Positano Costa delle Sirene parla Di Lello

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Marchio si, marchio no. La campagna promozionale che vede unite le due Costiere, sorrentina ed amalfitana, sotto un marchio unico Costa delle Sirene, in un incontro tenutosi a Positano il 29 sera,  ha visto contro tutti gli amministratori della Costiera Amalfitana. Parla l’assessore regionale al turismo Marco Di Lello.


Allora non è solo il consigliere regionale Salvatore Gagliano ad essere contro come ha detto lei?


“Finora nessuna amministrazione aveva detto nulla sul marchio, ma ogni decisione è partita dal basso, ci sono stati vari incontri, ultimo quello del 29 settembre, e solo ultimamente abbiamo trovato delle critiche. Mi sembra che qui siamo di fronte a Guelfi e Ghibellini, il mio scopo è creare un sistema turistico locale, il marchio si toglierà se avrò delle indicazioni precise, ci sono anche documenti che dimostrano che gli amministratori accettavano un marchio unico per le due coste.” 


Come è nata la vicenda?


“Questo marchio è nato dal Pit. La scheda del Pit è del 2001, poi nel 2003 si decise di far il bando per il marchio, io facevo un altro mestiere, allora ero all’urbanistica, ma mi chiedo quanti di questi amministratori che ora sono presenti abbiano fatto qualcosa prima, si decise di fare una campagna promozionale unica per le due coste, dopo che la commissione della regione decide va bene andate avanti si arriva al 18 luglio del 2005 dove si va in Penisola Sorrentina a Villa Angelina e si parla di questo bando, nessuno presenta un problema, nessuno, condivisione totale, dopodichè vengono da me gli aggiudicatari il settembre dello scorso anno, e dicono siamo pronti a presentare il marchio al Worl Market a Londra.”


Questo marchio specifico però non era noto prima agli amministratori, frutto di uno studio che ora viene contestato, intanto il marchio va avanti…


“Non è stato ancora presentato in pubblico, doveva essere fatto a Londra, ma sono stato io a dire prima che si parta vediamo se c’è il consenso di tutto il territorio, così arriviamo al forum del 22 settembre 2006 con le società e solo lì comincio a registrare qualche timida perplessità, diamo incarico ai soggetti di fare gli incontri singoli con tutte le amministrazioni comunali e gli operatori. E poi viene la posizione di Gagliano, per questo ho detto che solo da Gagliano avevo ricevuto lamentale, documenti ufficiali di contestazioni non ne ho mai avuti.”


Alcuni la accusano di voler favorire il turismo sorrentino…


“Avrei fallito come politico se fosse così. Spostare il turismo da un’area contigua all’altra non è un successo, io difendo con lo spirito questo progetto perché dovevo portare avanti lo sviluppo di un sistema turistico locale rappresentato dalle due costiere. Il sindaco di Positano può chiedere di contingentare il turismo, a Tramonti o a Furore magari qualche turista in più lo vorrebbero, proviamo a investire anche nelle aree interne che hanno grandi potenzialità di crescita così nasce il marchio d’area. Poi si dice che la Costiera amalfitana ha trend positivo, ma non era così nel 2002 e 2003 la Costiera Amalfitana perdeva turisti, era il meno nove per cento, era crisi. Voi ad Amalfi perdete l’otto per cento del turismo, Sorrento solo lo 0,5 %.  Poi decidetevi a giorni quando vi va bene c’è la crisi quando non vi va bene non c’è la crisi. Oggi possiamo dire che il 2006 è andata bene, meno male che è andata bene, anche noi ci abbiamo messo del nostro. Anche grazie ai 20 milioni di euro al marchio Campania.”


Ma le due realtà sono diverse…


“Vi siete chiesti chi cresce di più in Europa? E’ la Spagna. E che fa come pubblicità? Valorizza il contenitore, la Spagna, al suo interno poi ogni specificità. Sono contrario alla proliferazione dei Brand, come sono contrario alla proliferazione dei sistemi turistici totali. Questo poteva essere il primo sistema turistico locale sul quale cominciare lavorare mettendo insieme Sorrento ed Amalfi, già oggi c’è un interscambio fra le due realtà. Perché non può essere una forza avere un’offerta a Sorrento? Quando faccio la polemica sull’auditorium a Ravello dico che non serve solo a Ravello ma all’intero territorio così come per il Festival. Certo loro possono dire perché metterlo proprio da noi che non lo vogliamo. Come potete dire che noi non parliamo fra assessori non parlate. Qui c’è una competizione che non ha senso di esistere, siete ancora all’epoca dei Guelfi e Ghibellini.”


Assessore lei ha detto che i politici in Costiera non si parlano, a chi si riferiva?


“Ad una donna assessore di Amalfi che in mia presenza ha detto che non parlava al suo collega assessore di Praiano (entrambi assenti all’incontro, si riferisce ad Imma Lauro e Raffaele Esposito titolare del Tramonto d’Oro, Ndr)”


Ma il marchio che fine fa?


“L’Ati che ha vinto il bando andrà in giro per tutte le amministrazioni e raccoglierà eventuali consensi o dissensi e poi si deciderà. Ci sono i documenti delle associazioni rappresentative che hanno firmato la concertazione e nessuno è stato contro, per questo ho detto a Gagliano che lui era il primo a lamentarsi. Se ci sono riscontri allora si cambierà eventualmente strategia sul marchio non sull’idea che difendo.”


Lei è sempre convinto che le due costiere devono essere promosse insieme anche se hanno due brand differenti sui quali hanno investito?


“Dobbiamo ragionare e fare insieme massa critica. Paestum ha mezzo milione di visitatori, ma basta uscire fuori dai confini regionali e la conoscenza scende sempre di più. Ora si aprono due grandi mercati, Cina e India, vogliamo cominciare oggi a seminare sapendo che ci vogliono dieci anni. Se andate in Cina a stento conoscono l’Italia, non conoscono ne Amalfi, ne Sorrento. Se noi nel fenomeno della globalizzazione noi Italia perdiamo sistema. E’ vero che in questi anni i vari enti hanno investito risorse ma lo hanno fatto in maniera disarticolata. Dobbiamo ascoltarci. Nelle prossime settimane lavoriamo e cerchiamo di vincere insieme.”


Michele Cinque


 


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