ROBOT: PRIMO AUTOMA AMICO DELL´UOMO

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ROMA – E’ pronto ed è stato presentato per la prima volta al pubblico internazionale il primo robot “intrinsecamente amico dell’uomo” in quanto ha scritta nel suo programma la prima delle tre leggi della robotica proposte da Isaac Asimov: “un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno”. Il robot è stato presentato oggi, nella Conferenza internazionale di Robotica e Automazione (Icra) in corso a Roma fino a venerdì 14 aprile. E’ un braccio meccanico arancione e dai contorni arrotondati, il primo automa capace di sollevare un peso analogo al suo (13 chilogrammi) e impara i movimenti da fare semplicemente facendoli per la prima volta sotto la guida dell’uomo. Chiamato “Light weight” per la sua leggerezza, questo singolare braccio robotico si ritrae improvvisamente non appena colpisce un essere umano ed è in grado di fare in modo che l’impatto sia il più inoffensivo possibile, frenandone al massimo la forza. E’ stato progettato dall’agenzia spaziale tedesca (Dlr) ed è in commercio. Nei suoi programmi c’é anche un tocco italiano, hanno detto Bruno Siciliano, dell’università Federico II di Napoli, e Alessandro De Luca, dell’università di Roma La Sapienza, organizzatori della conferenza internazionale insieme a Paolo Dario, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I primi 20 esemplari, ognuno del costo di circa 100.000 euro, sono stati acquistati da altrettanti laboratori tedeschi e in Italia il robot potrebbe arrivare entro il 2009 a Roma, Napoli e Pisa.

ROBOT BALLERINO IMITA DANZE TRADIZIONALI GIAPPONE
Si muove con la stessa leggerezza della danzatrice che gli sta accanto, il robot ballerino progettato in Giappone, dal gruppo di Katsushi Ikeuchi, dell’università di Tokyo. “E’ un robot che impara vedendo gli uomini danzare”, ha detto lo stesso ricercatore a Roma, nella Conferenza Internazionale di Robotica e Automazione (Icra). “Abbiamo progettato il robot con almeno due obiettivi”, ha detto Ikeuchi. “Il primo – ha aggiunto – è trovare una soluzione alla progressiva scomparsa di molte danze tradizionali giapponesi”. La tecnologia viene così in aiuto alla cultura popolare, con una memoria del tutto particolare, capace di riprodurre movimenti che altrimenti rischiano di essere dimenticati e di sparire. “Il secondo obiettivo – ha detto ancora il ricercatore – è combinare arte e scienza in un modo impensabile fino a pochi decenni fa”. Il robot sa muoversi al ritmo delle danze popolari giapponesi Jongara-bushi e Aizu-bandaisan-odori.E’ antropomorfo ed è alto come un essere umano. Ha una struttura massiccia, di metallo color argento e blu, con qualche tocco di giallo, ma nel filato che è stato mostrato oggi a Roma si muove con la stessa leggerezza della danzatrice che gli è vicina. Funziona grazie a un programma messo a punto dallo stesso gruppo giapponese e basato sull’apprendimento come dimostrazione. Il programma osserva i movimenti dell’essere umano che gli è davanti e, grazie ad esso, il robot imita gli stessi movimenti. I movimenti della danza sono registrati e quindi suddivisi in segmenti molto elementari. Su questa base viene elaborato il programma che controlla i movimenti del robot, tenendo conto naturalmente delle differenze strutturali del corpo umano e del corpo del robot.


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                                                  Michele De Lucia