CAMORRA, QUINDICI FERMI CONTRO IL CLAN DI BIASI

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Napoli. La Squadra Mobile di Napoli ha eseguito, all’alba, nei quartieri spagnoli, nel centro storico della citta’, quindici provvedimenti di fermo, emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dei capi e degli esponenti di vertice del clan Di Biasi. I fermati sono tutti accusati di associazione per delinquere di stampo camorristico, omicidio ed estorsione. Tra i fermati figurano Luigi e Mario Di Biasi e il cognato Raffaele Scala, indicati come i capi del clan Faiano, attivo da decenni ai Quartieri Spagnoli di Napoli. La squadra mobile, diretta da Vittorio Pisani, ha eseguito provvedimenti firmati dai pm della Dda Raffaele Marino e Sergio Amato e dal procuratore aggiunto Franco Roberti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia. L’indagine, avviata due anni fa , si basa soprattutto su intercettazioni telefoniche e ambientali, e riguarda le attivita’ dell’organizzazione, divenuta egemone nel quartiere del centro storico di Napoli e dedita soprattutto alle estorsioni ai danni di commercianti. Al clan e’ attribuita anche la responsabilita’ dei colpi di arma da fuoco esplosi contro lo stabile che ospita la sede dell’emittente televisiva locale Tele Oggi. L’inchiesta ha fatto luce anche su due omicidi, che sarebbero stati ordinati dai Faiano per impedire interferenze di altri gruppi malavitosi. Si tratta dell’uccisione di Umberto Melotti avvenuto il 5 ottobre 2005 (in cui sarebbero coinvolti Massimiliano Artusi, Luciano Boccia, Luigi Cangiano, Mario Di Biasi, Sergio Parmiggiano e Ciro Saporito, tutti destinatari dei decreti di fermo) e dell’omicidio di Raffaele Esposito, caduto in un agguato il 23 settembre dello scorso anno (reato contestato a Vincenzo Gallozzi). Secondi gli inquirenti, i fermi eseguiti oggi sono serviti anche a prevenire una nuova faida di camorra, in quanto erano stati raccolti segnali su una prossima ripresa dello scontro con altri gruppi. Alcuni indagati (Renato Di Biasi, Saporito, Salvatore e Giuseppe Scala) sono accusati di aver minacciato alcuni collaboratori di giustizia per indurli a ritrattare. All’uscita della questura i fermati hanno salutato la folla di amici e parenti, e qualcuno, nonostante le manette, ha alzato le braccia e esibito il pollice come per dire ”tutto ok” forse in segno di sfida alle forze dell’ordine.

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