altro che glorificarsi compiacendosi nell’urlare quello che è sotto gli occhi di tutti? Mi piace pensare che sia proprio così. Perché sono pochi 27 giorni e passeranno presto.  Perché siamo in tempo ancora per fare quello che possiamo e dobbiamo. Perché gli uomini sono formidabili. Perché se passeremo indenni l’ultimatum fasullo, dal ventottesimo giorno in poi, avremo il tempo per poter rimediare. Checché ne dica il nostro Gianfranco redivivo.


 


Salvatore Viglia

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