OK RIFORMA PANCALLI, ORA CORSA A PRESIDENZA FIGC

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ROMA – La Figc ha la sua nuova Costituzione, ma ora è battaglia sulla presidenza. Dopo quattro messi Luca Pancalli si può coccolare la sua creatura: il nuovo statuto ha passato l’esame dell’assemblea, e così il mondo del pallone, rimessi insieme i cocci della bufera calciopoli, si è dotato di norme nuove e “ha voltato pagina”, dice soddisfatto il commissario straordinario. Abolito il diritto di veto, con il restyling della giustizia
sportiva, parte adesso la volata verso le elezioni che restituiranno un governo democratico a Via Allegri: e al candidato basterà il 50,1% dei consensi per diventare presidente. La campagna elettorale non è ancora ufficialmente partita, anche perché al momento il concorrente è sempre uno, Giancarlo Abete.
L’ex vice presidente, quello che avrebbe dovuto ricevere il testimone a fine 2006 da Franco Carraro, si è tenuto lontano dallo scandalo e ora gioca la sua carta per conquistare la Figc: il consenso nei suoi confronti è largo, a partire dalla Lega di serie C, ma dalla sua ci sono anche gli allenatori, i calciatori, e anche i dilettanti non lo hanno mai osteggiato. Sono loro il vero serbatoio di voti, il 34% della Lega presieduta da Tavecchio basterebbe in teoria da sola a fare alleanza con i club di A e B per il 51%. Ma al momento il nodo da sciogliere è proprio questo: chi sarà il candidato della Lega di Milano. Pancalli ha detto no, Matarrese sembra aver fatto un passo indietro, e Garrone invoca il “miracolo” per un uomo nuovo.

Matarrese fa però muro contro Abete: tiratosi fuori dalla corsa per la presidenza (ma il ruolo di vice vicario è una possibilità, in caso di accordo) insiste nel voler proporre per via Allegri un uomo che sia espressione dei club. La prima scelta, decaduta la sua (“Io non sono candidato, il consiglio  mi ha chiesto di restare in Lega”) ricadrebbe su Pancalli (“Mi piace, il calcio ha bisogno di uno come lui”) che però ha già detto chiaramente di considerare conclusa la sua missione, con le elezioni presumibilmente in programma intorno alla metà di marzo. Matarrese non vuole Abete, ma la posizione dei club che il presidente di Lega rappresenta è da definire: “Non escludo che l’assemblea di A e B possa accettare la candidatura di Abete, ma questo non vuol dire che si aprono le porte – ha detto Matarrese – La Lega vorrebbe avere il privilegio di dare il consenso sul candidato”.
Abete però non si scompone e a chi gli chiede come si può correre alla presidenza con la Lega contro, non esita a rispondere: “Non si va al voto guardando la dichiarazione dei redditi…”. Quanto alla sua militanza nella gestione Carraro, Abete si schiera: “Io c’ero, ma stavo all’opposizione”.  Insomma l’ex vice punta dritto all’obiettivo, soddisfatto soprattutto del fatto che “per la prima volta ci sarà un voto democratico”. Saranno sessanta giorni che si annunciano infuocati, ma che partono da quella che Pancalli considera la pietra su cui si fonderà tutto il resto. Le regole, tanto invocate, sono arrivate: una maggioranza larghissima, quasi plebiscitaria quella che ha accolto il nuovo statuto. Tutti favorevoli i 309  delegati aventi diritto al voto (assente per motivi familiari il presidente del settore giovanile e scolastico, Luigi Agnolin), tranne un astenuto tra i dilettanti e un contrario. La voce fuori coro è del presidente onorario del Prato, Giannetto Guarducci.

E’ stato l’unico ad alzare la mano per esprimere il suo dissenso: perché in un’assemblea senza pepe e dall’esito annunciato, l’unica nota di colore l’ha offerta il flop del voto elettronico. Tre i tentativi andati a vuoto: colpa dei tre badge (uno per il sì, uno per nò e uno per la scheda bianca) di cui  i delegati erano dotati che non hanno funzionato. “Ma siamo su scherzi a parte…” la battuta di Pancalli, prima che il presidente dell’assemblea, Pasquale De Lise, ripristinasse il vecchio sistema dell’alzata di mano. E alla fine la vittoria della riforma Pancalli è stata senza se e senza ma, un successo che il commissario ha ottenuto, facendo leva sulla doppia anima di uomo di sport e sindacalista: insomma, fair play e concertazione. “Non abbiamo rinunciato a nulla e non passi il concetto che si siano fatti passi indietro” precisa Pancalli. Tutto è rientrato nella strategia che mirava ad arrivare compatti al voto. “All’inizio ho visto incapacità di fare squadra – dice Pancalli – ma c’é voglia vera di partecipare  alla casa comune.Il messaggio è chiaro, da qui si può ripartire”. Così tutti, dalla C di Macalli ai dilettanti di Tavecchio, hanno fatto quadrato. Vita nuova guardando al futuro: per avere un presidente di tutti che magari il 18 aprile festeggi l’elezione con l’assegnazione degli europei


. Stadi e soldi  permettendo.


















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                                             Michele De Luciam