Santa Rosa atto secondo la Finanza alla Soprintendenza

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Santa Rosa atto secondo, la Procura ieri mattina ha acquisito atti alla Soprintendenza e negli studi dei tecnici sotto inchiesta. Continuano le indagini sui lavori allo storico complesso del Santa Rosa a Conca dei Marini posto sotto sequestro dalla sezione Navale della Guardia di Finanza. Indagini complesse, che hanno portato il pubblico ministero, il dottor Roberto Penna, a sequestrare il complesso monastico del Seicento, che stava diventando il più grande relais chataux d’Italia, mettendo sotto inchiesta il soprintendente Giuseppe Zampino, il funzionario dello stesso ente, Giovanni Villani, il legale rappresentante della società proprietaria dell’immobile (Santa Rosa srl), Micael Held, il progettista Francesco Di Martino, il progettista strutturale Massimo Adinolfi, il tecnico comunale Giuseppe Milo e i membri della commissione edilizia (Salvatore Pinto, Umberto Marchese, Nicola Anastasio e Francesco Fusco) individuando reati che vanno dal concorso, all’abuso d’ufficio, al falso ideologico, oltre alle violazioni in materia urbanistica e paesaggistica. Le accuse mosse agli indagati, la maggior parte difesi dagli avvocati Raffaele Guerritore e Federico Conte, salvo il  soprintendente e progettista strutturale.


Intanto proseguono le indagini sul gesto che si presuma possa avere origini intimidatorie verso il geometra Antonio Bottone, che ha lavorato con Italia Nostra che per prima ha sollevato il problema e fatto esposti,  ed il comandante dei vigili, avvenuto subito dopo il sequestro del Santa Rosa. “Non ho alcuna certezza sulla origine del fatto – spiega il geometra Antonio Bottone -, spero che il fatto sia solo casualmente contestuale alla vicenda del sequestro del Santa Rosa, sono il primo a sperare che sia una ragazzata. E mi auguro che lo sia.”


Intanto due tecnici ed un esperto di diritto amministrativo affiancano la difesa degli imputati per smontare le accuse che evidenzierebbero secondo il sostituto procuratore Roberto Penna, che il ruolo “istigatore”, nella vicenda, sarebbe stato svolto dal legale rappresentante della Santa Rosa srl, dal progettista e dal progettista strutturale sia nei confronti del soprintendente che in quello del resto degli indagati. Accuse pesanti, come il falso ideologico contestato, oltre al concorso e all’abuso d’ufficio, al soprintendente e al responsabile del procedimento che, secondo la procura di Salerno, avrebbero ritenuto in linea di massima compatibili con le esigenze di conservazione del monumento le caratteristiche dell’opera. In pratica il provvedimento di approvazione n. 8778 del progetto presentato in data 31/1/2006, secondo il pm Roberto Penna, avrebbe procurato intenzionalmente un vantaggio patrimoniale alla società Santa Rosa costituito dalla possibilità di far presentare la dichiarazione di inizio attività poi protocollata in data 14/3/2006 presso il comune di Conca di Conca. Le atre accuse della procura di Salerno riguardano poi la commissione edilizia integrata che sarebbe coinvolta nella vicenda per aver espresso parere favorevole paesistico-ambientale circa il progetto di restauro conservativo, consolidamento statico e realizzazione dei volumi tecnici del Santa Rosa in violazione delle leggi che prevedono le norme generali d’uso del territorio e delle aree. Mentre il tecnico comunale sarebbe responsabile per aver decretato la concessione dell’autorizzazione ai fini della tutela paesistica e ambientale.


 


Michele Cinque