Polli alla salmonella e falso viagra dalla Cina al porto di Napoli

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LEANDRO DEL GAUDIO Bastava una comune mail o un semplice fax a far approdare a Napoli migliaia di polli infetti da salmonella. Anche durante i periodi di maggiore rischio epidemia, come i mesi dell’embargo antisars, sbarcavano prodotti a rischio aviaria. Ma anche altri generi alimentari infetti: pomodorini, caramelle, cioccolata, pasta e frutta esotica, fino ai gamberetti surgelati trasportati a quintali sulle banchine di piazza Municipio per essere rivenduti a caro prezzo. Dalla Cina a Napoli, grazie a una maxitruffa sgominata all’alba di ieri. È la «più importante operazione di polizia sulle importazioni illecite via mare dalla Cina», spiega il procuratore Giovandomenico Lepore, al termine di indagini coordinate dal capo della Dda Franco Roberti, dai pm Raffaele Marino e Catello Maresca, accanto allo stato maggiore regionale della Guardia di Finanza, con il generale Vito Bardi, il comandante provinciale colonnello Giuseppe Bottillo, il comandante del nucleo di polizia Tributaria colonnello Luigi Della Volpe: quarantadue indagati, trenta ordinanze cautelari, di cui ventiquattro in carcere e sei ai domiciliari, alcuni latitanti eccellenti. Sette società sequestrate, beni per un valore di 25 milioni di euro sotto sigillo. Un «sistema» che ha trasformato Napoli nella porta d’Oriente in Europa. Grazie a collusioni di alto livello. In cella finiscono sei spedizionieri doganali: Gabriella Baittiner, 47enne esponente di una famiglia di imprenditori del ramo; Sergio Caroletti, Gennaro Ciotola, Marco Lovati, Roberto Rettig; ma anche due funzionari dell’Agenzia doganale del porto di Napoli: il 37enne Giuseppe Botta e Pio Martinelli; e tre militari della guardia di Finanza. I tre esponenti delle fiamme gialle rispondono di abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio: si tratta di Antonio Corrado, Gennaro Molino, Giuseppe Pellerito, tutti sottufficiali napoletani in servizio presso il nucleo operativo della dogana di Roma, in sella al più importante organo di verifica dei marchi contraffatti in Italia. A spedizionieri e imprenditori vengono contestati i reati di associazione per delinquere finalizzata alla illecita importazione di prodotti contraffatti, frode doganale, falso, truffa ai danni dello Stato, ricettazione, contrabbando. Per la prima volta è stato contestato anche il reato di nocumento all’industria nazionale, che allude alla collocazione sui mercati ordinari (dalle boutique agli scaffali di mercati e esercizi di vario genere) di prodotti contraffatti spacciati per veri, e ovviamente, venduti a prezzi concorrenziali. È il caso dell’abbigliamento, ma anche dei giocattoli e degli elettrodomestici. L’invasione di ciclomotori per bambini, di macchinine che scorrazzano per i vicoli di Napoli è il frutto di spregiudicate operazioni «coperte» dal «sistema». Un business illegale che è la sfida del futuro – spiega Roberti – nel quale non poteva mancare l’interesse della camorra: «Lo dissi in Prefettura lo scorso autunno durante la formazione del piano Amato, il crimine punta a impossessarsi dei porti». Alleanza di Secondigliano, clan Mazzarella, Casalesi sono le organizzazioni che a loro volta impongono tangenti sulle merci fatte passare di contrabbando. «Sono i tecnici della camorra», gente che da anni controlla il porto di Napoli come un dominio privato. Un capitolo a parte riguardano il carico di medicinali sbarcati a Napoli. C’è il Viagra cinese in cima alle importazioni occidentali, anche in questo caso medicina illegale che rischia di essere acquistata nelle farmacie nostrane, da Napoli a Parigi o a qualsiasi altra capitale europea. L’organizzazione gestiva il 90 per cento delle merci in transito provenienti dalla Repubblica popolare cinese. Un blitz sul quale interviene la Coldiretti di Vito Amendolara, che chiede un’agenzia alimentare sui prodotti in arrivo nel nostrio paese.

Da Il Mattino