Si chiude un anno e si guarda avanti

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Cari lettori, cari italiani, soprattutto cari uomini di buona volontà


 


Si chiude un anno ed al solito si scrutano i giorni trascorsi per guardare avanti.


 


Sigh!


 


Vorrei che sotto l’albero, sotto le luci di Chanukkah, nei cuori dei credenti di ogni fede, dei laici, degli agnostici, si possa trovare il corretto valore della dignità umana .


 


Desidero una libertà  chiamata tale da tutti, con l’abbattimento dei fronti, dei muri che dividono etnie e famiglie, delle barriere che si devono erigere per difendersi.


 


Non vorrei più vedere bambini che muoiono per fame o per aver calpestato una mina, mero valore commerciale dei paesi “ricchi”.


 


Vorrei aver la forza di battermi per conquistare il sorriso dello “sfortunato” nato in un altro mondo, che sia terzo, quarto, secondo o primo; e che saprebbe insegnarci quanto ci voglia poco per essere felici.


 


Vorrei gioire perché uno stato non si comporti come il proprio cittadino assassino, cercando una giustizia che non giustizi atrocemente.


 


Vorrei lanciare una fune da una costa mediterranea per aiutare chi crede di trovare la propria pace e la libertà, perché non sa che questo è un purgatorio, una via di mezzo, una costellazione colma di molti sofferenti e pochi beati.


 


Al governo italiano, a questa presunta sinistra, auguro di trovare una vera base politica –  culturalmente e socialmente valida – che comprenda veramente tutti.


 


All’opposizione, a questa destra anch’essa dai valori incerti e con le sconvolgenti basi che vanno dall’essere figlia del partito nazionalista per eccellenza, al voler dividere il Paese in tre parti; auguro di saper muovere le masse con più spontaneità.


 


Ad entrambe le parti auguro di imparare ad accorgersi ed a rinfacciarsi i propri errori anche nei propri cortiletti (o parrocchie per far felici molti esponenti di una o dell’altra parte), per imparare e trasmettere che non sempre la strada intrapresa è quella corretta e che si può tornare indietro per non continuare a sbagliare.


 


Ora mi sento il Gaber di “Io fossi Dio” o di “Destra-sinistra” e non per altro dirigo un giornale libero, senza ipocrisie, che si fa forza da solo, che accetta le opinioni di ognuno solo se si rispetta l’altro.


 


Cara sinistra, perché non organizzi una bella manifestazione per commemorare i bambini palestinesi  uccisi qualche giorno or sono e perché non bruci la bandiera degli assassini? Certo: riconosco che se la bandiera vilipesa è la stessa dei trucidati… può creare un certo imbarazzo.


 


Cara destra, perché non dai un esempio civile e mostri agli italiani che l’Italia vale, che vi sono ancora dei cervelli che sanno utilizzare le infrastrutture ed i macchinari e che se uno viene colpito da un ictus o è sofferente di altro, ha diritto di rimanere in ospedale oltre 60 giorni e non deve recarsi  in un altro paese in quanto Ministro dello Stato, ex Presidente del Consiglio o “semplice” miliardario.


 


Cara sinistra e cara destra, sapete che questo è uno Stato dove piace rimpiangere, dove si organizzano tante cerimonie retrospettive e raramente delle antologiche, dove si fanno fuggire opportunità di dire “sono italiano”, salvo si vinca di tanto in tanto un mondiale sportivo?


 


A proposito di retrospettive… perché se un giovane artista vuole esporre presso una delle strutture del Ministero per i Beni e le Attività Culturali deve pagare?


 


Perché cara sinistra e cara destra: non avete imparato i valori costruttivi della sinergia tra Governo e Opposizione?


 


Cara sinistra e cara destra,


ora che non ho più scompartimenti ferroviari appositi per i fumatori;


ora che il Grande Fratello veglia sulla mia persona;


ora che il mio compenso viene incamerato in gran parte dallo Stato;


ora che non posso decidere di interrompere le mie sofferenze (Welby ci ha appena lasciato);


ora che voi decidete le mie origini europee;


ora che quasi non si ha più fiato per dire cosa non va;


ora che ho imparato ad apprezzare ogni momento perché poi, chissà;


ora che ho libertà di scrivere mentre i miei colleghi scioperano (sono autorizzato dal Comitato redazionale) in quanto questo è un giornale autogestito;


ora che la rabbia cresce, mi accorgo che è tutto un sogno: …siamo nel G8.


 


Sono cittadino di uno stato tra i più benestanti, uno di quegli stati che non si vendono perché non ne hanno bisogno, dove tutti sono felici.


 


Mi sto lamentando mentre intorno si muore per cercare la propria libertà, la propria “pagnotta” per sfamarsi, la propria voglia di vivere.


 


In fondo basta infischiarsene ed apprezzare quello che si ha.


 


…per questo cari lettori, cari italiani e soprattutto cari uomini di buona volontà,


 


poco importa del resto: noi siamo nel G8.


 


Una curiosità: come si sentono gli italiani all’estero, con doppia nazionalità, una nel  G8, l’altra fuori?


 


Mah: ai posteri l’ardua sentenza. Godiamoci questo breve periodo in cui tutti fingono di essere felici e di voler rendere felici gli altri.


 


A tutti l’augurio di continuare ad avere dei sogni e di trovare il modo di rendere i sogni, realtà.


 


 


Alan D. Baumann


 


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