POLICLINICO: REGIONE LAZIO AVVIA CONTROLLI IN TUTTI OSPEDALI

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 ROMA – Controlli a tappeto in tutti gli ospedali romani e del Lazio. E’ quanto ha disposto l’assessorato regionale della sanita’ dopo l’inchiesta pubblicata dal settimanale ”L’Espresso” sulle condizioni igieniche in cui versa il Policlinico Umberto I.

Quindi, dopo le ispezioni gia’ avviate presso il nosocomio universitario di Roma, nelle prossime settimane saranno sottoposti a rigorosi controlli tutti gli altri presidi sanitari della regione, ”per individuare – fanno sapere dall’assessorato – l’esistenza di situazioni simili a quelle del Policlinico ed intervenire”. L’iniziativa regionale va ad affiancare quella governativa su scala nazionale annunciata dal Ministro per la salute Livia Turco.

PARAMEDICI: CARENZE? SIAMO TROPPO POCHI
Assistenza ai pazienti che lascia a desiderare, macchinari sotto-utilizzati e liste di attesa che continuano ad allungarsi. Ma di chi è la colpa? E’ anche di quel ‘buco nero’ che vede mancare all’appello, negli ospedali italiani, tra i 30 e i 40.000 infermieri e parecchie decine di tecnici di laboratorio.

 Il personale sanitario non medico – questa la definizione per i circa 550.000 lavoratori che ogni giorno, dagli infermieri ai tecnici, dai fisioterapisti agli ausiliari, dagli amministrativi ai portantini, garantiscono l’attività degli ospedali – lo dice a chiare lettere: “Se varie carenze si registrano, come dimostra il caso del Policlinico Umberto I, ciò è anche dovuto alla carenza di personale essenziale per assicurare un’assistenza adeguata”.

A partire proprio dagli infermieri. “Si denunciano disservizi come liste di attesa e lunghe attese ai pronto soccorso e nei reparti. Ma forse ci si dimentica – è la protesta del responsabile sanità della Fp-Cgil Lazio, Tiziano Battisti – che solo nel Lazio mancano all’appello oltre 3000 infermieri. Come garantire un’assistenza adeguata se manca il personale?”. Così, spesso gli infermieri sono costretti, afferma Battisti, a turni “massacranti” ed a ‘over-dose’ di straordinari: “Un esempio su tutti è quello del servizio 118 e di emergenza, dove lo stesso infermiere molte volte copre due turni, lavorando 12 ore invece delle 6 previste. In pratica, i turni vengono raddoppiati perché non c’è altra soluzione. In queste condizioni, si capisce bene come anche il rischio di errori medici cresca”.

Ed ancora: altre denunce riguardano il cattivo utilizzo dei macchinari. Vero: “Spesso, le macchine per le tac o la radioterapia – dice Battisti – potrebbero essere utilizzate di più e meglio, garantendo ai pazienti un servizio migliore e tagliando le attese, ma il problema, in questo caso, sono i budget e la mancanza di incentivi per le aziende pubbliche a fronte di bilanci preventivamente concordati con le Regioni”. Un esempio? “Nel 2003 all’ospedale S. Camillo di Roma – racconta Battisti – era stato avviato un programma di produttività in base al quale tac e risonanze venivano effettuate anche il sabato e la domenica, con degli incentivi al personale. Ma è durata poco: il tutto è stato interrotto poiché, a fronte di tale servizio aggiuntivo, l’azienda non riceveva alcun incentivo dalla Regione”.

Altra nota dolente, la scarsa igiene negli ospedali. Ma anche su questo punto, fa notare la responsabile nazionale personale sanitario della Fp-Cgil, Rossana Dettori, è bene chiarire: “Dalle pulizie alla manutenzione alla gestione del vitto e delle mense per i pazienti, oggi è tutto esternalizzato. Ci si rivolge cioé a ditte esterne e il prezzo da pagare, spesso, è la scarsa qualità del servizio”. Dettori è anche caposala in ospedale: “Vi assicuro – dice – che è molto difficile effettuare un controllo sul lavoro di personale ‘esterno’ e che, dunque, non dipende direttamente dall’ospedale. Il tutto in nome di un risparmio ipotetico che, invece, si traduce in disservizio per i malati”. Cosa dire, poi, della “scarsa valorizzazione professionale”?: “Stipendi di poco più di 1000 euro al mese – rileva Dettori – per una professione cruciale”. Ma la categoria fa anche il ‘mea culpa’: “A fronte dell’elevata incidenza di infezioni ospedaliere – ha assicurato la presidente della federazione dei collegi degli infermieri (Ipasvi), Annalisa Silvestro – ci impegneremo, come ordine, ad attivare campagne e corsi sui comportamenti professionali, poiché l’attenzione a questo tema non è sempre alta”. 


UMBERTO I: CARTA IDENTITA’ SISTEMA OSPEDALIERO


ROMA – Sono circa 700 le strutture di ricovero pubbliche in Italia: una rete ‘mastodontica’, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale (Ssn), che conta oltre 230.000 posti letto. Ecco la ‘carta di identita” del sistema ospedaliero italiano:

– STRUTTURE DI RICOVERO PUBBLICHE: sono 672, di cui: 96 aziende ospedaliere; 460 ospedali a gestione diretta; 11 policlinici universitari; 51 istituti a carattere scientifico; 35 ospedali classificati; 16 istituti presidio della asl; 3 enti di ricerca.

– POSTI LETTO SSN: il Ssn dispone di oltre 237.000 posti letto per degenza ordinaria (di cui il 17% nelle strutture private accreditate) e 28.793 posti per il day-hospital, quasi totalmente pubblici. A livello nazionale, sono disponibili 4,7 posti letto ogni 1.000 abitanti. In particolare, i posti letto dedicati all’attività per malati acuti sono 4,1 ogni 1.000 abitanti.

– DIPENDENTI SSN: per l’anno 2004, i dipendenti registrati nel Ssn sono stati 646.050 (68,4% ruolo sanitario; 19,8% ruolo tecnico; 11,6% ruolo amministrativo; 0,2% ruolo professionale). Nell’ambito del ruolo sanitario, il personale medico è costituito da 102.989 unità e quello infermieristico da 257.750 unità. Il rapporto tra infermieri e medici si attesta, a livello nazionale, sul valore di 2,5 infermieri per ogni medico.


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                                             Michele De Lucia