AMBRA: LE GIOIE TRASPARENTI IN MOSTRA ALL’ARCHEOLOGICO DI NAPOLI

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L’esposizione, che sarà inaugurata lunedì 26 marzo, alle ore 18, ma potrà essere visitata a partire da mercoledì 28 marzo, propone circa mille reperti – gioielli attraverso i quali raccontare la storia di questa resina fossile antichissima e l’uso più disparato che se ne è fatto nei secoli. A partire dal gioiello puro e semplice, per giungere all’utilizzo come medicinale, all’impiego a mo’ di amuleto contro il malocchio. Nella veste di minerale da usare nell’oreficeria, difatti, l’ambra era molto richiesta dagli orafi romani che ne apprezzavano il particolarissimo colore, dai toni scuri e caldi. Gradazioni di colore che Plinio il Vecchio descrive con dovizia di particolari. “Le varietà di ambra sono numerose – scrive difatti l’ammiraglio e scienziato romano – di esse la bianca ha l’odore migliore, ma né essa né quel¬la color cera ha pregio; la rossiccia è più pregia¬ta, e più ancora se trasparente, purché la lumi¬nosità non sia eccessiva: ciò che in essa piace è un’immagine del fuoco, non il fuoco vero e pro¬prio. La varietà più stimata è il Falerno, detta così dal colore del vino: è trasparente nella sua dolce luminosità, e in essa si apprezza anche la morbida tinta del miele cotto”. L’uso dell’ambra in passato non fu tuttavia solo prerogativa dell’oreficeria. Sempre Plinio racconta difatti che un pezzo d’ambra poteva difendere dalle malattie e dai malefici. Non per niente i contadini bretoni ancora nel Medio Evo indossavano collane di ambra per proteggersi dai mal di gola e dalla pazzia oltre che dagli spiriti maligni. “la mostra spiega Maria Luisa Nava, soprintendente archeologo di Napoli – non solo consentirà di consentirà di ammirare la produzione artistica e le tecniche di lavorazione di gioielli e manufatti unici nel loro genere ma farà dunque conoscere al grande pubblico una delle classi di materiali più preziose e meno note tra quelle restituiteci dall’antichità”. I pezzi in mostra, c’è il catalogo Electa, provengono sia da Soprintendenze e Musei italiani sia da prestigiose istituzioni museali straniere come il Louvre di Parigi, il British Museum di Londra, o il Pergamon Museum di Berlino. L’esposizione che è ideata dalla Soprintendenza archeologica di Napoli con quella di Pompei e promossa dalla Regione Campania propone dunque, e tra gli altri, statuine, suppellettili, gioielli trovati tra Canosa, Ruvo di Puglia e Armento, i gioielli della raccolta Castellani, i reperti del Museo archeologico di Villa Giulia. Insomma pezzi datati in un arco temporale di circa 3500 anni, dall’Età del Bronzo all’Alto Medioevo, per dare l’esatta dimensione del valore e dell’importanza dell’ambra nella storia dell’umanità.


                           Michele De Lucia