Costiera Amalfitana Greenpeace Italia Nostra e WWF: l´allevamento di tonni di Cetara è un pericolo

0

                      

Italia Nostra, Greenpeace e Wwf lanciano l’allarme: la Costiera amalfitana è minacciata dall’industria del tonno. 


A Maiori, sabato 10 febbraio, ore 15,30 nel convegno “Costiera amalfitana, un mare da proteggere”, gli esperti spiegheranno cosa rischia questo patrimonio dell’Umanità. 


 


Il progetto di installare un allevamento intensivo dei tonni, nel tratto di mare tra Cetara e Maiori, rischia di contaminare pesantemente un angolo di Costa tutelato dall’Unesco, con il pericolo concreto di arrecare pesanti conseguenze nell’economia del turismo e del territorio nel suo complesso.


Sabato 10 febbraio, ore 15,30 presso l’Auditorium L’Incontro a Maiori, un convegno – dove saranno presenti studiosi, politici e ambientalisti – tratterà in modo approfondito il tema. Sarà un  momento di studio ed analisi, sulle implicazioni delle concessioni rilasciate dal comune di Cetara.  


 


Il convegno “Costiera amalfitana, un mare da proteggere , promosso dal coordinamento costituito da Greenpeace, Italia Nostra e WWF ,  patrocinato dal Comune di Maiori , ha lo scopo non solo di chiarire le implicazioni ecologiche che un allevamento intensivo dei tonni comporterà ,  grazie al contributo scientifico di qualificati  esperti, tra cui Valerio Zupo della stazione zoologica “A.Dohrn”di Napoli,  Giovanni Fulvio Russo ordinario di ecologia all’Università Parthenope di Napoli e l’oceanografo Giancarlo Spezie, ma anche di affrontare gli aspetti socio-economici che da più parti vengono invocati.


  


“E’ un invito a fermarsi per riflettere sulle scelte che implicano interessi collettivi – dichiara Raffaella Di Leo, portavoce del coordinamento e presidente regionale di Italia Nostra – in controtendenza con la logica di un mondo che corre troppo veloce, nel quale sembra sia giusto far prevalere in ogni contesto le ragioni economiche rispetto a quelle socio-ambientali. Questo incontro a Maiori – ribadisce Di Leo – vuole essere cioè l’occasione in cui amministratori locali, operatori economici e culturali, associazioni, singoli cittadini, si interroghino su quale vogliono sia il futuro possibile per la costiera amalfitana. E quali siano le strategie ad esso coerenti”.  


Greenpeace, associazione che da sempre è impegnata a livello internazionale su queste tematiche, lancia l’ennesimo allarme: “la capacità degli impianti di ingrasso del tonno di tutto il Mediterraneo sfiora ormai le 59.000 tonnellate – afferma Alessandro Giannì, responsabile Mare, Greenpeace Italia – quasi il doppio delle catture ammesse ogni anno. E’ assurdo pensare di costruirlo anche a Cetara, a meno che non si voglia incentivare la pesca pirata. L’ingrasso del tonno crea maggiori problemi ambientali dell’acquacoltura “normale “. In un sito particolarmente infelice che Greenpeace ha visitato in Croazia – aggiunge Giannì –  i danni sono tali che si prevede non possano bastare 100 anni a recuperare l’habitat”.


 


Anche il WWF è fortemente preoccupato per gli effetti che una simile scelta potrà avere sull’intero ecosistema: ” Con assoluta certezza – dichiara Alberto Gentile responsabile del settore fauna ittica del WWF Salerno – possiamo affermare che l’installazione di gabbie per la stabulazione e l’ingrasso del tonno rosso produce una serie di impatti sull’ambiente, quali alterazione della qualità delle acque e la modificazione dell’ecosistema bentonico nell’area costiera interessata. Gli effetti sarebbero devastanti per la costiera amalfitana”. 


Dura la reazione anche dal comune di Maiori, che dall’inizio con l’amministrazione di Cetara  sta combattendo questo progetto a colpi di carta bollata: “Questo impianto che si vorrebbe realizzare nelle acque della costiera amalfitana – precisa Salvatore Della Pace, capogruppo al comune di Maiori – ha un altro grave neo perchè l’amministrazione di Cetara non è riuscita a spezzare le pressioni di poche persone, alcune delle quali parte integrante della stessa. Con questo allevamento non si andrebbero a creare nuovi posti di lavoro, come invece vanno sbandierando, e in più, i piccoli pescatori subiranno i danni maggiori, così come l’intero ecosistema della Costiera. E sarebbe la fine per questo patrimonio dell’Umanità”.  


Fonte 


Ufficio stampa Comunicazione e Territori


www.cometer.it