I PASTORI DELLA KOWALISKA ad Amalfi

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I PASTORI DELLA KOWALISKA


Un incontro promosso dal Centro di Storia e Cultura Amalfitana, durante il quale sono stati ricordati anche il ceramista Matteo Di Lieto e l’artista Salvatore Ingenito


 


Rosanna Di Giaimo


 


E’ un percorso nella memoria storica quello che il Centro di Storia e Cultura Amalfitana, presieduto da Ezio Falcone, ha tracciato nel corso di una conferenza su Irene Kowaliska e Matteo Di Lieto, due protagonisti di un’epoca ceramica che, da Vietri ad Amalfi, hanno lasciato un segno fatto d’argilla. Come lo ha lasciato Salvatore Ingenito salvato dall’affetto delle nipoti da una distruzione certa.


Ma quella della Kowaliska è una storia di vita narrata su terracotta, nella sequenza de «‘E pasture d’’a meraviglia» che Eduardo Alamaro ha riportato nel pregevole libro in carta d’Amalfi, edito da De Luca. Circa quaranta pezzi realizzati agli inizi degli anni trenta per tre bambini, i fratelli  Fadda, conosciuti a Salerno, raccontano contaminazioni di culture, di stili, di emozioni. La ‘collezione’ comprende personaggi presepiali e figure del mondo infantile, nonché quel complesso mondo di raffigurazioni che fanno parte del bestiario vietrese: per quei bambini fu certamente un gradito quanto significativo dono natalizio. Nel suo argomentare sui pastori l’autore afferma che quel dono ai piccoli Fadda denotava anche una sorta di voglia di maternità della Kowaliska. Infatti, secondo Alamaro, la Madonna viene rappresentata con il Bambino in braccio, quando nella tradizione Gesù bambino è una statuina a parte adagiata in una culla di fieno.


Contaminazioni, si diceva, che si avvertono anche nelle figure animalesche, come l’asinello e il bue, insolitamente ritti sulle zampe. E poi giraffe, arieti, cammelli, cavalle e puledri, elefanti e maialini, un bestiario dell’immaginario artigiano vietrese, popolano una tradizione presepiale. E a guardare la complessità dei lavori del tempo maturo della Kowaliska, alquanto insolite, per la loro semplicità a “tubo”, appaiono le sagome degli angeli, sproporzionati volutamente nella loro propensione al cielo. O forse era una voluta semplicità, per lasciare libera la fantasia dei piccoli destinatari? I colori sono quelli del sole, del mare, del cielo, di una terra di antica tradizione figulina; si sa, la ceramica trae dalla natura l’ispirazione e la materia. La straordinarietà di questa produzione, tuttavia, sta nelle emozioni che ha mosso l’artista a regalare a dei bambini, diluiti nel tempo e nello spazio, i pezzi del presepe. Come ha fatto notare Vito Pinto durante la serata al Centro di Cultura e Storia Amalfitana, questa produzione è artisticamente ancora immatura perché i primi anni trenta rappresentano per la Kowaliska solo l’approccio al modo del sentire artigiano vietrese, essendo giunta proprio allora nel centro costiero. Questo, però, sta a dimostrare come la tradizione locale avvolgesse di sé questi artisti costretti a venire dal centro e nord Europa in quello che giustamente fu definito il “rifugio precario”. E trovarono anche il calore della gente e dei luoghi mediterranei, come non mancò, a quella schiera di artisti, l’ispirazione per decorare figure, paesaggi, memorie dell’anima.


 


Da Il Lavoro Tirreno Anno XXLIII Febbraio 2007

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