AFGHANISTAN: CASINI, SUL VOTO FI E AN SIANO RESPONSABILI

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BERLINO – “La credibilità dell’Italia è ai minimi termini e non ci sentiamo di affossarla”. Così il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, parlando al termine dei lavori del Ppe, conferma il sì del suo partito al decreto sul rifinanziamento delle missioni italiane all’estero precisando che si aspetta un “analogo senso di responsabilità nazionale” anche da Berlusconi e Fini.



CALDEROLI, DA UDC NESSUN ODG, BASTA PRESE IN GIRO §
“Ma di quale ordine del giorno dell’Udc sull’Afghanistan continua a parlare Casini? Casini e l’Udc devono smettere di prendere per il c… il Paese. Nell’iter del provvedimento sia in commissione che in aula al Senato non vi è uno, e dicasi uno, emendamento o ordine del giorno a loro firma e rammento loro, tra l’altro, che il termine entro cui poterli presentare era quello delle ore 19 di lunedì”. Roberto Calderoli (Lega) attacca l’Udc .Non vi è alcun Odg del partito di casini depositato al Senato”Appare incredibile che oggi l’Udc – aggiunge – cerchi di parlare della sicurezza dei nostri militari, cosa che noi abbiamo fatto come Lega Nord, visto che di loro emendamenti o ordini del giorno non vi è alcuna traccia e che è escluso per regolamento che lo possano fare in una fase successiva”. “Caro Casini – aggiunge Calderoli – è inutile che cerchi di creare dei fumi intorno all’arrosto: se vuoi mangiarti l’arrosto della sinistra mangiatelo davanti a un popolo che ha dato mandato a noi, così come a Forza Italia e ad An, di tutelare la sicurezza dei nostri militari e che se dovesse vedersi respinto dagli emendamenti e dagli ordini del giorno che noi abbiamo presentato chiederà a noi e a te di votare contro il provvedimento nel suo complesso. Ci sei anche tu? Diversamente dovremmo pensare che ci fai…”.



RUTELLI INVITA LA CDL A NON FARE MARCIA INDIETRO
“Non devono fare marcia indietro, altrimenti è un crollo di credibilità”. Così Francesco Rutelli ha risposto ai cronisti a Modena che lo hanno interpellato sulle perplessità di Berlusconi e della Cdl per il voto sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. “Non posso pensare che il centrodestra, dopo avere votato a favore delle missioni quando i nostri soldati sono partiti – ha detto il vicepremier – possa votare perché i soldati ritornino a casa e non svolgano la loro funzione umanitaria, si tratti del Libano dove sono a tutela della pace, si tratti dell’Africa dove sono in missione umanitaria, si tratti di Medio Oriente, Balcani, Afghanistan. E’ evidente – ha detto ancora Rutelli – che un centrodestra che votasse no sarebbe in contraddizione con le sue decisioni. Noi – ha concluso – quando eravamo all’opposizione abbiamo votato sì e non ne abbiamo avuto paura”.


UNIONE: INCUBO ODG, RISCHIO FALLA CENTRISTA


Se il decreto legge che rifinanzia la missione italiana in Afghanistan dovesse passare grazie ai voti del centrodestra, non ci sarà comunque la crisi di governo. E’ la posizione del segretario dei Ds Piero Fassino, la posizione di governo e maggioranza. Il centrosinistra si prepara al voto di martedì al Senato e l’incubo principale non riguarda il via libera al provvedimento, ma il timore di andare sotto e di spaccarsi su eventuali ordini del giorno dell’opposizione, che sta studiando tutte le mosse per mettere in crisi l’Unione. In particolare, l’Udc potrebbe presentare un testo che chiede al governo di dotare i soldati italiani di equipaggiamenti più adeguati e, magari, di cambiare le regole di ingaggio. Opzioni che rappresentano una tentazione per l’Udeur e per i settori più moderati della Margherita. Che, se dovessero convergere con la Cdl, metterebbero in minoranza il resto del centrosinistra. Un’ipotesi che terrorizza i senatori dell’Ulivo e di tutta l’Unione. Molto di più del timore di non avere la cosiddetta ‘autosufficienza politica’, e cioé il voto dei senatori eletti con l’Unione, che garantisca il via libera al provvedimento indipendentemente dai senatori a vita e dai voti dell’opposizione. Da questo punto di vista, ambienti dell’Ulivo al Senato mostrano una certa tranquillità: Franca Rame (Idv) assicura il proprio sì, al quale vanno aggiunti anche il voto di Sergio De Gregorio (eletto con Di Pietro ha poi lasciato l’Unione) e quello di Marco Follini (Italia di mezzo). Ferdinando Rossi (ex Pdci) deve decidere se votare no o uscire dall’Aula. Indeciso anche il Verde Mauro Bulgarelli, mentre Franco Turigliatto (ex Prc) voterà contro. Insomma, l’Unione dovrebbe avere i numeri anche per l’autosufficienza. In ogni caso, l’Udc assicura e conferma il proprio sostegno alla missione. E questo tranquillizza Fassino: “Se il governo va in Parlamento e un suo provvedimento raccoglie una maggioranza ampia, come è presumibile accada al Senato, diventa difficile dire che debba dimettersi”. Dall’Unione arrivano poi appelli e critiche a quei partiti della Cdl che voteranno contro, come la Lega, o che minacciano di farlo, come Forza Italia e Alleanza nazionale. Il vicepremier Francesco Rutelli si dice fiducioso che il centrodestra voterà a favore e che “non si rimangi una coerenza nazionale” e aggiunge che se l’opposizione fa marcia indietro, avrà un crollo di credibilità. Anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella sostiene che “non si possono piegare gli impegni dell’Italia in campo internazionale ad esigenze personali o di partito”. Il via libera al decreto, comunque, non è in discussione. La battaglia si gioca sugli emendamenti e sugli ordini del giorno. Il leghista Roberto Calderoli, ad esempio, presenta un emendamento che riporta a sei mesi la durata della proroga della missione (che il Dl allunga ad un anno) e prova così a ‘tentare’ i dissidenti della sinistra radicale. L’Udc si concentra invece sui centristi dell’Unione, con l’ordine del giorno per un equipaggiamento più adeguato dei soldati. Mauro Fabris fa sapere che l’Udeur è pronta a votare gli odg dell’opposizione perché è giusto cercare un ampio consenso. Così come Lamberto Dini (Margherita) ha già detto che è giusto dotare i militari di più armi. Al Senato gli ordini del giorno vengono esaminati prima del voto finale sui provvedimenti, e un qualsiasi incidente potrebbe avere un effetto a catena sul decreto. Insomma, ci sono diverse ‘mine’ sulla strada della tenuta della maggioranza. Fassino prova a neutralizzarle: “Valuteremo” i contenuti di ogni proposta, assicura. Il gruppo dell’Ulivo a Palazzo Madama ha comunque già fissato una riunione per martedì mattina per blindare le truppe.


DADULLAH, ABBIAMO RIFIUTATO 1 MLN DOLLARI


BERLINO – I taleban avrebbero rifiutato un’ offerta di un milione di dollari, avanzata dall’ Italia, per la liberazione del giornalista italiano Daniele Mastrogiacomo, secondo il racconto fatto da uno dei rapitori ad un noto giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, ripreso oggi dal sito online del settimanale tedesco Der Spiegel. Mullah Dadullah, considerato il principale responsabile del rapimento dell’inviato di Repubblica liberato il 19 marzo scorso dopo due settimane come prigioniero dei taleban in Afghanistan, poco dopo il rilascio ha chiamato attraverso il telefono satellitare il giornalista pakistano. Secondo il suo racconto, lo scambio dell’ostaggio italiano contro cinque taleban prigionieri a Kabul, tra essi due portavoce dell’organizzazione e tre comandanti ben noti, sarebbe avvenuto lunedi’ scorso vicino al fiume Helmand nella provincia dallo stesso nome nel sud dell’Afghanistan. Mullah Dadullah, che ha definito la liberazione dei compagni di lotta come ”un gigantesco successo per i Taleban” in particolare per i due ex portavoce definiti ”politicamente molto importanti” (mentre gli altri tre sarebbero stati subito inviati a combattere in Afghanistan meridionale), ha parlato ampiamente dei particolari delle trattative. ”Abbiamo rifiutato una offerta dei diplomatici italiani per un milione di dollari” ha detto al telefono. Lui stesso avrebbe chiarito che anche dieci milioni di dollari non sarebbero serviti, insistendo invece sul rilascio dei combattenti. Cioe’ come per far capire al mondo intero che, dal suo punto di vista, i taleban non si fanno comprare. Anche sull’interprete di Mastrogiacomo, le affermazioni di Mullah Dadullah sono chiaramente un attacco contro il presidente afghano Hamid Karzai: ”Il governo Karzai era interessato solo all’italiano” ha detto al telefono il mullah afghano. Mullah Dadullah, secondo quanto riferisce Der Spiegel, ha annunciato nuovi rapimenti di giornalisti occidentali.Ogni giornalista che vada a cercare notizie nel sud dell’Afghanistan senza l’autorizzazione dei taleban sara’ ”arrestato”, ha detto.


In cambio del rilascio di Adjmal Nashkbandi, l’interprete di Daniele Mastrogiacomo, il Mullah Dadullah pretende la liberazione di un altro taleban: l’ex portavoce del movimento Mohammed Hanif, tuttora in prigione a Kabul.  E’ quanto riferisce un noto giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, ripreso dal sito online del settimanale tedesco Der Spiegel.










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                              Michele De Lucia