Politica e Sesso i fratelli Pecoraro si raccontano

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Sai Marco, credo di essere bisessuale». «Beato te Alfo’, tu hai il doppio delle possibilità rispetto a me». Possiamo situare storicamente questo dialoghetto intorno alla fine degli anni Settanta. In pieno fermento, le vite dei nostri due protagonisti, allora adolescenti, che vivevano in un città di provincia. Oggi uno è ministro della Repubblica, l’altro senatore. A raccontare questa scenetta intima, a cavallo tra “Porci con le ali” e un film di Troisi, sono gli stessi Alfonso Pecoraro Scanio, ministro del Governo Prodi, e suo fratello Marco in un’intervista a due voci che pubblica domani il settimanale A. Marco era famoso, il fratello no. Marco era un piccolo idolo, anche tra le ragazzine; il fratello studiava i classici della politica. Erano gli anni della loro adolescenza, intorno al fatidico ’77, quando i due fratelli dividevano la stessa stanzetta, ma non gli stessi percorsi formativi. Marco era eterosessuale rigoroso, il fratello bisex: «Sono stato il primo ad esserne informato», dice il fratello minore. «Gli dissi che ero attratto da una persona del mio stesso sesso», conferma Alfonso. Il più grande appassionato di politica, allevato nel fermento del liceo cittadino, era un piccolo dirigente del movimento. L’altro, più piccolo di tre anni, che invece seguiva rigorosi allenamenti, anzi era una promessa (poi mantenuta) del calcio italiano, aveva sempre la valigia al piede per trasferte, gare, meeting, allenamenti. E se nel ’77 Alfonso marciava, Marco era già in campo con la maglia delle giovanili dell’Inter. «Però io gli scrivevo in bella copia i tadzebao che lui elaborava», ricorda Marco. Le due storie si intrecciano fino ad incontrarsi negli anni della maturità, quando l’uno quarantenne o poco più diventa ministro, l’altro deve lasciare – per raggiunti limiti d’età – i campi di calcio. Si ritrovano sui banchi del Parlamento, dopo esperienze politiche che ne identificano un percorso lungo un decennio. E il nepotismo? «Che noia! Nel governo Blair – ricorda Alfonso – ci sono due fratelli ministri e nessuno gli dice niente». Due storie di fratelli con caratteri diversi magari, ma senz’altro avvezzi alla vita pubblica. «Chi se l’immaginava che momenti tanto intimi dovessimo metterli in piazza?», dice Marco. Ma è una storia a tratti tenera quella dei due fratelli che da amici si confidano tutto. Marco più attento a conservare però un percorso in linea con la sua vita da atleta vigoroso e macho, l’altro capace di proporre alternative di rapporti e di scelte sentimentali senza troppe ipocrisie. Il primo che non si vergogna di portare il Rolex (fino a farselo quasi scippare in pieno centro a Salerno), l’altro che va in Parlamento in bicicletta. I due si dicono tutto. E se immaginiamo Alfonso tormentato davanti alla scoperta di una sessualità più complessa, il fratello Marco, più vitalista, non va troppo per il sottile di fronte alla doppia opportunità offerta dalla bisessualità. Marco non ha difficoltà a sdrammatizzare: «meglio per te». Una storia profondamente diversa, se non per gli esiti finali. Mettiamo ad esempio l’82. Marco esordisce in serie A come centrocampista nell’Avellino, Alfonso si accontenta di fondare – dice l’enciclopedia Wikipedia – un Centro giuridico di denuncia a tutela dei consumatori. I quattro anni successivi per Marco sono costellati da successi sportivi, mentre Alfonso diventa consigliere comunale e poi regionale. Quando Marco ha già l’età matura per il calciatore il fratello è deputato. Per il più piccolo dei due la famiglia diventa un riferimento imprescindibile, per l’altro l’occasione per squarciare il velo clamorosamente sul suo privato giunge nel 2000. Alfonso, già ministro in carica, ammette di essere bisessuale. Ora Alfonso annuncia a sorpresa: «Oggi sono single… Comunque potrei anche decidere di mettere su famiglia, un giorno. Sì: moglie, figli, quella roba lì…». E Marco, che è regolarmente padre e marito, sorride compiaciuto. Oggi che tanta vita è passata, Alfonso comincia a metterci il pensiero a quella famiglia che suo fratello ha costruito da tempo. Il dialoghetto tra i due che proponiamo, però, è apocrifo: «Sai Marco, forse è tempo che io metta la testa a posto». «Alfo’, vuoi dire che ti metti con una donna?». Gianni Colucci