ANCHE BOND E UN ITALIANO NEL WEEK END DEI MAYA DI GIBSON

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ROMA – Sono 4 i film che la Befana ha messo quest’anno nella calza. La distribuzione del carbone, tra buoni e cattivi, ovvero l’assegnazione del primato al box office vede già scritto un risultato targato Usa ma i film più sorprendenti arrivano dall’Europa.

– “Apocalypto” di e con Mel Gibson.
 Dopo la sua “scandalosa” passione di Cristo l’australiano dagli occhi blu, sempre in odore di polemiche prova a sorprendere con una ricostruzione tanto realistica quanto efferata dell’antica civiltà sudamericana dei Maya tra tradimenti, intrighi di corte, massacri in nome della religione e una tragedia annunciata ovvero il genocidio di un popolo.

Ancora una volta il tema che interessa Gibson è lo scontro fra idealità e il realismo politico ma bisogna riconoscergli una eccezionale capacità della narrazione epica e la forza di imporre temi e stili non nel solco del cinema di intrattenimento più tipico.

– “Casinò Royale” di Martin Campbell.
Il 21/o film della serie 007 ha molto fatto parlare di se’, per il ritrovato realismo delle storie, per il nuovo protagonista dall’occhio azzurro e lo sguardo mortale (Daniel Craig) per gli incassi ritornati a livelli di eccellenza assoluta. La trama è quella del primo romanzo scritto da Ian Fleming ovviamente aggiornata nei tempi ma senza inutili stravolgimenti e racconta la mortale partita a carte tra James Bond e il pericoloso Le Chiffre con un sovrappiù sentimentale con la spia Vesper.

– “L’aria salata” di Massimo Angelini.
Uno degli esordi più riusciti e applauditi del nuovo cinema italiano firmato da un ex allievo di Nanni Moretti interpretato da Giorgio Pasotti e dal collaudato attore teatrale, finalmente scoperto al cinema, Giorgio Colangeli. Premiato proprio per l’interpretazione all’ultima Festa di Roma, Colangeli impersona un detenuto di Rebibbia che ritrova, tra le mura del carcere, suo figlio nei panni di un educatore-assistente sociale. Il confronto tra i due uomini, il tema della paternità e quello dell’amicizia intrecciano un racconto in cui tutto è misurato, credibile, appassionante.

Costato appena 700 mila euro e prodotto da Donatella Botti per Rai Cinema è un film consigliato a tutti quelli che credono nella vitalità di ciò che un tempo si chiamava neorealismo.

– “Il grande capo” di Lars Von Trier.
 Il cineasta danese noto per la scuola di “Dogma” e per il suo cinema capace di stupire ogni volta si dedica per l’occasione addirittura al genere della commedia mettendo in scena, in chiave farsesca, i realistici conflitti del moderno terziario degli impiegati modello. L’arrivo di un inatteso capo-reparto è destinato a fare esplodere gelosie, rivalità, passioni e ignobili sentimenti. Consigliato a chi vuol ridere usando la testa. 







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                                                               Michele de Lucia